“Violette di marzo” di Philip Kerr: un thriller ambientato nella Berlino del 1936

“Mentre aspettavo, nel modesto ingresso, il ritorno del maggiordomo con Ulrich, sentii arrivare un’altra automobile. Era troppo rumorosa per essere una berlina, e mi sembrò piuttosto qualcosa di sportivo…”

Violette di marzo di Philip Kerr
Violette di marzo di Philip Kerr

Romanzo d’esordio dello scrittore Philip Kerr, scomparso prematuramente nel 2018, Violette di marzo è un thriller d’ambientazione politica pubblicato nel 2020 da Fazi editore.

Primo volume di una trilogia, il racconto introduce il personaggio dell’investigatore Bernie Gunther, protagonista di una narrazione dalla trama avvincente.

Anche l’ambientazione, che vede l’investigatore aggirarsi nella Berlino del 1936, è singolare; un periodo scabroso durante il quale il Nazionalsocialismo è stata cornice storica della Germania.

Ma l’investigatore non è un uomo fedele al Terzo Reich; anzi, durante la sua indagine per smascherare gli autori di un delitto dai risvolti inquietanti, scaverà a fondo portando alla luce corruzione e degenerazioni del Nazismo.

“Sull’Alexanderplatz, dove un tram era deragliato, c’era caos. L’orologio dell’alta torre in mattoni rossi di San Giorgio, battendo le tre, mi ricordò che non avevo mangiato nulla dalla colazione…”

Racconto ad alta tensione, Violette di marzo vede Bernie Gunther confrontarsi con un crimine che fin da subito si rivela di non facile soluzione. Le cui vittime sono una coppia di coniugi assassinati nel loro letto, prima che il loro appartamento fosse dato alle fiamme.

Da chi, ovviamente, come ogni thriller che si rispetti, rimane un mistero.

E sarà proprio compito dell’investigatore scoprirlo, in un’indagine parallela a quella della Kriminalpolizei di Berlino. Incaricato da Herman Six, plurimilionario e padre di Grete, la donna uccisa, Bernie ha il compito di scoprire i responsabili del brutale delitto. Ma non è questo lo scopo primario dell’indagine, o almeno non soltanto questo.

Perché dalla cassaforte installata nell’appartamento è stata sottratta una collana di enorme valore.

Nelle intenzioni di Herman Six c’è ovviamente il desiderio di far luce sulla morte di Grete, ma soprattutto quello di ritrovare il girocollo di diamanti appartenuto alla donna.

Quindi, recuperare il prezioso bottino sparito dopo l’omicidio della coppia è prioritario per il detective. Ed è proprio dietro alla sparizione del raro monile che si nasconde un mistero, quello che porterà Bernie Gunther a confrontarsi durante l’indagine con varie realtà della Berlino del 1936, anche illegali, dove Göring e Himmler tirano le fila del potere, e il Partito Nazista è lacerato da conflitti interni.

È dunque necessario per l’investigatore accelerare i tempi e recuperare la refurtiva per arrivare prima degli inquirenti.

Erede di tutti i beni della donna, che non ha fatto testamento prima di morire, risulta essere il marito, ma il destinatario ultimo dell’eredità, nel caso di una scomparsa dell’uomo, è il Terzo Reich. E questo il padre di Grete non può accettarlo.

È dunque sulle tracce dell’assassino dei due, che si concentra un’indagine per venire a capo di una vicenda intricata, la quale vede Bernie Gunther sostenere un acceso confronto con le forze naziste pronte a intervenire nella vicenda, perché il morto risulta essere una ‘violetta di marzo’.

Ovvero, un affiliato al Partito Nazionalsocialista di recente acquisizione.

Quello che vede lo svolgersi delle vicende narrate con un ritmo incalzante è un contesto ambientale e politico dove nulla è come appare. Di giorno, Berlino si presenta come una capitale dal volto specchiato, e modello di organizzazione del Reich per ospitare i Giochi Olimpici; mentre di notte è una realtà inospitale a causa di corruzione, giochi di potere e antisemitismo. Il tutto accompagnato da una brutalità quale elemento dominante.

Philip Kerr
Philip Kerr

Ed è fra ipotesi e congetture, che l’investigatore si dibatte per risolvere il caso affidatogli e scovare i responsabili dell’omicidio.

“Percorsi verso est l’Unter den Linden, verso Pariser Platz e l’Adlon. Varcai il bel portone d’ingresso ed entrai nel lussuoso atrio dalle colonne squadrate di marmo scuro screziate di giallo. Il posto era stipato di eleganti oggetti d’arte…”

Il viale Unter den Linden e la celebre Potsdamer Platz sono i luoghi di Berlino che vedono Bernie Gunther vagare per dare un volto e un nome all’assassino di Grete e Paul.

Con una trama ricca di colpi di scena, e intrighi inclusi in uno scenario suggestivo si sviluppa un romanzo davvero avvincente. La Berlino di Bernie Gunther è scenario disseminato di elementi scenografici evocativi, che fanno della capitale il sogno di grandezza del Reich.

“Le promesse vanno bene per gente che si incontra con in mano niente di più letale di un goccio di acquavite…”

Il personaggio dell’investigatore, tratteggiato egregiamente dall’autore, possiede caratteristiche tali che ne fanno un antieroe.

Ex poliziotto e veterano, Bernie Gunther è un uomo attratto dalle donne, forse un po’ borderline, ma comunque ben inserito nel gioco delle parti, un uomo non omologato e anticonvenzionale, che per continuare a essere libero sa quale è il comportamento da assumere con i nazisti. Senza sottostare al loro potere e non accettando i soprusi e la prepotenza messa in atto dalla Kriminalpolizei.

Riuscirà infine Bernie a ritrovare il gioiello e a dare un volto e un nome all’autore dell’orrendo delitto?   A dare risposta è il finale di un bel romanzo che, realizzato con penna felice provvista di una vena ironica prestata al personaggio del protagonista, ne fa un romanzo da leggere tutto d’un fiato. Grazie anche al suo ritmo incalzante.

Perché Bernie Gunther è un personaggio verso cui il lettore, proseguendo in una lettura tutt’altro che banale, prova solidarietà ed empatia.

Violette di marzo è quindi racconto intenso, e sviluppato con un registro narrativo tagliente arricchito da dialoghi secchi e concisi, i quali danno al romanzo una connotazione precisa, ovvero di racconto dotato di descrizioni dalle tinte scure, proprie del genere noir.

“Ci scortarono lungo un corridoio fino a un cortile lastricato dove fummo caricati su dei furgoncini. Le ss non salirono con noi, ma nessuno, lo stesso, parlò molto. Rimanemmo a sedere in silenzio, ciascuno intento a pensare alla propria casa e ai propri cari…”

 

Written by Carolina Colombi

 

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