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“Dior. La magia di uno stile” di Alessia Lautone: come avere successo nella moda

“Il mughetto è sinonimo di felicità ed è un portafortuna. Una pianta ambivalente: velenosa, ma il cui fiore ha un odore talmente delizioso da venire usato come essenza nei profumi pregiati…”

Dior. La magia di uno stile di Alessia Lautone
Dior. La magia di uno stile di Alessia Lautone

È un excursus storico l’incipit del libro Dior. La magia di uno stile di Alessia Lautone, pubblicato da Diarkos nel 2022.

Un excursus in cui si inserisce una figura fra le più interessanti del ‘900: il celebre stilista Christian Dior, il quale ha ricoperto il ruolo che oggi si potrebbe definire di ‘influencer’ della moda.

Ed è proprio Christian Dior l’oggetto del libro della Lautone, in concorso alle persone che lo hanno affiancato nella scalata al successo e agli eventi che lo hanno incoronato a indiscusso leader creativo.

Vita affascinante quanto breve quella di Dior, che lo ha visto misurarsi con personaggi dell’alta società, i quali hanno apprezzato la sua innata vena creativa, elargendogli una fama più che meritata.

“Parigi si rivela un megafono eccezionale. Gli americani arrivano in massa, e poi gli inglesi, gli italiani. Non basta: belgi, scandinavi, sudamericani, australiani, tedeschi e giapponesi. Non si riesce più a far fronte agli ordini…”

Ma, per inquadrare un personaggio che ha cambiato il concetto stesso di femminilità, e al contempo ha contribuito a modificare il costume femminile, brevemente un suo ritratto, così come ha sviluppato più che egregiamente Alessia Lautone.

“La madre era il faro di Christian, severa quanto bastava, troppo attenta alle convenzioni, ma con un animo capace di parlare alla natura…”

Christian Dior vede la luce il 21 gennaio 1905 presso Granville, luogo a cui rimarrà sempre profondamente legato, nonostante trascorra la sua infanzia a Parigi. Affacciato sul golfo di Saint Malò, Granville è il luogo dove tutto ha avuto inizio.

Propriamente dal giardino dell’abitazione dei Dior, popolato da fiori e curato amorevolmente dalla madre dello stilista. Granville, lì, dove la sua passione per il mughetto e la sua fragranza evocativa diventano elementi costituivi della sua inventiva, oltre che sua fonte di ispirazione.

Fiore che non si esime a cucirlo negli abiti delle sue clienti, oltre che a farne un uso personale mettendone un ramoscello in tasca quale rito scaramantico.

Perché Christian Dior scaramantico lo è per davvero, nell’accezione più totale del termine.

Sollecitato in questo dalla figura di Madame Delehaye, veggente che accompagna molte delle sue scelte, almeno fino a un certo punto del suo percorso. Che, grazie a doti di preveggenza, lo incita a proseguire oltre.

Christian Dior
Christian Dior

Oltre a qualche fallimento che si trova ad affrontare, portato anche dall’evolversi degli eventi bellici che attraverseranno la Francia del Novecento, come d’altra parte il resto del mondo.

Su suggerimento del padre si iscrive a un corso scolastico per indirizzarlo alla carriera diplomatica.

Ma l’amore per l’arte, in toto, che affiancherà sempre il suo percorso di stilista, lo porta ad aprire nel 1928 una piccola galleria d’arte, dove espone alcune opere di Salvador Dalì, Jean Mirò, Pablo Picasso e Giorgio De Chirico.

È il 1931 quando sua madre e un fratello maggiore muoiono: evento che tocca nel profondo lo stilista e motivo per cui viene a mancare il sostentamento economico, che lo costringe a chiudere la galleria. Circostanza che condiziona l’intera famiglia costretta a trasferirsi in una fattoria fatiscente, periodo durante il quale il giovane Dior si ammala di tubercolosi.

Tornato a Parigi diventa illustratore per Le Figaro e hanno inizio le sue collaborazioni nel campo della moda, che gli permettono una vita più agiata di cui fa parte l’amata sorella, cui l’autrice dedica un intero capitolo del libro.

Di temperamento ribelle, la giovane Ginette incontra un membro della resistenza francese di cui si innamora; coinvolta nell’impegno politico che diventa una sua ragione di vita, ne pagherà un prezzo altissimo per questo: catturata dalla Gestapo trascorrerà un lungo periodo in un campo di concentramento, riuscendo miracolosamente a uscirne viva.

