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“Mistero a Matera” di Helene Stapinski: un’americana alla ricerca dei propri antenati in Basilicata

Mistero a Matera” è un libro che ho apprezzato molto per la ricerca storica e per le verità che contiene, concordo appieno con quanto scrive Newsday: “Stapinski offre un quadro avvincente dell’esistenza quasi feudale nel sud Italia dell’Ottocento”.

Mistero a Matera di Helene Stapinski
Mistero a Matera di Helene Stapinski

Mentre, per quanto riguarda tutte le critiche prestigiose dei vari giornali americani, che si sprecano su quanto questo sia un giallo avvincente, coinvolgente, mistero noir, ecc. personalmente il mio parere si discosta un poco da tutto ciò.

La scrittrice, Helene Stapinski, è la voce narrante e protagonista del libro. Nata in America, sua madre le ha sempre raccontato la storia dei loro antenati nati in Basilicata. Soprattutto le parla di Vita, l’assassina trisavola.

Alcuni membri della sua famiglia hanno avuto implicazioni giudiziarie, quasi sempre per furto, il nonno le diceva di essere stato in prigione.

L’Helene adulta, giornalista, decide di compiere un viaggio in Italia, per scoprire veramente cosa è accaduto, in particolare per combattere quei geni di violenza che pare siano insiti nelle varie generazioni della sua famiglia. Avendo due figli, teme che possano venire, in un qualche strano modo, trasmessi anche a loro.

Il primo viaggio lo fa nel 2004:Cercai di allontanarmi il più possibile da loro, di liberarmi dai meschini e dagli imbroglioni che costituivano buona parte del mio albero genealogico: lo zio allibratore, i cugini ladri, il consigliere della mafia, i faccendieri politici, persino un assassino o due”.

Nel primo viaggio non riesce a scoprire abbastanza di quanto sia accaduto a Vita, trova qualche certificato, ma niente di più.

Accenna a Cesare Lombroso, alle sue teorie sulla fisiognomica, immaginando un futuro funesto anche per la propria famiglia.

Nel secondo viaggio, invece, che avviene dieci anni dopo, riesce, con l’aiuto di lontani parenti e varie figure professionali del luogo, a ricostruire tutta la vicenda. Scoprirà che in realtà non è stata Vita a macchiarsi del delitto e anche tante altre cose riguardante quello sfortunato albero genealogico.

Personalmente io lo vedo più come un libro di ricerca, di ricostruzione, non posso definirlo un giallo, tanto meno un noir.

È una storia vera, non un romanzo d’invenzione. Noi partiamo con già un assassino e, insieme alle ricerche di Helene, andiamo a vedere, pezzo per pezzo, quanto è veramente accaduto.

A volte è persino un po’ pedante la descrizione storica, che molto allontana il libro dal suo intento e lo fa assomigliare di più a un saggio.

Helene Stapinski - Photo by Lisa Bauso
Helene Stapinski – Photo by Lisa Bauso

Ho apprezzato, invece, quando inserisce fatti che riguardano la società italiana, come ad esempio il fenomeno della emigrazione: “Ben nove milioni di meridionali fuggirono dall’Italia tra il 1871 e il 1951. Nove milioni, più della popolazione della città di New York. La maggior parte di loro erano poveracci. E alcuni erano criminali”.

Perché queste informazioni vengono integrate nel racconto e hanno una utilità al fine di far vivere al lettore il momento. Inoltre fanno parte del vissuto di Vita. Quando, invece, si addentra, dilungandosi, ad esempio nella descrizione delle grotte, dei Sassi di Matera, lo trovo pesante e non necessario.

Inoltre ho riscontrato qualche errore d’ortografia, chissà se dovuto alla scrittrice o alla traduzione?

Bellissimi, invece, i cambi di scenari che avvengono ogni volta che Helene scopre qualcosa. Ogni passo avanti ci mostra una realtà differente.

Ed emozionante il suo attaccamento a Vita, alla sua storia, ai suoi insegnamenti. Al fatto che, grazie al suo coraggio, al suo viaggio terribile di dieci giorni in nave, in fuga coi propri figli, lei, Helene, ha avuto modo di nascere e vivere.

I nostri peccati non erano una macchia nera contro di noi, ma il nostro modo di imparare e darci una lezione”.

 

© 2022 Antonio Mandese Editore
ISBN 9788832298352
Pag. 311
€ 20,00

 

Written by Miriam Ballerini

 

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