“On writing – Autobiografia di un mestiere” di Stephen King: la scrittura è telepatia

Cosa m’attira di te, caro? È il fatto indubitabile che tu sei tu, e su questo non occorre discutere. Che vuol dire? Che tu lo sei, come ognuno è quello che è, ma che tu sembri esserlo in modo più evidente di altri.

On writing – Autobiografia di un mestiere di Stephen King
On writing – Autobiografia di un mestiere di Stephen King

Due fatti risaltano nella tua autobiografia: dici che hai scoperto di essere un alcolista quando, per gettare una lattina, apri un ripostiglio e finisci per essere seppellito da centinaia di contenitori di birra da rendere al negoziante. E che eri così fatto di alcool che Cujo sai di averlo scritto, ma non ricordi quando e come.

Tu sei questo e milioni di altre cose ancora. Potrei citare ogni aneddoto da te narrato e ricavarne un libro di quattrocento pagine. La tua grafomania leggermente ataca, si mischia, si sta infiltrando in me.

Non esistono un magazzino delle Idee, un Supermercato delle Storie o un’isola dei Bestseller sepolti. Le buone trovate nascono quasi completamente dal nulla, piovendovi in testa da un cielo apparentemente limpido; due pensieri in precedenza disgiunti, si uniscono, creando qualcosa di nuovo sotto il sole.

L’autore dell’Ecclesiaste che scrisse il verso nulla di nuovo sotto il sole, creò (per sempre, una volta per tutte: A thing of beauty is a joy for ever) qualcosa di nuovo. Occorre ogni volta cogliere la storia che si sta scrivendo al volo: è nell’aria, ammucciata, ma c’è.

Lo sai che da sempre sogno un maestro che come te dice:ogni cazzo di estate”. Tutti che dicevano, quarant’anni fa: “ogni sorta di…”, “ogni fattispecie di…”, etc etc. la tua tendenza al turpiloquio, mirata all’efficacia, è la tua prima lezione di scrittura.

Sono aperto a tutte le ispirazioni, a tutti gli insegnamenti, ricordando quel matto di Ginsberg che, a chi gli parlava dell’incomprensibilità delle allegorie di Gasoline di Gregory Corso, pronunciò queste salvifiche parole: Non importa quello che dice, l’importante è che lo dica!

A tredici anni volevo mostri che si mangiavano intere città, cadaveri radioattivi che emergevano dall’oceano a divorare surfisti e ragazze in reggiseno nero che sembravano uscite dal riformatorio.” Per nessuno, come per te, vale il detto arşân: ôgni cajòun a gh à la so passion (ogni coglione ha la sua passione).

Un giorno un certo Gould ti dà un consiglio che regolerà la tua vita di scrittore, e che tu traduci così: “Scrivi con la porta chiusa, correggi con la porta aperta.” Anch’io la penso così, quando scrivo non ho genitori, né figli, né amici, quasi non esisto nemmeno io, ma esiste soprattutto lui, It, che mi sta scrivendo. E, per entrare in contatto con lui, e che poi è difficile capire se sono io che l’ho in me o lui che ha me in sé, diciamo che siamo l’uno dentro all’altro, io e lui siamo, devo obliare gli affetti, e non gli effetti del mondo, ma scrivere per e grazie a lui: per It scrivo, e It scrive per me.

Poi, devi dimenticare una parte di te, e pensare a chi ti leggerà, e tradurre alcuni passi che sono ostici anche per te. Quindi, okay al tuo ragionamento.

Descrivi con entusiasmo il rapporto tra te e tua moglie: siete diversi, ma vi compenetrate benissimo, o meglio tu la compen…, scusa stavo dicendo una boutade un po’ pesante, conseguenza inevitabile della lettura del tuo libro.

Interessanti aneddoti: un tuo collega aveva due ganci al posto delle mani e tu e i tuoi amici vi chiedevate come faceva a pulirsi, diciamo: a nettarsi il posteriore. Vai ad abitare a Hermon, un paesino che tu chiami “il buco del culo del mondo”, quelli s’incazzano e tu correggi il tiro: “l’ascella più puzzolente dell’universo.”

Non male come docente di scrittura. Tu diffidi delle scuole istituzionalizzate di scrittura (dimenticando che, a Reş, a n gh è trést cavàgn che an vîn bò na volta l’ân: non c’è così triste cavagno (cesta di vimini) che non venga buono una volta all’anno (durante la vendemmia), per cui tutto serve almeno un po’ nella vita, quanto meno perché anch’esso si depositerà nella tua memoria).

Tu credi, no, sei certo che la tua esperienza servirà al lettore. Anche qui concordo quasi pienamente: odio la scuola, tranne quella peripatetica, nelle due accezioni del termine. Amo imparare, e mi fa schifo insegnare. Semmai talvolta l’ho fatto, è stato involontariamente. E odio le aule, e le interrogazioni: è più forte di me, cerco sempre di scappare, ed fêr fugâsa (termine arşân sospeso fra gli equivalenti di fuga e di focaccia).

Scrivere è un mestiere solitario. Avere vicino una persona che crede in te costituisce un’enorme differenza.” Vedi che, nonostante le botte che hai preso dalla vita, hai avuto un grandissimo culo!

Ti capita di entrare in un cesso per femmine, e chiedi cosa siano quei contenitori: “Tappi per la figa”, dice il tuo amico: “Da usare in quei giorni del mese”: Questo ti dà la stura a un racconto, perché riesci a collegarlo a qualcos’altro (la crudeltà che esiste fra le ragazze). “Atterrato sul Pianeta Donna”, munito di “una muta da subacqueo di cui era impossibile liberarsi”, cominci a scrivere Carrie.

Scontento della bozza, la getti nel cestino. Tua moglie la trova, la legge, e ti chiede di lavorarci ancora (vuole sapere come va a finire). Grazie a quella tua prima e grande lettrice, lo finisci e lo pubblichi, facendoti un po’ di soldi (non troppi, ancora). Scopri di essere “un pesce piccolo in uno stagno molto affollato”. Ma tu avevi It, e lui aveva te. Gli altri hanno se stessi e dei cuccioli di foca ammaestrata, che si sono impossessati della loro libertà.

Guadagni poi una somma tale che la mogliettina comincia a piangere dalla gioia. Quello che vi salva è che ogni sogno realizzato vi fa sognare sempre di più.

Tua madre, un tipo particolare, ha cresciuto i figli da sola, essendo stata abbandonata da un marito che non è più tornato dal tabaccaio, e di lei hai un bel ricordo: “aveva rovesciato a terra una scodella alla gelatina alla frutta e ci aveva ballato sopra mentre i due figli schiattavano dalle risate in un angolo”. Mia madre non l’avrebbe fatto, ma anch’io ho preso da lei un pizzico della sua verve: quando le cadeva un oggetto, si limitava a sbraitare in arşân: tóla in dal cûl!, dal latino tollere.

Parli con schiettezza del tuo problema:consigliare a un alcolista di darsi una regolata è come ordinare di smettere di cagare a un poveretto con l’attacco di diarrea più potente del mondo.”

Neghi ogni collegamento fra vita sballata e scrittura, anche se molto di quello che hai scritto lo si deve a una vita fatta di tante sostanze psicoattive, come tu le chiami, che non so che dirti. Di fatto, a me il lambrusco piace, ma dopo averne bevuto un goccio di troppo, mi faccio una sana pennichella. Ognuno è fatto a suo modo. Facciamocene una ragione, dai!

Telepatia, naturalmente”: Questa è la risposta che ti dai alla domanda “Cos’è la scrittura”. E qui, non so quanto consciamente, ti colleghi alla meccanica quantistica. Due esseri: uno scrive, l’altro legge, a distanza di anni, secoli o millenni, a cinque chilometri da casa tua, o nel tuo letto coniugale, o nell’emisfero opposto della Terra. È il miracolo dell’entanglement, il collegamento che c’è sempre stato, che solo a volte prende forma nella realtà. La scrittura non è rappresentazione, è realtà che viene rappresentata come tale.

Stephen King - Photo by Cinefilos
Stephen King – Photo by Cinefilos

Tu scrivi per il tuo lettore ideale, che è tua moglie, che rimane presso di te anche mentre la porta è chiusa. Diciamo quando è socchiusa. Io scrivo per un amico di nome Riccardo, ma è la stessa cosa.

Tu leggi molto, Stevie, e ascolti parecchi audiolibri, anche quando guidi. Io non ce la farei, o meglio mi toglierebbero definitivamente la patente dopo il terzo omicidio stradale.

Mi devi spiegare come si fa a sottolineare i passi interessanti mentre si ascolta e si pensa ad altro. La scrittura ti cattura, e non ti lascia andare via per conto tuo; se, per caso, ti distrai un attimo, ti obbliga a retrocedere a rischio di cadere nello strapiombo, fino a che non ti è entrato in testa quello che voleva dire lo scrittore.

Dici che l’uso eccessivo di dettaglirende la narrazione mortalmente pallosa.” Allora ti dico di leggere quel libro di Perec che parla di un condominio (non ti dico il titolo così sei obbligato a leggerli tutti, anche il suo palindromo che è il più grande dell’universo). Poi mi sai dire (prova a immaginare a come doveva essere il suo It!). In questo libro insegni a scrivere come fai tu. Giusto. Ognuno dovrebbe osservare con attenzione il tuo esempio.

La scrittura è un fatto personale (oltre che universale). Ennesimo proverbio arşân: i góst în seintóndês: i gusti sono centoundici, e non ce n’è mezzo sbagliato.

Non accostatevi a una pagina bianca con leggerezza”, così dicendo intendi, e sono ancora del tuo parere, scrivere solo quando è pesante il carico che vi sta affossando e rompendo l’anima: scrivere è andare di corpo o, nel migliore dei casi, partorire. Quando nacque, mio figlio Michelangelo era bello come un putto del Mantegna (ora non è male, ma ha la barba lunga che sembra un fedayyin). La signora Angelina, quando lo vide, disse una profonda verità, di quelle che non basta una vita per venirci fuori: da ‘nu poco ‘e schifezza nasce ‘a criatura.

Però è scrivere, porca miseria, non è lavare la macchina o mettersi l’eyeliner.Se non vi va, dici, smettete di scrivere e andate a lavare la vostra bella automobilina.

Cominci a parlare della cassetta degli attrezzi, partendo dalla grammatica. Suggerisci di prendere un nome, tipo montagne, poi un verbo, a caso: fluttuano. Ne viene fuori una frase che (a volte) è icastica, tipo: “le prugne santificano”, a Reş la prugna (brógna) è la natura delle donne: che santifichi è vero: molte uscite dal mondo e di testa derivano da loro. La brógna conduce direttamente, zigzagando, a Dio!

Stavo pensando che uno è Stevie King, oppure non lo è. Se io mi azzardassi a scrivere che la brógna più a buon mercato è quella della meretrice, non meriterei forse la condanna irrevocabile da parte di un ipotetico Tribunale del Sacro Gineceo? Se invece lo dicessi tu, tutti si alzerebbero in piedi ad applaudire!

Tuo consiglio ulteriore:Lasciate perdere la forma passiva”. Anche qui concordo, ma vorrei che anche tu la tenessi come ruota di scorta, sempre pensando al setaccio di cui sopra. Non essere sempre così assolutista, perdio!

L’avverbio non è vostro amico”: assolutamente sì, vecchio mio! Che sia un segno di debolezza, è poco ma sicuro! Però, a volte, non è da sbattere via come si fa con le bucce di banana! Inoltre, non fa parte del pattume umido, e quindi teniamolo sempre da parte! E non solo nei dialoghi, come dici tu; ogni volta che senti il bisogno cogente di utilizzarlo, dico io.

Lei disse e lui disse, per te è divino. Purtroppo, io non sono ateo, ma ignorante di dio, e quindi non ne voglio al momento parlare. Bisogna dire solo quello che si sa. Questo è il segreto. Dire quello che ti è già apparso e che deve tornare a palesarsi al mondo.

Bisogna essererigorosi come una livella” e così “potrete fabbricare quello che volete”. Però: “a patto di averne l’energia.”

La musa, assicuri, esiste maè un tizio terra terra”. È dentro di voi: non è mica un fotomodello di due metri e mezzo. È un nanerottolo col culo basso!

Se volete diventare scrittori dovete leggere e scrivere un sacco.” Ma lo sai, Stevie, che l’acqua calda del Maine non è affatto male?

Scrivetedi che cazzo che vi pare! A patto che diciate la verità.” Ma, fate attenzione: “all’interno del labirinto di menzogne della vostra storia.” This is the problem!

Le storiesono reperti di un mondo antico e sconosciuto.”

Diffidi delle trame: esse normalmente mancano nella nostra vita. Perché tu sei un naturalista magico, ecco quel che sei.

Anch’io sono il mio primo lettore (primus inter pares, il secundus è Riccardo). Che a volte non conosce il finale: “allora perché preoccuparsi?”. No, di niente! I agree. La storia è affidabile, la trama no. Non posso che trovarmi d’accordo. La storia esiste in te. La trama te la sta chiedendo qualcun altro, chissà chi. È la prima che ti conduce dalla seconda. Mai il contrario: e se succede è perché non sempre le cose accadono come capita che accadano.

Il segreto sta nel lasciar parlare liberamente i personaggi, fregandosene dei preconcetti dei soliti baciapile o del Circolo delle lettrici cristiane.” Giusto ma, adelante, Pedro, con juicio, si puedes.

Prestate attenzione ai movimenti di chi avete intorno e non mentite su quanto visto.” Tralasciando il fatto, specifichi, che il tipo si scaccoli il naso. Grazie del consiglio, non ci sarei arrivato da solo, credo.

In tutte le vostre creature c’è un pezzettino di voi”: del vostro vissuto, intendi. Okay.

Alla fin fine, il nocciolo della questione è arricchire la vostra esistenza e quella dei lettori.”

Verità prima e ultima, grazie Stevie.

Ottima lezione, prof. Ora ascoltami tu Stevie, è Stephen che ti parla. Se vuoi scrivere qualcosa, non badare a spese. Procurati quello che ti serve, sempre. Ora sono sul treno, diretto a casa con mia figlia. Il treno per Reggio è partito in orario. Prima ero andato in rosticceria a prendere delle cibarie da ingurgitare prima del viaggio. Avevo lasciato Anna a badare alle valige e a sgranocchiare un cannolo alla siciliana. Torno con due fette di Margherita, un panzerotto, un’anca di pollo con patate lesse. Più due bottigliette d’acqua, una effervescente naturale, l’altra no. Poco prima avevo incrociato un bisonte maculato che mi era venuto appresso per dirmi: Scusate signo’….  Al che io gli faccio capire che non è il caso, e lui mi fa Ma va…! Sì, gli rispondo, e ci andiamo insieme! Giro l’angolo. Raggiungo il mio amore e iniziamo l’opera di masticazione cibo.

Abbiamo appena finito che si avvicina ‘nu guagliuncello bassino e con gli occhi cerulei, che mi chiede se ho per caso cambiato idea. Mezz’ora prima gli avevo detto che le sue maledette calze non mi interessavano. Guaglio’, è un secolo almeno che ci conosciamo! Davvero? Sì, ti chiami… Giuseppe, vero? No, Marco! Ah già, Marco! Da anni uso le tue calze. Sì, vedete, io queste le compro a un euro l’una, sono dodici, se mi date qualcosa di più di 12 euro… Mi guardo in tasca ed estraggo gli ultimi 20 euro. Senti, caro, se tu mi dai il resto di due euro, io ti do questi. Lui accetta al volo. Apre un micro borsello sgualcito ed estrae la moneta. Poi guarda Anna. È vostra figlia, vero? Penso di sì, mi stai facendo venire dei dubbi! Nooo! avete gli stessi occhi e…. Davvero? Vedete, io ho l’età di vostra figlia e… Quanti ne hai? Venti! Eh no, gli faccio, lei ne ha di meno. Di meno ancora? Sì, diciassette, vedi che sotto i diciotto c’è la multa! Marco ride. Dottore, la ringrazio! Macché dottore, sono infermiere! Ah, avevo quasi indovinato! Infermiere generico, ma fra un paio d’anni mi piacerebbe fare il corso (battuta che funziona sempre). Da dove venite? Da Reggio Emilia. Ah, sono stato al Mapei! Sì?, lo sai che siamo andati in B! Ah, siete retrocessi? No, siamo saliti dalla C, ti confondi col Sassuolo. Ah sì, il Sassuolo è in A! Sì, e la Reggiana in B. Stammi bene, zurieddu! Mi guarda stranito: non conosce il pixuntiano. Mi dice, nell’accomiatarsi, siete un vero Signore!, e mentre lui si gira per andare mia figlia mi fa notare a bassa voce che ho sbattuto via 18 euro per 12 paia di calze ridicole. Difficile darle torto. Mi si avvicina ora quella tracagnotta che una volta voleva che l’accompagnassi doveva diceva lei, e quando le dissi che andavo di fretta, voleva che ripiegassi per un più icastico p…ino, per soli 5 euro! Un p…ino 5 euro, ma è un prezzo veramente di favore! Al che lei fa: Ssshhh!, evidentemente non ci tiene che la gente che ci sta attorno possa sentire! Non posso, mi dispiace. E perché? Perché… sono innamorato… Eh, innamorato! Non so se ci abbia creduto. Ignora anche cosa abbia da offrire oggi, anche perché mi vede in compagnia della mia giovane consanguinea. Vuole soldi, immagino… Scusate, mi fa, potreste… Scusami te, cara, ma tutti i soldi li ho dati a Marco (il che è puro vangelo). Al che lei fa dietrofront e si dirige come una poiana sul prossimo volatile.

Con soli 18 euro, ho fatto felice qualcuno (Marco, di sicuro).

Ciao, Stevie. A presto.

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Stephen King, On writing – Autobiografia di un mestiere, Sperling & Kupfer

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: