La casa dei Tarocchi #11: non forzare la Forza

Scrive Giordano Berti nella prefazione a “Vit(amor)te” che senza dubbio “nelle arti tutto si rinnova sistematicamente a partire da ciò che preesiste: nella musica, nella danza, nelle arti visive, nella letteratura. Tra gli esempi più mirabili di questo continuo rinnovarsi, il Gioco dei Tarocchi è assolutamente emblematico”, e rimescolando le carte comprendiamo il Gioco della Vita.

La casa dei tarocchi 11 - La Forza
La casa dei tarocchi 11 – La Forza

Da dove arrivano i 22 passaggi di questa danza immaginale?

Volendo datare un oggetto in una forma ben definita” scrive ancora Berti “si può dire con assoluta certezza che i Tarocchi nacquero nell’Italia del Nord nei primi decenni del Quattrocento. Erano un raffinato gioco di Corte, perché quelle immagini evocavano pensieri lontani dalla gente del popolo. Ben presto divennero un gioco d’azzardo e tuttavia i giuristi lo definivano in modo ambiguo dato che nel gioco dei Tarocchi si può vincere anche con pessime carte… come in guerra”.

I bambini non possono sollevare i cavalligrida Annika.

Invece sì!risponde Pippiio posso!”.

Pippi è una bambina indipendente che coabita con il cavallo Zietto e la scimmietta Signor Nilsson nelle grandi stanze di Villa Villacolle; è ricca e può vivere in autonomia grazie ai dobloni che le ha donato il papà pirata e possiede una buona dose di geni portati per l’avventura. Non ha paura ma, se mai provasse un’emozione che somigli al timore, saprebbe di certo affrontare i brividi per trasformarli in Forza.

Lei per me è la perfetta rappresentazione dell’arcano numero undici. Un giro della Ruota e siamo andati oltre, scoprendo fanciulle come Pippi nell’immagine della ragazza con il leone nei Tarocchi marsigliesi. Tra le carte del mazzo Rider-Waite Smith la nostra domatrice si situa invece all’ottava posizione, cambiandosi d’abito con la Giustizia ma restando in ogni caso, come l’altra, Virtù tra le quattro Virtù Cardinali in sorellanza con Prudenza, che sembra essersi nascosta forse nell’Eremita o nell’Appeso a testa in giù, e con la quattordicesima lama che porta con competenza il nome di Temperanza.

La Forza non è imporre un potere sugli altri o controllare gli eventi; non è potenza versus debolezza, e nemmeno violenza agita contro le nostre anime fragili a danno della dolcezza.

Forza è un’opera, piuttosto, è un procedimento, è un andar per tentativi con serenità ed entusiasmo fino a scovare il proprio genio e illuminare con la sua luce di coscienza la più corretta risoluzione al nostro problema.

Forza vuol dire non arrendersi (non subito, non prima di averci provato e riprovato) di fronte alle difficoltà.

Forza è saper mescolare i Trionfi tenendosi saldi a quel timone che la Ruota ci ha donato.

Nata nel 1945, l’eroina dai capelli rossi fuoriuscita dalla penna di Astrid Lindgren è approdata in Italia negli anni ‘70 tramite la Rai. Lei mi è piaciuta subito; l’ho amata e accolta dentro di me come un modello di libertà prima ancora di conoscere il femminismo e praticarlo.

Pippi Calzelunghe
Pippi Calzelunghe

Il concetto del “non posso” è del tutto estraneo alla nostra fanciulla. Pippi ci insegna che, prima di dichiarare la resa issando bandiera bianca, occorre sperimentare, esplorare ipotesi e strade ignote con il Jolly Roger svolazzante sull’albero della nave, per scoprire se il risultato sia a portata di mano o se non valga piuttosto la pena una virata o una sosta in porto.

Potere è poter fare, poter intraprendere. Nella libertà dell’essere se stessi non c’è un limite da porsi asetticamente e acriticamente come dogma eteronomo. Il confine del potere di Pippi è dato dall’autenticità del desiderio che si intreccia alla valutazione istintiva dei pro e dei contro e alla capacità decisionale.

Scegliere quel che fa per noi non è un’operazione che possa far sottostare l’anima alle convenzioni senza patire ristrettezze e prigionia, anche quando ci si muove nel rispetto del proprio nell’altrui (e viceversa) o ci si impegna nella relazione con l’altro in un incontro di ben-essere reciproco. La libertà di spirito aiuta l’anima a vivere meglio, ed è tramite un buon rapporto con l’istinto che tutto scorre e permette il respiro della vita autentica.

