“Cuore di cane” di Michail Bulgakov: una narrativa visionaria e magica

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Di Michail Afanas’evič Bulgakov quasi tutti conoscono l’opera più famosa, universalmente riconosciuta come il suo capolavoro, vale a dire: Il Maestro e Margherita”, ciononostante, ritengo che anche “Cuore di cane”, scritto nel 1925, non sia da meno.

Cuore di cane di Michail Bulgakov
Cuore di cane di Michail Bulgakov

“Cuore di cane” è un’opera certamente meno complessa e corposa della prima nominata, ma che colpisce per tanti altri aspetti, non secondari. A cominciare dalla vena ironica, a tratti umoristica, che sovrintende a tutto il racconto, rendendo la sua lettura assai scorrevole e piacevole.

Per il resto sono presenti tutti gli elementi della narrativa visionaria e magica di Michail Afanasevič Bulgakov.

 “Cuore di cane” è una lettura moderna, direi quasi anticipatrice rispetto ai tempi, dove si sovrappongono echi futuristi e surreali nei quali trovano spazio, oltre che la continua tensione, elementi di esasperazione, di accelerazione improvvisa e di sovreccitazione narrativa.

Dato il regime politico di quegli anni in URSS, la natura dissacratoria verso il potere di quest’opera, metteva a rischio la libertà stessa del suo autore. “Cuore di cane” fu infatti censurato dal regime e pubblicato nel mondo occidentale solo dopo molti anni. Per questo Bulgakov era costretto a far ricorso a una critica mascherata, che poteva esprimersi solo in termini simbolici e allegorici. Una critica, tuttavia, che risulta evidente ai lettori più accorti.

Del resto, tutta la produzione letteraria e teatrale di Bulgakov si è sempre dovuta misurare con i limiti posti dal regime staliniano di quegli anni.

L’idea originale di rendere protagonista di questa storia un cane (Pallino), oltretutto senza padrone, descrivendone il suo punto di vista in modo diretto, attraverso il suo pensiero e il suo modo di porsi rispetto agli umani è, a mio parere, semplicemente geniale.

Geniale, perché permette di vedere la società sovietica di quegli anni da un punto di vista esterno, in qualche modo neutrale, o perlomeno, neutrale come lo può essere quello di un animale alla continua ricerca di cibo e per lo più maltrattato dagli uomini.

Il romanzo apre infatti in questo modo:

«Uuuuhhh! Guardatemi, sto morendo. La bufera mi ulula il “De Profundis” nel portone e io ululo con lei. E’ fatta, sono fregato. Un delinquente con il berretto sporco, il cuoco della mensa-impiegati al Consiglio Centrale dell’Economia Nazionale, mi ha rovesciato addosso dell’acqua bollente e m’ha bruciato il fianco sinistro. Che mascalzone! E sì che è anche un proletario! Oh signore, come mi fa male! Quella maledetta acqua bollente m’ha pelato fino all’osso! Adesso urlo, ma a che mi serve urlare?»

Vien quasi da pensare che Bulgakov avesse preso conoscenza della prospettiva fenomenologica introdotta dal filosofo tedesco Edmund Husserl (1859 – 1938), secondo il quale il mondo può essere interpretato attraverso una posizione esterna rispetto ad esso, come quella dello straniero o, per assurdo, dell’extraterrestre.

Dispiace quasi quando, nel romanzo, l’esimio dott. prof. Filipp Filippovič Preobrazenskij procede, attraverso il trapianto di testicoli ed ipofisi umani, alla trasformazione di Pallino in “Pallini Poligràf Poligràfovič”, la sua nuova versione umana. Tuttavia, anche nella sua nuova identità umana, l’ex cane, Pallino, manterrà essenzialmente la sua natura estranea al mondo “civilizzato” nel quale si troverà a interagire, evidenziandone i contrasti e le intrinseche contraddizioni.

La trasformazione uomo/cane effettuata in laboratorio dal prof. Filipp Filippovič Preobrazenskij sarà resa da Bulgakov con un linguaggio appropriato, quasi credibile, grazie alla sua formazione medica di base. Mantenendo però sempre la sua vena di fondo, ironica e satirica.

Michail Bulgakov citazioni cuore di cane
Michail Bulgakov citazioni cuore di cane

Dal punto di vista puramente linguistico, il romanzo è straordinario, perché attraverso una semplice analisi strutturale del modo di parlare dei diversi soggetti interagenti è possibile individuare la composizione di classe presente in una società, quella sovietica, nella quale tale diversificazione non dovrebbe esistere, come giustamente fa notare nelle sue note introduttive il bravo Viveka Melander, curatore e traduttore di quest’edizione del romanzo da me recensita.

In sintesi posso dire che con “Cuore di cane” ci si trova di fronte a un’opera narrativa molto piacevole da leggere ma, contemporaneamente, se letta ad un livello più profondo, a un romanzo storico, se vogliamo fantascientifico, che tuttavia svela diversi aspetti sgradevoli, a dir poco, dello stalinismo.

 

Written by Algo Ferrari

 

Bibliografia

Michail Afanas’evič Bulgakov, Cuore di cane, Newton Compton Editori

 

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