“La stagione della migrazione a Nord” di Tayeb Salih: un’istantanea eternità?

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“La stagione della migrazione a Nord” del sudanese Tayeb Salih è un romanzo dinamico. Cioè?

La stagione della migrazione a Nord di Tayeb Salih
La stagione della migrazione a Nord di Tayeb Salih

Poiché La stagione della migrazione a Nord narra le vicende di talune particelle umane che si spostano dal punto A al punto B e poi al punto C, a volte persino al punto D (ed eccetera eventuali). I vari punti sono al contempo omogenei e difformi. La difformità (relativamente esteriore e quantisticamente interiore) è di tipo sociale. Ed è avvinta all’entropia cosmica. Nessuna di esse rientra mai all’esatto punto precedente, in quanto esso ha cessato d’esistere come punto, trasformandosi in ricordo di punto: di doman non c’è certezza, di ieri, di ieri altro e del giorno prima resta a volte l’improbabile ricordo, su cui è necessario confidare. Quante volte si dice, a proposito di un ricordo lontano: mi sembra appena ieri che… Il tempo, come teorizza Julian Barbour, non esiste: esso pulsa, sì, quotidianamente, ma è un’illusione su cui non si può confidare più di tanto. Il saggio più famoso di Julian è The end of time: il titolo testimonia la fede che l’autore ha che esso sia effettivamente ac-caduto. L’onda, quando ac-cade addosso a un’affine, si trasforma in particella sensibile, a più dimensioni. La creazione è un evento intermittente e, ci si augura, imperfettamente eterno.

Chi è il narratore della storia La stagione della migrazione a Nord? In questo istante sono io, prima di me mi chiamavo in un altro modo, mi pare Tayeb, poi, forse, “Mustafà Sa’ìd”. Ogni mia storia è polifonica. Ogni voce può stonare a piacere, non esistendo nemmeno per ipotesi un modo di narrare che sia infalsificabile. Ciascun scrittore s’illude d’essere l’unico in grado di narrare le altrui narrazioni. Tayeb, prima di conoscermi, avrebbe giurato d’essere l’unico autore; questo lo ignorava, forse, il suo io narrante. Questo lo ignorava pure quel Mustafà Sa’id. Questo lo sto quasi ignorando io. Mentre pensiamo, ignoriamo i pensieri altrui. Possiamo però intuirli. C’è chi crede (religiosamente) che ogni particella sia identica all’altra. C’è chi ipotizza che ogni fotone, ogni messaggero luminoso, sia identico all’altro. C’è chi confida che ne esista solo uno solo in tutto il Kósmo. Questo perché, per lui, il tempo è nullo. In quel nulla temporale egli, a mo’ di Fregoli, si agita dappertutto, fornendo la propria energia luminosa, che ci dona l’illusione d’essere alive and kicking.

Ogn tanto mi vien la tentazione d’andare controcorrente rispetto al mio usale corso d’acqua letterario, producendomi in un’esegesi conchiusa della storia. Che stia forse succedendo ora?

Mai come stavolta ho capito che non è cosa per me. Mi limito a raccogliere dei coperchietti gettati da chissà chi sul manto stradale, per poi consegnarli a un collezionista. Il bello di ‘sta storiella è che è costruita su infiniti coperchietti, fissati al pavimento di ceramica degli edifici letterari, in modo che ogni tanto provo a staccarne uno, ma non viene talvolta via, per cui deciso allora d’andare oltre.

A pagina 35 de La stagione della migrazione a Nord uno di loro sta staccandosi: “… Mustafà seguitò a soffiare sul fumo della sigaretta per un istante, poi disse:” – il suo racconto sarà narrato a partire dalla pagina seguente.

Pagina 40: “… mi disse una frase a cui in quel momento non badai molto, poi un gran sorriso illuminò il suo volto e aggiunse: ‘Tu parli l’inglese con una padronanza sconcertante.” – il che è un peccato di Dio! Questo dice la mammina quando la sua creaturiella non si ciba della pappa che con tanto lattiginoso amore lei ha preparato. Madre-Patria: che orrida bestemmia! Ma con quanto amoroso culto la si pronuncia! Vorrei che qualcuno mi spiegasse perché ci tengo tanto al mio italiano, quando non credo che nemmeno a un topo di fogna esso paia più nobile del più incolto dei dialetti! È il reggiano una lingua? Lo è l’oristanese? Ma che minchiose domande sono? Perché l’ho posta in italiano? Padre Aldo Bergamaschi attribuiva (a ragione?) alle differenze linguistiche una delle cause degli infiniti conflitti fra gli umani. Mi ricordo uno dei primi episodi di Startrek in cui dei calvi extraterrestri comunicavano tra loro facendo vibrare un’arteria posta ai lati della fronte, senza mai aprir bocca. La loro non era una lingua, semmai una tempiata. Quel che mi rendeva sospettoso della loro onestà intellettuale è che parevano andar sempre d’accordo, senza mai infuriarsi: gentaglia da starci accorti!

Una donna dice al presente io narrante:Tu non sei un uomo, sei una macchina senza cuore.” – che era ciò che pensavo di quei due calvi: dei computer o poco più. Quel che più differenzia l’uomo da una macchina è la continua necessità di manutenzione. Comune destino dei due fenomeni è la destinazione: il riciclaggio. Quando si parla di Intelligenza Artificiale, si dice: Pare umana! Chi è il padre? E la madre? E il nonno, chi diavolo è?

Interessante è l’affermazione: “A volte mi balena all’improvviso quella fastidiosa idea, che Mustafà Sa’id non sia esistito affatto e che sia stato davvero una menzogna, o uno spettro, o un sogno, o un incubo, che ha assalito la gente di quel villaggio, in una cupa soffocante notte, e che, riaperti gli occhi alla luce, non hanno più visto.” – chiamala, se vuoi, finzione narrativa.

