“La sesta nota” di Gianni Usai: dal mio corpo prigione, io canto

Secondo Roberto Sini, protagonista de La sesta nota di Gianni Usai (Il Maestrale, 2020), la vita è una melodia composta da note più o meno stonate, più o meno ripetute e armoniose, che si susseguono una all’altra in modo differente per ognuno di noi, tranne che per due costanti, la nota iniziale e quella finale.

La sesta nota di Gianni Usai
La sesta nota di Gianni Usai

Per Roberto la prima nota ha da subito un suono amaro, lo schiacciamento durante il parto del midollo spinale, che lo condannerà a una vita senza poter camminare, o anche solo reggere in mano un cucchiaio, con difficoltà persino a parlare.

Una vita dimezzata.

Ben presto capisce che non potrà mai avere una vita come gli altri.

E a sentire Borges:Non c’è uomo che non aspiri alla pienezza, ossia alla somma delle esperienze che una persona può fare; e non c’è uomo che non tema di essere defraudato in qualche modo di quel patrimonio infinito”.

Nella composizione della melodia della nostra vita subentrano diversi fattori, in parte siamo noi stessi a determinarli, in parte è il caso, talvolta invece il risuonare di certe note è dato dall’intercessione, più o meno gradita, di altri. Nel secondo caso si tratta spesso di vere e proprie intromissioni quando non di azioni a nostro danno.

Roberto non conquisterà mai la posizione eretta e sarà sempre dipendente da qualcuno; eppure, il giorno in cui riuscirà a stare seduto sulla sedia costruitagli dal nonno, avrà ottenuto la sua prima grande conquista.

In seguito riuscirà a trascinarla per tutta la casa e fino al vicolo: la sua “finestra sul mondo”.

Da lì, giorno dopo giorno, osserverà lo svolgersi della vita in paese, soprattutto grazie ai cortei funebri di passaggio lungo la via Nazionale. Durante i funerali le persone parlano apertamente, senza badare a lui, come se la sua infermità motoria fosse anche mentale.

Da dentro la grotta-prigione del proprio corpo, Roberto ascolta i loro pettegolezzi, osserva ogni cosa, e attraverso queste ombre di realtà, con la fantasia e l’intelligenza ricostruisce vicende e vite altrimenti ignote. Ma è una ricostruzione falsata dalle idealizzazioni di chi ha voluto bene al morto, dalle malignità di chi lo odiava, e dalle bugie di entrambi; priva di completezza, e frammentaria.

Grazie alla testardaggine di un vecchio insegnante, Roberto impara pure a leggere. Sui libri riverserà tutta la sua curiosità di bambino. Le parole, anche quelle degli altri, gli salveranno la vita, gli daranno la libertà e allargheranno gli orizzonti del suo piccolo mondo ristretto.

Quando per te dare voce ai pensieri equivale a scalare una montagna, devi per forza confidare nelle parole altrui, se non vuoi che il mondo diventi muto”.

Roberto ha solo sedici anni quando arriverà Laura: la figlia dei nuovi vicini di casa. Ben presto i due diventano amici inseparabili, perché da subito lei lo tratta con naturalezza e spontaneità. Si susseguono pagine di una bellezza raffinata, allegre; dove viene raccontata un’amicizia profonda, il nascere di amori, lo scorrere di vite, tutte inesorabilmente nella stessa direzione.

Roberto è un personaggio dall’incredibile forza, anche se come tutti noi ha le sue debolezze. Con lucidità e coscienza le riconosce come proprie imperfezioni e le sottopone a dura critica, senza concedersi alcuna attenuante.

La condizione in cui si trova gli provoca una grande rabbia, ma non se ne lascia sopraffare. E anche quando prova invidia verso altri più fortunati di lui, trasforma quel sentimento naturale in malinconia. Non arriva mai a odiare o a desiderare il male per nessuno; conosce fin troppo bene la sofferenza per augurarla. La vede accumularsi nelle persone e in se stesso come “olio esausto in una pozza”, che consuma inesorabilmente.

Solo una cosa lo spaventa, ed è il sospetto che un giorno il dolore sarà troppo forte da sopportare.

Tuttavia Roberto non è disposto ad arrendersi, né lo sono i suoi familiari. D’altronde, a detta loro, lui è indistruttibile, ha un’intelligenza superiore e un grande cuore. Perché, come dice la madre, ogni difetto fisico, Dio lo compensa con delle qualità morali tanto più alte quanto maggiore è il difetto stesso.

Gianni Usai
Gianni Usai

Nella famiglia di Roberto nessuno è perfetto, ma è proprio questo a rendere i suoi componenti meravigliosi e autentici. È come nel racconto Koan in cui un maestro zen chiede a un discepolo di pulire il giardino.

L’allievo pota i rami secchi degli alberi, zappetta, raccoglie le foglie cadute, taglia l’erba, ma appena finisce subisce l’aspro rimprovero del maestro; per altre due volte il discepolo rimette mano al lavoro, inutilmente. Riceve solo rimproveri. Allora protesta dicendo che non capisce, il giardino ormai è perfetto. Ma il maestro s’avvicina a un albero e fa cadere delle foglie. Poi, voltandosi, gli dice: “Così è perfetto!

Nonostante i temi trattati, il romanzo scorre con la leggerezza di una piuma, e le pagine sfilano scorrevoli. Gianni Usai ha una scrittura limpida come il mare della Sardegna. Osservando il fondale si riesce a distinguere ogni singolo granello di sabbia, ogni corallo, delle alghe e dei pescetti che nuotano. Ma attenzione, quello strano scoglio laggiù, in realtà, è un pesce ben mimetizzato e in agguato, e sarà soltanto alla fine del libro che si capirà. Quando si muoverà per divorare la sua preda! È la vita che ci divora: tutti quanti.

Insomma, con La sesta nota l’autore ci racconta le dissonanze e le armonie del vivere, usando la storia di Roberto come metro di paragone; non per sminuire le nostre personali tragedie e sofferenze, ma per sensibilizzarci verso le pene altrui, senza alcun pietismo o morbosità, perché anche la più sfortunata vittima del destino ha una dignità che bisogna rispettare.

La storia raccontata nel romanzo è meravigliosa, commovente, a tratti scanzonata, e portatrice di speranza. Questo è un libro da proporre nelle scuole, perché ha tanto da insegnare. Si potrebbe fare anche un film, perché La sesta nota racconta una diversità che ci può far riavvicinare.

 

Written by Claudio Piras Moreno

 

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