“Illusioni perdute” di Honoré de Balzac: la storia di un fallimento esistenziale

Illusioni perdute” è un’opera innovativa e animata dalle esperienze centrali dell’esistenza di Balzac, fu pubblicata in tre parti tra il 1837 ed il 1843.

Illusioni perdute di Honoré de Balzac
Illusioni perdute di Honoré de Balzac

Dedicato a Victor Hugo, è annoverato nella vasta gamma degli studi di costume e delle scene di vita di provincia.

Dietro la trama sbozzata coi modi facili del romanzesco popolare, Balzac vi raggiunge una delle vette della narrativa occidentale.

La storia narra il fallimento esistenziale di Lucien, giovane provinciale alla perenne e utopica ricerca d’amore e gloria.

“Che cos’era lui, in quel mondo di ambizioni? Un poeta senza riflessioni profonde, che vagava di lume in lume come una farfalla, senza un piano preciso, schiavo delle circostanze, che pensava bene e agiva male.”

Sono inscenate le debolezze dell’uomo di provincia che confluiscono nell’idea di eroe infelice o anti-eroe aggravate dal contrappunto di due circoli viziosi: la famiglia di Lucien e il cenacolo degli uomini veramente illustri, gli intellettuali del tempo.

Le illusioni perdute, a cui rimanda il titolo, sono sia quelle di Lucien mentre si misura affannosamente con il mondo letterario all’estenuante ricerca di un suo futuro, ma anche quelle della famiglia nei suoi confronti.

“Mio povero ragazzo, io sono arrivato qui come voi, il cuore pieno d’illusioni, spinto dall’amore per l’Arte, portato da invincibili slanci verso la gloria: ho trovato la realtà del mestiere, le difficoltà dell’editoria e la concretezza della miseria.”

Cronologicamente la vicenda si svolge durante il periodo storico della Restaurazione francese, dopo la caduta di Napoleone. Descrive la Francia di Luigi Filippo, caratterizzata dal trionfo della borghesia, dalla rivoluzione industriale e dal decollo economico dal punto di vista critico ed estraniato di chi non vi si riconosce.

Individua nel denaro la molla di questa società, rivolgendo una critica sarcastica all’interesse economico borghese.

Da molti ritenuto un romanzo chiave, delinea l’itinerario esemplare di un figlio del secolo, animato da desideri ma impotente, vittima di ogni miraggio.

Subisce simultaneamente la sua origine provinciale, dall’altro la sua impazienza. Si dissocia dall’autentico mondo intellettuale (cenacolo) per quello effimero e vacuo del giornalismo.

“Vedo i giornalisti nei foyers a teatro, mi fanno orrore. Il giornalismo è un inferno, un abisso di iniquità, di menzogne, di tradimenti, che si può attraversare e da cui si può uscire puri solo se si è protetti come Dante dal lauro divino di Virgilio.”

Nel suo scacco totale egli esemplifica pateticamente l’individualità stritolata dalla società.

L’analisi dei dissidi interiori dell’uomo, fino ad ora traslato con toni alti e raffinati dai moralisti francesi del diciassettesimo secolo, trova qui un prosecutore ed interprete popolare.

Honoré de Balzac in un dipinto tratto da un dagherrotipo del 1842 - Photo by Gruppo editoriale Fabbri
Honoré de Balzac in un dipinto tratto da un dagherrotipo del 1842 – Photo by Gruppo editoriale Fabbri

A ciò si aggiunge l’osservazione millimetrica ed attuale delle complesse dinamiche politiche, economiche ed intellettuali della società umana e dell’incontro scontro dell’individuo con esse. Se ne deduce che il realismo di Balzac acquisisce una connotazione sociale.

Attinse dal metodo d’indagine del filosofo naturalista Buffon per studiare il condizionamento che l’ambiente esercita sull’uomo e sviscerare una particolareggiata analisi dei vari ruoli sociali, adottando però una prospettiva differente, che tendeva ad identificarsi nelle passioni e nelle volontà energiche dei suoi eroi, prediligendo i grandi contrasti e i grandi colpi di scena: tutti elementi caratterizzanti di una sensibilità romantica.

L’originalità di Balzac sta proprio nel saper far collimare l’analisi scientifica e il freddo studio degli ambienti sociali più disparati a un’urgenza quasi mistica di unità e di armonia fra il mondo delle cose e quello dello spirito, approccio questo che gli valse il ruolo di attuatore della più strabiliante combinazione di temperamento artistico e spirito scientifico.

La formula di “realismo visionario” rimanda appunto a questa duplicità d’ispirazione.

Fu quindi un altro scrittore della generazione romantica che però rispetto ai suoi contemporanei possiede un’aderenza alla realtà maggiore, aderenza alla realtà che si concretizzò nella rappresentazione della vita contemporanea e che lo impose nell’immaginario letterario come creatore del moderno realismo.

Per lui la situazione storica generale, il sentire, l’agire, appaiono come un’atmosfera totale in cui confluiscono tutti i singoli spazi di vita: è questo il “realismo atmosferico” di cui fu fautore e che percepisce i luoghi più differenti come unità organica.

 

Written by Manuela Muscetta

 

Bibliografia

Honoré de Balzac, Illusioni perdute, Garzanti

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: