“Non sollevare il velo dipinto” poesia di Percy Bysshe Shelley: paura e speranza sono destini gemelli

Paura e Speranza sono, tu dici, Destini gemelli.

Son forse figli dei loro stessi figli?

Shelley scrive il Prometeo Liberato presso le terme di Caracalla - Painting by Joseph Severn - 1845
Shelley scrive il Prometeo Liberato presso le terme di Caracalla – Painting by Joseph Severn – 1845

“Non sollevare il velo dipinto”

Non sollevare il velo dipinto che quelli che vivono
chiamano Vita: per quanto forme irreali vi siano
rappresentate, e tutto quello che vorremmo credere
vi sia imitato a colori capricciosamente,
dietro stanno in agguato Paura e Speranza,
destini gemelli, che tessono l’ombre in eterno
sopra l’abisso cieco e desolato. Un tempo
conobbi un uomo che aveva provato
a sollevarlo: cercava
con il suo cuore tenero e sperduto
cose da amare, ma ahimé non ne trovò,
né trovò nulla di ciò che il mondo tiene
cui poter dare la propria approvazione.
Passò in mezzo alla folla distratta, splendore
in mezzo all’ombre, una macchia di luce
su questa lugubre scena, uno spirito in lotta
per giungere a cogliere il Vero,
ma come accadde anche al Predicatore non poté trovarlo.

Una voce sporge da quel pare il Nulla: “Non sollevare il velo dipinto che quelli che vivono chiamano Vita”.

Obietto, Vostro Onore. Se ho o se penso d’avere un paio di mani è giusto che io le usi o pensi di usarle.

Io amo o penso d’amare quelle forme forse irreali o forse no.

E penso ugualmente al mio pensiero.

“But I think or I believe? I don’t even know if I know.”

“Je est un autre”, mi disse Arthur Rimbaud quel giorno: “et il pense, il pense, il pense!”

E che quel capriccio di colori sia imitato è forse la più innocua delle mie e altrui illusioni: imitando chi o che cosa, se non l’imitazione stessa?

Paura e Speranza sono, tu dici, Destini gemelli. Son forse figli dei loro stessi figli?

Nella mia lingua arşana non esiste il verbo amare ma solo si dice che a uno gli si vuol bene. E a quel tanghero che tentò di alzare quel velo io voglio tutto il bene che ignoro Cosa, Dove e Se Sia.

Quel tenero essere non rinvenne Amore se non nella propria passione, e non al di sotto di quel misero Velo.

Sì, egli voleva dare il suo consenso: Amen e Così Sia!

Mi passò accanto e mi scambiò per un’ombra distratta. Eppure il Velo non mi stava allora celando, almeno così mi pare d’immaginare.

Mi guizzò davanti, fulmineo col suo bagliore, e subito tentai di inseguirlo. Mi sbagliai di poco e iniziai a errare lungo irragionevoli sentieri.

Egli inseguiva il Vero, io per questo volli inseguire Lui.

Ma nel suo Fato non v’era il mio Destino.

Io non so quale sia quel Predicatore a cui Percy Bysshe Shelley vai alludendo.

Troppi ce ne furono e tutti fugaci.

Ma io non voglio combattere né pro né contro alcun Velo, né stenderlo mai, né fronteggiare con vano orgoglio chi lo depose o chi lo raccolse.

Il Vero, e il Velo, se esistono, non occorre strapparli ad alcuno. Son come quella terra calpestata da chi l’ha invasa, che c’era e non c’era da sempre e da mai.

Alziamo pertanto quel Velo per mirare il Vero.

È l’unico Gioco che ci fu permesso da quel divin Artista, che ora s’è ammucciato dentro di noi.

 

In lingua originale

“Lift not the painted veil”

Lift not the painted veil which those who live
call Life: through unreal shapes be pictured there
and it but mimic alle we would believe
with colours idly spread – behind, lurk Fear
and Hope, twin Destinies; who ever weave
their shadows, o’er the chams, sightless and drear.
I knew one who had lifted it – he sought,
for his lost heart was tender, things to love,
but found them not, alas! nor was there aught
the world contains, the which he could approve.
Through the unheeding many he did move,
a splendour among shadows, a bright blot
upon this gloomy scene, a Spirit that strove
for truth, and like the Preacher found it not.

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Percy Bysshe Shelley, Opere poetiche, Mondadori 2018

 

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