La monella Pippi si dà da fare per gli altri bambini, è buona e generosa, empatica e profondamente viva ma quando sente di voler partire per i mari del Sud, per esempio, è solo su se stessa che riporta il focus, per poi coinvolgere gli altri in un viaggio o in un’impresa.

La creatività si esprime intensa quando corpo, anima e spirito collaborano in spontaneità e diventa possibile l’incontro con l’altro e la condivisione. Pippi Calzelunghe, con il suo zoo affettivo e con le sue amicizie sincere, è un esempio adorabile di bambina dalla Forza arcana, in equilibrio tra i principi maschile, femminile e animale.

Elemento distintivo della Forza è certamente il rapporto con l’anima animale: non la bestialità come limite ma come risorsa, perché la fiera conserva per noi il legame con la fierezza di essere tutti parte della Natura e ce lo offre, questo vincolo gradito, avvicinandosi.

Se un tempo l’eroe solare Ercole aveva con il leone di Nemea una relazione di potere decisamente sbilanciata (lo vediamo nei Tarocchi dei Visconti), la dinamica di quel che l’undicesima carta va agendo di secolo in secolo nelle icone arcane somiglia più alla dolce tensione che ci avvicina gli uni agli altri nel gioco, nella domazione della brutalità, nell’accoglienza delle differenze, nel bacio (come nei Fairytale Tarots che mettono la Bestia insieme alla Bella). Ci sa fare, la donna con il copricapo a forma di otto rovesciato, infinita-mente accattivante e salda con la fiera, lei che senza timore o tremore è in grado di acquietare il felino.

Possiamo immaginare un modo piacevole di stare con l’anima animale, uno stile che sia dialogo tra l’Io e l’inconscio e non dominio e sfruttamento dell’altro o inadeguatezza umana di fronte alla Natura.

La forza - Tarocchi Visconti-Sforza
La forza – Tarocchi Visconti-Sforza

Con Ivo De Palma, doppiatore e attore italiano, nel 2018 ho realizzato un reading teatrale dal titolo Dialoghi con la Bestia. Nell’excursus narrativo abbiamo messo in scena le storie della lotta intestina tra il Dr. Jekyll e Mr Hyde, della guerra con Madre Natura perpetrata dal folle Achab, tutto teso alla vendetta nei confronti della bianca Moby Dick. Siamo andati a curiosare nel labirinto del Minotauro di Friedrich Dürrenmatt per conoscere il disagio dell’uomo-animale incapace di prendere coscienza della propria natura bestiale.

Così è la vita, quando si soggiace completamente alla Bestia, quando ci si compiace del suo dominio su di noi. Finiamo per non accorgerci della metamorfosi. La fiera sale al potere, e allora ne accadono delle belle: non siamo più gli stessi. La Bestia che vive nell’anima umana ha la tendenza a volerla fare da padrona. Sapete come si dice: non svegliare il can che dorme. Perché se no abbaia, il cane, ulula il lupo, ringhia il mannaro. La forza animale è feroce. Diabolica. Non accetta di essere messa da parte, una volta risvegliata e, se le si dà spazio, prende piede, e mani, e cuore, e cervello. E ci annulla. Hai voglia a tentar di dominarla a piacimento. Come se fosse facile!

Conoscere la Bestia è l’unico modo per non soccombere, per non entrare nella metamorfosi sulla scia di Gregor, lo scarafaggio kafkiano.

La ragazza della carta dei Tarocchi non è lei stessa il leone; si relaziona con il leone, entra in contatto con la belva. Solo gli dèi possono assumere su di sé il potere della metamorfosi senza perdere una parte importante della propria coscienza, senza depotenziarsi. Sekhmet, per esempio, che è detta anche Sachmis, Sakhmet, Sekhet o Sakhet, è una dea con la testa di leonessa. Era venerata come divinità della guerra, delle epidemie ma anche delle guarigioni; con il suo respiro genera il deserto, eppure cura e guarisce se e come le va. Se vogliamo fare i conti con la bestia occorre mediare, d’altronde, fino a recuperare un dialogo come quello che io e De Palma imbastiamo tra una Cappuccetto Rosso ormai adulta e il lupo amico, non più preda del suo stesso istinto divoratore ma divenuto alterità, riconcepito in rapporto di Forze tra tensione e rilassamento.

Il senso di tutto questo discorso è proprio la relazione con le zone d’Ombra: conoscere le oscurità in un modo nuovo significa tener conto della Bestia in noi, perché il fallimento e l’anacronismo degli eroi solari è ormai manifesto. “We don’t need another hero” cantava Tina Turner.

Non abbiamo bisogno di uccidere il drago, il lupo cattivo, il leone Nemeo, perché oggi la Terra ci richiede invece cura e attenzione da dedicare all’Anima Mundi.