È il 1941 quando Dior inizia la sua collaborazione con Lucien Lelong, stilista già affermato, periodo fertile e di totale appagamento. Anche se nuovi incontri lo portano a valutare altre opzioni, che avranno uno sbocco davvero importante: la nascita del suo primo atelier a metà degli anni ’40 del Novecento.

Terminata la guerra, Dior prosegue nel cammino che ha sempre sognato facendo del suo sogno una realtà che si realizza in maniera dirompente. Da quel momento la sua strada è tutta in discesa, disseminata da un successo dopo l’altro, che fanno di Dior un riferimento importante del costume femminile.

Nel 1947, con la sua prima sfilata, avviene il salto di qualità che lo consacra a livello internazionale quale modello di orientamento nel campo della moda. Con modelle che sfilano in passerella indossando capi dalle linee inedite per l’epoca. Giacche corte dalle spalle arrotondate in abbinamento a gonne a forma di corolla, tese ad evidenziare il punto vita.

La sua idea di moda abbandona i toni cupi, ereditati dagli eventi bellici appena terminati, esaltando le curve del corpo femminile e regalando alle donne il gusto di piacere.

Sono poi altre le proposte elaborate dalla vena creativa di Dior: la gonna a tulipano è una creazione del 1953, inoltre, il tailleur Bar con la giacca a falde arrotondate e la gonna nera.

L’idea della flat look, definita anche linea H, propone abiti dalla geometria piuttosto lineare, tanto da far pensare a una donna con poche curve. Linea che però viene aspramente criticata, e perciò non apprezzata come forse avrebbero meritato. Inoltre, quale eredità del passato, Dior ripropone la guêpière e il corsetto, indumenti di moda intima che ottengono la disapprovazione di Coco Chanel, professionalmente sua acerrima nemica.

In dieci anni di attività, che per la verità non sono molti, Dior crea un impero che a tutt’oggi occupa un posto di rilievo nell’economia del mondo della moda. Dieci anni in cui realizza il suo sogno di diventare uno degli stilisti fra i più creativi al mondo, tanto che nel 1957 la sua immagine occupa la copertina di Time.

Ed è anche l’anno, il 1957, in cui Christian Dior muore improvvisamente lasciando un esempio di fertile inventiva e un enorme vuoto creativo, oltre che un grande impero economico.

“È inevitabile che il grande maestro dell’alta moda francese e Grace Kelly si incontrino. Lei, icona di stile e femminilità, la donna che incarna a pennello lo stile Dior. Lui, che, con il tocco dello stilista, trasforma Grace Kelly da attrice a principessa. Dior firma l’abito indossato da Grace alla premiere de La finestra sul cortile…”

Alessia Lautone
Alessia Lautone

Dopo di lui, a prendere le redini della Maison è stato Yves Saint Laurent.

Oggi, a guidare la Maison Dior, prima donna alla guida del marchio francese, è l’italiana Maria Grazia Chiuri, già impegnata a lavorare con Fendi e Valentino.

La Maison Dior, inoltre, ha dato spazio anche alla creazione di profumi, accessori e gioielli distribuiti a livello internazionale. Nonché alla moda maschile.

Di tutto ciò ne riferisce il volume Dior. La magia di uno stile dato alle stampe nel 2022 dalla scrittrice e giornalista Alessia Lautone. Nonostante molto già sia stato scritto su Christian Dior, il volume della Lautone consegna ai lettori e agli appassionati di moda un ulteriore e notevole contributo per definire, con maggior dovizia di dettagli, la figura di un uomo diventato, grazie al suo estro creativo, un’icona del Novecento.

Tuttavia, la sua non è stata una vera e propria rivoluzione nel campo della moda, come ben sottolineato dall’autrice, ma un’evoluzione continua ed inarrestabile.

“Il legame tra la Maison e il mondo dell’arte è un elemento che caratterizza ancora oggi la produzione Dior: i quadri astratti del pittore Stelyng Ruby o i disegni del giovane Andy Warhol, per esempio, impreziosiscono le collezioni donna di Raf Simons sin dalla sua prima sfilata…”

 

Written by Carolina Colombi

 

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