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“Spatriati” di Mario Desiati: la generazione che ha varcato i confini nazionali

“Il periodo surrealista di Claudia durò il tempo della mia rivalsa. Le parlai di una misteriosa presenza femminile che amavo ma non riuscivo a conquistare. La vedevo tutti i giorni in parrocchia, le dissi…”

Spatriati di Mario Desiati
Spatriati di Mario Desiati

Spatriati, parola mutuata da una forma dialettale, è il titolo del romanzo di Mario Desiati vincitore del premio Strega 2022.

Il cui significato, non soltanto è riferito ad una persona in procinto di espatriare, ma anche a chi non trova una propria collocazione nel tempo e nello spazio. O, per meglio dire, a qualcuno dichiaratamente irregolare.

Ed è così che vengono descritti, almeno inizialmente, i due protagonisti del racconto realizzato da Mario Desiati e pubblicato nel 2021 da Einaudi editore.

“Confidò che l’aveva salvata proprio Caro Michele quando Natalia Ginzburg scrive che l’importante nella vita è camminare e allontanarsi dalle cose che fanno piangere…”

Sono svariati gli elementi, tutti connessi a questioni giovanili, che si snodano in una trama coinvolgente fino ad esplicitarsi in un romanzo di cui godere con grande interesse.

“A una manciata di giorni dalla fine della scuola Claudia mutò ancora, si colorò di azzurro la ciocca e si tagliò cortissimi gli altri capelli…”

Claudia e Francesco sono due giovani non omologati ai comportamenti dei loro coetanei; forse perché alla ricerca di un qualcosa o di un altrove che dia al loro presente un significato di schiettezza.

Alienandosi così dalle consuetudini della città di Martina Franca, luogo di ambientazione del romanzo, raccontato in prima persona attraverso lo sguardo di Francesco.

Inseriti in una realtà che comprende soltanto loro i due sono amici da tempo, ed è in un’alternanza di vicende di cui sono spettatori attenti che assistono alla storia sentimentale che si sviluppa fra il padre di Claudia e la madre di Francesco.

“Destino comune di molti figli è quello di non conoscere la vita professionale dei propri genitori, averne un’idea generale ma ignorare i dettagli esistenziali…”

Il punto di vista narrativo, come già detto, appartiene a Francesco, che vorrebbe stabilire con l’amica una relazione oltre all’amicizia.

Ma una storia d’amore nell’accezione tradizionale del termine. Che, invece per lei deve restare soltanto una bell’amicizia.

Da giovani che vivono una realtà non gratificante, i due sono descritti come vittime di una generazione che non sa dove andare e neppure cosa cercare. Si barcamenano, infatti, fra mille idee cercando in un altrove il loro progetto di vita.

Bramando alla ricerca di un luogo sicuro, lontano da quello d’origine e da un ambiente familiare affatto accogliente, con l’aspirazione di sentirsi cittadini di un mondo in cui trovare la giusta collocazione.

A differenza di Claudia, estroversa e intraprendente, Francesco è introverso e insicuro; attaccato al suo paese d’origine, apparentemente sembra trovare una ragione di vita nel suo credo religioso e nella sua parrocchia, importante riferimento della sua giovane vita.

A Claudia, invece, il suo paese va stretto; tanto che decide di espatriare e raggiungere alcune delle metropoli europee, Londra e Berlino fra queste.

Mentre Francesco, almeno in un primo momento narrativo, rimane lì, in attesa dell’amica di sempre, a porsi molti interrogativi per tentare di comprenderne il comportamento.

Quesiti, però, destinati a rimanere senza risposta.

I due, comunque, non si perdono di vista, e complici come sempre confidano l’un l’altro le loro esperienze giovanili, in un eterno ed effimero ritrovarsi e un continuo rincorrersi, mentre il tempo passa e l’età adulta avanza.

Ed è grazie alla presenza di Claudia, discontinua ma incisiva, che in Francesco avviene una lenta ma inevitabile trasformazione che lo porterà a raggiungere Berlino alla ricerca della sua vera identità.

Entrambi faranno esperienze sessuali e sentimentali insolite, che saranno però tramite per una loro formazione personale verso un autentico sé. E verso un luogo dove costruire qualcosa che non hanno trovato nel loro paese d’origine; tappa di un percorso personale di non facile attuazione.

Mario Desiati - Photo by Marika Desiati
Mario Desiati – Photo by Marika Desiati

“Una mattina all’alba finì la mia vita universitaria era ancora buio, tornavo da Bari col pullman che prendevano gli operai. Del turno di notte dell’Italsider, tra i sedili rotti e gli sguardi di sbieco che lanciava l’autista nello specchietto retrovisore…”

Con una scrittura fluida, a scatti nervosa, ma ricca di sfaccettature linguistiche singolari, Spatriati si presenta per quello che, nelle intenzioni dell’autore, probabilmente vuole essere: un mezzo per trasmettere un messaggio che non è fine a se stesso, ma è affresco di una generazione, quella che oggi si avvicina ai quarant’anni, la quale non ha esitato a mettersi in discussione varcando i confini nazionali alla ricerca di una propria disposizione esistenziale.

“Claudia ci condusse in un angolo appartato che presto divenne meta di pellegrinaggio di una decina di curiosi: eravamo noi lo spettacolo. Non avevo paura, anelavo un bacio di Claudia; lo avevo anelato sotto i fiori di castagno e tra le ginestre di Martina, ma lì sarebbe stato più bello, con la musica potente, lo sguardo di uomini e donne che ci incitava invece di giudicarci…”

 

Written by Carolina Colombi

 

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