La necessità è, piuttosto, quella di allevare un bell’eroe lunar-solare, qualcuno che con l’animale sappia dialogare e che recuperi lo spirito divino e bestiale senza demonizzarlo, sapendo tenerlo fermo a volte, se occorre. Un Dioniso redento, ecco. Un Pan illuminato ma non troppo, con il quale giocare a rincorrersi nel prato.

Ritrovo Pippi nelle donne grandi che con gli animali hanno avuto un rapporto particolare; penso certamente a Jane Goodall. La ritrovo nel bel libro di Gilda Ciaruffoli, “Yeah! 100 storie incredibili di giovani rivoluzionari che vogliono un futuro migliore” edito da Gribaudo.

Jane è la Signora delle scimmie; primatologa e antropologa, con il suo lavoro in Tanzania ha fatto sì che potessimo scoprire molte affinità nelle abitudini e nell’aspetto tra noi umani e gli scimpanzé. D’altronde, condividiamo più del 98% della composizione del DNA con questo primate, tanto per fare un esempio di fratellanza. Ci sono rilevanti somiglianze tra noi e gli scimpanzé anche nella composizione del sangue e nelle risposte immunitarie. Paradossalmente, gli scimpanzé sono più simili agli uomini che ai gorilla.

Con il nostro agire quotidiano, possiamo aiutare l’ambiente e tutti coloro che assieme a noi abitano il pianeta, umani e non umani.

Nata nel 1934 in Inghilterra, Jane si è interessata già nell’infanzia di animali selvaggi, di foreste, dell’Africa. A 23 anni è andata in Kenya a trovare un’amica e in quest’occasione ha conosciuto lo studioso Louis Leakey che stava studiando gli scimpanzé. Diventata presto assistente di Leakey, Jane ha cominciato le sue ricerche sui primati nel Gombe Stream National Park e ha vissuto per molti anni in stretto contatto con una comunità di scimmie, seguendola nella foresta e condividendone la vita quotidiana, osservando come gli animali costruiscono strumenti, come vivono le loro relazioni sociali e scoprendo soprattutto la coscienza che gli scimpanzé hanno di se stessi.

Indubbiamente, vi sono persone che preferirebbero non credere che gli scimpanzè siano coscienti di sé, poiché, ancor più saldamente radicata della vecchia idea che l’uomo è l’unico essere in grado di farsi gli strumenti, è il concetto che è solo l’uomo nel regno animale l’essere conscio di se stesso.

La forza - Tarocchi di Valeria Bianchi Mian
La forza – Tarocchi di Valeria Bianchi Mian

Se penso al rapporto con la Natura, al transito umano nel centimetro di vita della specie rappresentato sulla spirale delle ere geologiche, non posso non canticchiare “Lucy in the sky with diamonds”.

Il 30 novembre del 1974 è stato ritrovato lo scheletro parziale di una giovane femmina di Australopithecus Afarensis vissuta circa 3,2 milioni di anni fa. Bisnonna di ognuno di noi, lei con il suo corpo scimmiesco è memoria della connessione alla voce di Natura, ricordo della vita che si è trasformata insieme alla specie, mentre ce ne andiamo tecnologici verso ipotesi (e realtà) di transumanesimo.

Penso spesso che su quella mappa disegnata a spirale per raccontare lo sviluppo delle ere geologiche noi procediamo inconsapevoli del terreno sotto i nostri piedi, ed è proprio l’incontro con l’alterità animale nelle differenze con la nostra comune vivenza che ci salverà dalla caduta.

“La spirale delle ere geologiche”

Nato ieri/ sei vivo da un centimetro/ o poco più./ Sei un punto sulla mappa/ uno sgorbio aggrappato alla spirale/ delle ere geologiche./ Homunculus/ schizzato via dal Vas/ nella giostra dei giorni./ Nato ieri/ sei scheggia impazzita/ che brucia il forgiatore./ Ora, il divenire termina/ con un baratro./ Dici: “Spicco il volo/ poiché sono il futuro.”./ Ma se sei nato ieri/ e sei vivo da un centimetro/ o poco più/ a sogni onnipotenti di bambino/ il Tempo oppone l’Arte arcana/ del cadere.” – da “Favolesvelte” – Golem Edizioni

 

Written by Valeria Bianchi Mian

 

Bibliografia
Gilda Ciaruffoli, Yeah! 100 storie incredibili di giovani rivoluzionari che vogliono un futuro migliore
Alejandro Jodorowsky, La via dei Tarocchi
Astrid Lindgren, Pippi Calzelunghe
Claudio Widmann, Gli arcani della vita

 

Info

Rubrica La casa dei tarocchi

 

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