“La pedina di vetro” di Antonella Tavassi La Greca: la biografia di Giulia, figlia dell’imperatore Augusto

“«Quanto è più conveniente questo abbigliamento per la figlia di Augusto!» A Giulia non mancarono le parole per scolparsi: «Oggi mi son fata bella per gli occhi del padre, ieri per quelli del marito.»– Macrobio, Saturnalia

La pedina di vetro di Antonella Tavassi La Greca
La pedina di vetro di Antonella Tavassi La Greca

Sono molte le personalità del passato che spesso vengono prescelte dagli scrittori moderni allo scopo di renderne nota la vita.

Raramente capita di trovare ritratti, al di fuori di qualche saggio, che rendono giustizia al personaggio.

Ancor meno, con maggiore assiduità questo capita per le donne, che venga resa loro la verità, anche per la mancanza di fonti scevre da inclinazioni politiche o di affetto.

La verità storica o la verità sulla persona che ha vissuto sono difficili da raggiungere.

Non si può andare indietro a presentarsi a queste persone, non si può chiedere loro di aprirsi completamente e donarci la loro versione.

Molti scrissero dei commentari, tra cui i più famosi potrebbero essere considerati quelli di Giulio Cesare o le Res Gestae di Augusto. Ma questi non rappresentano verità assolute, solo quello che questi due uomini volevano che il mondo sapesse e stiamo parlando di grandi uomini.

Anche le donne si cimentarono nella scrittura della loro vita?

Sappiamo che Agrippina Maggiore lo fece.

La si può immaginare mentre, con il marito Germanico, scriveva prima le sue memorie e poi alla madre esule a Pandataria.

Giulia scrisse con il viso sferzato dal vento nella villa di Giulia a Pandataria, oggi chiamata Ventotene, ma non sappiamo molto altro se non che lo fece.

Come le memorie di Alessandro, anche quelle di Giulia sono andate perdute.

Antonella Tavassi La Greca ha provveduto al fatto che Giulia potesse scrivere quel che Giulia voleva che sapessimo.

Antonella Tavassi La Greca (Napoli, 1951 – Roma, 2008) è stata una docente e scrittrice italiana. Ha vinto il premio Fregene per la narrativa 2004. Studiosa di storia romana, se ne è occupata in varie opere, come in La Pedina di Vetro, biografia di Giulia maggiore, la figlia dell’imperatore Augusto che sarà esiliata dal padre a Ventotene, e Le due Agrippine, un romanzo storico le cui tragiche vicende sono ricostruite attraverso le lettere che l’autrice immagina si siano scambiate Agrippina maggiore, il marito Germanico e la loro figlia Agrippina minore (madre di Nerone). Dal primo dei due romanzi venne tratto il testo teatrale La voce di Giulia.

“La pedina di vetro” è un romanzo ed è colpevole di aver assorbito concezioni della storia romana vista attraverso l’età moderna. Forse, in qualche momento, la scrittrice si è lasciata traviare da fonti avverse a Giulia e suo padre e non si è concessa di andare a fondo nella storia che aveva davanti; oppure alcune notizie sono state corrette solo troppo di recente.

Ma tutto questo diviene funzionale alla storia che la scrittrice voleva che leggessimo: Giulia era una persona e come tale passibile di leggerezza, forza, intelligenza e mancanza di saggezza.

Il titolo del romanzo è La Pedina di Vetro. Biografia di Giulia, figlia dell’imperatore Augusto” ed è edito per la Di Renzo Editore. La prima edizione è del 1998 ma, di recente, si è arrivati alla terza.

Il titolo prende il nome dal gioco che Giulia e suo padre facevano spesso durante le loro chiacchierate: i latrunculi.

Il titolo allude anche al fatto che Giulia fosse una di quelle pedine sulla scacchiera, è ovvio. Ma, come tutti gli oggetti in vetro, anche se i millenni passano e la materia si è ridotta a scissioni di silice, Giulia è in grado di spezzarsi ma di tagliare fino nel profondo.

La scrittrice scelse di mantenere la datazione originale con cui a Roma si contavano gli anni: Ab Urbe Condita, ovvero dalla fondazione di Roma avvenuta nel 753 a.C.

La scelta è motivata dal fatto che, essendo la narrazione in prima persona, sarebbe stato senza dubbio più corretto da parte di Giulia usare termini che lei conosceva.

Sappiamo che Giulia nacque da Scribonia nel 39 a.C. è che fu assegnata alla casa del padre con effetto immediato.

Giulia - figlia di Augusto
Giulia – figlia di Augusto

Giulia non era nata maschio ma Augusto non si diede pena. Almeno non lo fece fino a che non si rese conto che l’unico erede che gli restava fosse Tiberio.

Augusto, il padre della patria, la fece educare. Vezzeggiava la sua intelligenza e la rese libera. Forse un controsenso quello di Augusto. Fece istruire Giulia nella stessa maniera in cui venivano istruiti i ragazzi di casa, con l’aggravante di dover conoscere anche la cardatura e la filatura della lana ma era pur sempre molto di più di quanto fosse possibile alla maggior parte delle sue coetanee di buona famiglia.

Giulia era donna, era sveglia, era arguta ed era intelligente. Forse era la Roma che Augusto avrebbe voluto e che sperava di temprare. Gli riuscì di modellare la città solo in parte, esattamente come con sua figlia.

Augusto affermò dinanzi ad alcuni amici che aveva due figlie dilette di cui occuparsi: la Repubblica e Giulia.– Macrobio

Questa biografia di Giulia ce la restituisce come una donna bellissima e come una pedina.

Lei ci parla attraverso le pagine del confronto/scontro con Livia Drusilla e dei suoi matrimoni. Il matrimonio con Marcello fu felice. Il matrimonio con Agrippa fu politico ma i due impararono a formare una squadra. Agrippa tollerò il comportamento della moglie, non diverso da quello di altre matrone, almeno fino a quando questo non diveniva troppo vistoso. Questa unione portò cinque figli.

Li conosciamo tutti o quasi per via delle vicende a loro legate: Gaio, Giulia Minore, Lucio, Agrippina e Agrippa Postumo.

I primi due maschi misero Giulia sotto protezione dello stato. Augusto aveva avuto i suoi eredi e Giulia commise un errore fatale: dimenticò che Livia era una pedina sulla scacchiera fino allo scacco matto. Lo scontro divenne una guerra ma Giulia se ne dimenticò.

Ci narra dei suoi amici letterati, dei suoi pensieri, dell’amore per suo padre e non ci nasconde il sentimento di colpa per Agrippa.

Era una donna piena di vita e non se ne vergognava. Adorava patrocinare letterati e amici con cui potesse sostenere una conversazione stimolante.

Anche i suoi amanti non sono mistero. Se di Sempronio Gracco si stancò, la stessa cosa non si può dire di Iullo Antonio che lei credeva davvero innocente dalle accuse e di cui pianse la morte (e il ruolo da lei giocato in essa, suo malgrado) fino alla fine dei suoi giorni.

Del matrimonio con Tiberio Giulia ci parla con disinteresse. Fu furiosa per essere costretta a sposarsi di nuovo ma, dato che non avrebbe potuto agire diversamente, accettò la cosa. Il marito era spesso fuori e lei continuò a vivere come se lui non esistesse.

Ma, soprattutto, non farà mistero della sua vita a Pandataria e poi a Reggio.

Lo scandalo che la travolse? Fu ordito e lei non fu mai colpevole, non ti tutto e non si può essere davvero sicuri dell’esistenza di quello che accadde. L’unica certa era Livia e se ne era sicura lei, visto le prove, lo era tutta Roma. Augusto ne era certo?

Giulia crede che suo padre abbia ceduto alla moglie e conosce solo quello che gli viene detto in comunicazioni frammentarie e a tavolette che i suoi figli le inviano.

Quando il mondo le crolla davvero addosso, alla morte di Gaio prima e di Lucio in seguito, la scacchiera è pronta e Giulia ci racconta lo sconforto che si annida sotto il suo contegno. Anche l’amore che prova per suo padre inizia a mutare in qualcosa che non sarà mai odio ma non sarà mai il perdono.

E, infine, il colpo finale. Dopo aver perso anche Giulia minore (esiliata a Pandataria) e Agrippa Postumo, Tiberio diventa imperatore alla morte di Augusto.

Forse Giulia si arrese al dolore ma c’è da dire che Tiberio glielo rese estremamente facile. Prima di contatti umani, se non con una spia di Tiberio, e relegata in una sola stanza della casa non poté fare altro che arrendersi.

Questo, come già detto, è un romanzo e la voce di Giulia è falsata proprio dall’uso della prima persona che, in qualche tratto, le concede un pizzico di ingenuità che mi piacerebbe sapere se Giulia possedesse davvero.

Davvero non si rese conto che la spensieratezza che si concedeva nelle nottate con i suoi amici, fosse anche per dispetto a Tiberio, o per sfida ad Augusto, non la stavano mettendo in una situazione pericolosa?

Antonella Tavassi La Greca - Giulia - Ventotene
Antonella Tavassi La Greca – Giulia – Ventotene

Mi è sempre piaciuta la fantasia in cui avrei potuto mettergli davanti i suoi amici e dirgli che se loro erano persone e potevano non essere la loro famiglia ma le avrebbero procurato problemi ben più grossi che una reprimenda.

Davvero non si rese conto che il suo esilio fu la salvezza e che la mancanza del vino la rendeva più sveglia?

Forse davvero commise l’errore di non vedere oltre. Forse era semplicemente stufa, di sicuro non fu saggia come credeva di essere.

La prosa della Tavassi si potrebbe dire Augustea. Nessun lazzo, nessuna informazione non necessaria e un discorso fluido e cronologico: bellissima e coinvolgente.

In fondo, l’intenzione dell’autrice era quello di restituirci Giulia e lei era stata istruita dai migliori e da Augusto in persona, il suo racconto non poteva essere diverso da questo.

Celebre è il nome di Némesi, celebre è il nome di Cinzia;

Vespero e le terre d’Oriente conoscono Lìcoride,

e sono molti a chiedersi chi sia la nostra Corinna.Ovidio – Ars Amandi

 

Written by Altea Gardini

 

Info

Fonte Biografia Antonella Tavassi La Greca

 

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