L’arrivo del Natale: il profumo dei mandarini, la cannella ed il presepe

“Ogni volta che penso a Erto, il mio vecchio paese, quello abbandonato dopo il Vajont, con le vetuste case una attaccata all’altra e le vie di acciottolamento buie e strette, la memoria va verso l’inverno. Il primo ricordo è il tempo degli inverni, la memoria è quella della neve. Notti infinite, silenzi laboriosi, lunghi, pazienti, interrotti solo ogni tanto da sprazzi di allegria nelle feste di Natale e Capodanno.” Mauro Corona

Natale - Photo by MirelaSchenk da Pixabay
Natale – Photo by MirelaSchenk da Pixabay

Il Natale è il momento dell’anno più atteso sia dai più piccoli perché visto come un lungo riposo dalla scuola, con le città che cambiano veste grazie alle lucine colorate che addobbano le strade e per la trepida attesa degli immancabili regali sotto l’albero; sia per i più grandi che, dovendo organizzare l’ambiente domestico, hanno la possibilità di rivivere le esperienze ed i ricordi di quando erano loro i bambini.

Le origini storiche della festa sono note, la sua data venne fissata al 25 dicembre per sostituire la festa del Natalis Solis Invicti e dei Saturnali con la celebrazione della nascita di Cristo, indicato nel Libro di Malachia come nuovo “sole di Giustizia” (cfr. Malachia III, 20). Il termine italiano “Natale” deriva dal latino cristiano Natāle(m) per ellissi di diem natālem Christi (“giorno di nascita di Cristo”), a sua volta dal latino natālis, derivato da nātus (“nato”), participio perfetto del verbo nāsci (“nascere”).

Si è pensato di anticipare di qualche giorno questa ricorrenza con una lettura tratta da Lettere a Sofia” (Tomarchio, 2022) della scrittrice e poetessa vicentina Giovanna Fracassi. “Lettere a Sofia” è un libro composito nel quale sono presenti ragionamenti sotto forma di epistola, racconto breve e poesia attorno ai grandi temi dell’essere umano: la vita e la sua antagonista, la morte; il concetto del bene; il bisogno degli affetti; la curiosità insita nel viaggio; l’indole della solitudine; l’astrazione del tempo; la ricerca dell’amicizia; l’amore verso le forme di vita differenti; l’ascesa; il duplice benessere dell’insegnare e dell’imparare.

Buona lettura e buone feste!

 

Carissima,

a casa mia c’è già aria di Natale: la cucina è calda, le casette natalizie brillano fra gnomi rossi e Babbi Natale. C’è profumo di mandarini appena sbucciati, di chiodi di garofano e di cannella dei biscotti speziati, il the è fumante e fuori una pioggerellina discreta lava il marciapiede e spruzza l’erba ancora verde. Il sonno e la stanchezza hanno un ché di dolcezza rassicurante e sono di piacevole compagnia nella sedia a dondolo con la coperta rossa avvolgente. Ricordo che quando mancò mio padre, a Natale mi diedi un gran da fare per coinvolgere mia madre e farle sentire calore e amore intorno. Feci mille addobbi per casa con rami di pino, pungitopo dalle bacche rosse, fiocchi rossi e pigne spruzzate di neve e oro. Era tutto dedicato a mio padre. Per me era lì anche lui.

Stanotte gli angeli hanno scosso le ali per regalare un po’ del loro candido sogno: ha nevicato! Pochi centimetri che accendono il buio della notte, il lampione in fondo alla via sembra una stellina fioca messa lì ad indicare il cammino. Il quartiere ancora tace assonnato e solo qualche finestra s’accende tra il profumo del caffè e i primi sorrisi sussurrati. La meraviglia del mondo m’incanta doppiamente: un nuovo giorno da fare mio e questa neve luminescente è un augurio soffice e allegro, per rimanere ancora un po’ in quello spazio temporale dove basta solo Essere e null’altro. Per me la neve è come la felicità. Non fai in tempo ad afferrarla che già non c’è più.

Lettere a Sofia - Giovanna Fracassi
Lettere a Sofia – Giovanna Fracassi

Sofia, sai cosa vorrei trovare dentro la mia calza dei doni sul caminetto? Monete d’affetto sincero, caramelle di dolce speranza da succhiare nei momenti velati di tristezza, bastoncini della fortuna, perché di quella non ce n’è mai abbastanza, da infilare nel cassetto del cuore, mandarini e arance per profumare il caldo buono della casa vestita a festa, qualche carruba per non dimenticare che la fatica del vivere è ciò che ci nobilita, tre chicchi di caffè per i tre momenti della giornata (aurora, mezzogiorno, crepuscolo) tre biscotti di cioccolato con le stelle di zucchero vanigliato, per rendere più dolci le notti di veglia e una spruzzata di baci rossi, come le bacche più saporite, da seminare lungo il sentiero del bosco per ritrovare sempre la strada di casa.

Sofia, sai che erano anni ormai che non facevo più il presepe in casa? Ne avevo di tanti tipi e dimensioni: in ceramica, in legno, in argento, ma non quello “vero” con il muschio, i sassi, l’edera, la capanna con le statuine.

Poi, qualche anno fa, un giorno sono entrata nella chiesa St. Michael di Monaco di Baviera e ho visto, colpita da un raggio di luce, una bellissima natività in legno. Mi sono emozionata tantissimo riandando al tempo in cui preparavo il presepe con mia madre e pertanto decisi che, una volta tornata a casa, ne avrei allestito uno di grande dimensione recuperando tutte le statuine, anche quelle più antiche che ho ereditato dalla famiglia paterna, riposte in soffitta.

Da allora non ho più smesso e ogni anno lo preparo con pazienza e amore. Non è un atto religioso, è un imperativo estetico. Inoltre per me ha un valore intrinseco perché celebra la famiglia, l’umiltà, la semplicità della condivisione e del dono, la nobiltà dei lavori manuali di una volta: il falegname, il pastore, il fornaio, la filatrice, il contadino.

 

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