Ogni poeta, scrittore, artista, attore è un medium, grazie a cui le illusioni accadono nella realtà.

In ossequio a quel Julian, dico che ognuno di loro è l’architetto di un personale spazio-tempo.

“Nella sua formazione spirituale c’è una zona d’ombra, per questo ha sciupato la più nobile possibilità concessa da Dio agli uomini: quella d’amare.” – così “Mr. Sa’ìd” fu giudicato da un altro, similmente imperfetto, umanoide. Un’illusione umana è confidare nella certezza d’una sentenza, che pochi anni dopo è definitiva, essendo decorsi i termini. Dura lex sed humana lex.

“Il mondo, in quel breve attimo, lungo quanto un battito di palpebre…” – interminabile e sconclusionato! – “… era un insieme di congetture senza limiti!, come se Adamo ed Eva…” – si fossero infortunati in itinere ma, essendo lavoratori occulti, non fossero coperti da alcuna assicurazione sociale.

Mi piacerebbe domandare al (bravissimo, per altro) traduttore Francesco Leggio, perché usa il termine “alvo” – per esempio, ma non solo, a pagina 66 – ove sono “nòrie che nuotano e qualche pompa idrovora di tanto in tanto”. Qual è la parola araba di riferimento? Domanda idiota, la mia!

Anche a pagina 87 si parla “dell’alvo del fiume”.

A pagina 93 de La stagione della migrazione a Nord si parla del “sistema di vita qui” – ove “La donna è dell’uomo, e l’uomo è uomo anche quando raggiunge il limite di età.” – e perciò ho ancora la speranza di (finalmente?) diventarlo.

Ride, “Mahgiùb”, quando dice: “Il mondo cambierà per davvero quando quelli come me erediteranno il potere.” – la stmâna d’i dû sâbet (o d’i trî giu’edé): la settimana dei due sabati (o dei tre giovedì), dicono dalle mie arşâne parti.

In ‘sta pagina 117 si parla di uno sconvolgimento terribile: “Il mondo improvvisamente si era capovolto da cima a fondo. L’amore? L’amore non fa questo. È il rancore. Io sono pieno di rancore e chiedo vendetta.” – Io sono, diceva quel Fenomenico Tale. E s’è visto poi com’è finita. E non ne è ancora finita, però: per sempre ci sarà qualcuno che dirà: Io sono. L’uomo è uguale dappertutto, diceva Agatha Christie.

A proposito, stavo scordando di dire qual è il senso principale della storia. Se lo stavo dimenticando ci sarà un motivo. Forse ne ho accennato all’inizio. Se l’uomo rimanesse fermo nella sua casetta natale, come capitava un tempo ai pigmei equatoriali, tutto andrebbe bene, e tutto va in pericolo allorché egli decide di scivolare da un’altra parte, ove forse scoprirà se è una sottospecie di umanoide (orrida espressione che ho tratto da un albo di Tex) ovvero un illuminato (con la tempia glabra che pulsa!). Dopodiché egli si crederà un dio, ovunque caccerà le sue odorose chiappe. La più simpatica delle bestemmie arşâne è: Dio-scapê-da-cà! Un gaio naufrago, un transfugo eroe, un conquistatore, un derelitto, un infame, un extra-latitante, una bestia, un’anima in pena, un nudo emigrato privo di documenti.

“Questo non è Mustafà Sa’id. È la mia immagine che mi guarda torvo in faccia dallo specchio.” poi, a pagina 119, sono elencati tanti di quei capolavori umani che… che chissà! Una fogna divina!

Tayeb Salih citazioni
Tayeb Salih citazioni

A chi consiglio ‘sto breve romanzo di Tayeb? A te. A cui rammento che leggere fa sanguinare come scrivere, ma meno. Un libro scritto lo consegni all’editore e poi non ci pensi più. O almeno così credi. Un libro letto lo infili in uno scaffale e, ogni volta che ci passi accanto, hai un tuffo al cuore, a volte al duodeno. Quando io scrivo, ex agero sempre. Anche quando parlo a vanvera.

A pagina 120 ci sonole fotografie in fila su ripiano”, con quel secondo io narrante che fa diverse mostre di sé: un ometto “che ride”, “che scrive”, “che nuota”, “da qualche parte in campagna”, “in divisa universitaria”, “che voga sulla Serpentine”,nel presepio vivente”… – and son on.

Poi occorre, inevitabile:Un momento in cui le menzogne si trasformano ai tuoi occhi in verità, la storia diventa un lenone e il buffone si trasforma in sultano.” – e la tromba risuona festosa!

L’ultimo, affettuoso saluto della tenera amante è:Mr. Sa’ìd, Dio ti maledica”.

“Continuai a sfogliare le pagine…” – poiché ognuno ha le proprie (immonde) disgrazie da gestire.

“Adesso so che mi aveva scelto per questo compito. Non è stato un caso che…” – no, non lo è mai, o forse sì: è su quel forse che si erigono le diverse teorie.

“… vuole essere eternato dalla storia…” – e che la Storia sia!

Che tipino, però, quella “Jean Morris”! – la vedrei bene su un ring, come superwelter!

“Mentiva perfino nelle più piccole cose…” – perché, tu no? Quando ammazzi qualcuno e quel virtuoso e penoso essere t’implora: “Vieni con me! Vieni con me! Non lasciarmi andare sola!” – beh, se non è kam’a questo! Dimmi tu cos’è.

L’amore è camaleontico e mutevole. Esiste solo una forma d’amore eterno: ma è istantanea. Mi si scusi lo sfrontato ottimismo.

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Tayeb Salih, La stagione della migrazione a Nord, Sellerio Editore, 1992

 

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