Le métier de la critique: Alberto Sordi, attore dalle squisite e molteplici performance

“Senza volermi sostituire ai manuali didattici, vorrei dare un contributo alla conoscenza della storia di questo Paese. Non foss’altro perché, in duecento film, con i miei personaggi ho raccontato tutti i momenti del Novecento”. – Alberto Sordi

Alberto Sordi
Alberto Sordi

Dopo aver nominato il suo nome, un’ombra divertita compare sul viso di chi lo ha appena pronunciato. A cento anni dalla sua nascita, Roma, la città che gli ha dato i natali il 15 giugno 1920, si prepara a celebrarlo come merita.

Alberto Sordi è stato attore, doppiatore, regista e molto altro; ma soprattutto è stato uno dei maggiori rappresentanti del cinema italiano del Novecento, portando alto il nome dell’Italia nel mondo.

“Quest’anno cade il centenario della nascita di Sordi e abbiamo pensato di festeggiarlo con la RAI con un omaggio che racconta un giovane Sordi inedito e privato” – Luca Manfredi, regista

Il suo talento arriva da lontano. Da ragazzino, per la precisione. Grazie a suo padre, concertista e direttore d’orchestra, in famiglia si respira un’atmosfera pregna di ‘umori’ artistici, la quale indirizza il giovanissimo Alberto verso la sua vera inclinazione: calcare le scene del palcoscenico prima e quelle del set cinematografico poi.

“Nei miei film io mi limito a riflettere le inquietudini di tutti noi, il pessimismo dilagante”. – Alberto Sordi

Nella sua famiglia d’origine Sordi troverà sempre un legame d’intenti che i suoi familiari non gli faranno mai mancare. Un porto sicuro che lo accompagnerà per tutta l’esistenza, e da cui non si allontanerà per unirsi in matrimonio con l’una o l’altra donna che lo affascinano. A differenza della sua figura pubblica di persona estroversa, quella privata, invece, è sempre stata coperta da un velo di riserbo.

“Non mi sposo perché non mi piace avere gente estranea in casa”. – Alberto Sordi

Una delle sue passioni è il canto, che gli viene dalla professione paterna, ingrediente che lo accompagnerà sempre, tanto da considerarlo un attributo importante da aggiungere alla sua vena artistica. È infatti giovanissimo allorché entra a far parte del coro della Cappella Sistina, fino a quando la sua voce, da bianca, si trasforma in voce da basso. Nonostante le sue pregevoli doti, quando si iscrive all’Accademia dei Filodrammatici di Milano viene rifiutato a causa della sua forte inflessione romanesca, che diventerà invece elemento e origine del suo umorismo.

“La mia comicità non è mai stata astratta, gratuita. L’ho sempre ricalcata sulla realtà del momento”. – Alberto Sordi

Nel ruolo di doppiatore, dopo aver prestato la sua voce a ‘Ollio’, personaggio interpretato dall’attore americano Oliver Hardy a fianco del compagno Stanlio, Sordi acquista notorietà grazie alla sua inconfondibile intonazione. Il suo debutto, in veste di doppiatore, avviene a Genova nel 1937 presso il Teatro Augustus, occasione in cui incontra Aldo Fabrizi, attore già affermato, e con cui avrà modo di collaborare.

Messi da parte gli studi, che riprenderà in un momento successivo, una delle sue prime esperienze ha inizio nel mondo dell’avanspettacolo. Sarà a fianco di Alida Valli ne Il feroce saladino, ancora nel 1937, nel ruolo che lo vede travestirsi da leone. Nel 1940, chiamato a fare il servizio di leva, entra a far parte della banda musicale dell’esercito nel ruolo di timpanista; anche in questo caso è accompagnato dalla musica, elemento costante della sua lunga carriera.

Alberto Sordi - Photo by Corriere
Alberto Sordi – Photo by Corriere

In seguito alla liberazione di Roma, in Italia si apre una stagione di satira politica, motivo questo per manifestare con maggior enfasi la sua poliedricità. Anche i primi programmi radiofonici sono per lui un’occasione per esprimere al meglio la sua grande versatilità. È del 1947 il programma Rosso e nero, un varietà realizzato per la radio con cui raggiungerà un’ampia fetta di pubblico radiofonico: sarà la prima occasione per dare vita al prototipo dell’italiano medio, personaggio ironico e dotato di un pizzico di irriverenza.

Italiano medio’ è la definizione che la critica ha attribuito a una delle figure popolari create da Sordi, un archetipo a volte prepotente con i deboli, a volte invece, servile con le persone autorevoli. Ed è ritratto frequente in molte delle sue rappresentazioni.

A seguire, la sua presenza in film minori, mentre Sordi concepisce nuovi personaggi riconducibili a tipi delineati e ben precisi. Tipi un po’ sui generis ma che risultano popolari, perché il pubblico ha modo di riconoscere tratti caratteriali i quali appartengono a molti.

Mario Pio, singolare macchietta, per esempio, a cui si aggiunge Il compagnuccio della parrocchietta, altro singolare personaggio; entrambi danno a Sordi la connotazione di interprete quanto mai simpatico e attraente. Nel frattempo, si dedica ancora al doppiaggio prestando la sua voce anche ad attori americani.

Il suo debutto televisivo avviene nel 1948, quando la neonata RAI gli dà l’opportunità di condurre un programma di cui è anche autore; anche in questo caso, ad accompagnare la conduzione del format trovano spazio arie musicali scritte e cantate da lui. Le esperienze tv suggeriscono al suo estro creativo l’impulso per creare nuovi ritratti che saranno prove di bravura e gli assegnano la popolarità che merita. Ma soprattutto gli danno la spinta giusta per fare un ‘salto di qualità’. Che avviene nel 1951: da attore di riviste e film leggeri passa a interpretazioni importanti accanto a Federico Fellini, l’amico di sempre.

Da ricordare Lo sceicco bianco del 1952, durante il quale gli viene affidata la parte di un attore di fotoromanzi: è uno dei primi film che vede Sordi protagonista. Comunque, nonostante i suoi primi successi cinematografici, l’attrazione per il teatro non gli viene meno e continua a cimentarsi in spettacoli e commedie scritte da autori quali Garinei e Giovannini, ricoprendo ruoli accanto ad attrici già affermate, Wanda Osiris è fra queste.

I vitelloni è un film del 1953. Ed è film che lo proietta alla ribalta del cinema, consacrandolo a pieno titolo come un eccellente protagonista. Diretto da Federico Fellini, è da considerarsi a tutt’oggi caposaldo e pietra miliare del cinema italiano. Acclamato da critica e da pubblico, I vitelloni è riconosciuto come un trionfo per Fellini, e sarà il trampolino di lancio per Sordi: da quel momento la sua escalation è inarrestabile.

Anche il personaggio interpretato ne I vitelloni ha una connotazione precisa, in un connubio quanto mai riuscito: un tipo semplice e scaltro al tempo stesso, magari un po’ petulante, oltre che impertinente e furbo. Caratteristiche queste ben evidenziate, che si ritroveranno in soggetti di altri film in una peculiare galleria di ritratti. Tuttavia, l’interprete de I vitelloni è figura attraente per la sua originalità.

Nel 1954 Alberto Sordi interpreta svariati film, il più noto dei quali è Un americano a Roma, diventato anch’esso un must della cinematografia. Da definirsi un film per tutte le stagioni, grazie alla manifesta visibilità di cui può godere ancor oggi. Il protagonista della situazione, tale Nando Moriconi, è un tipo scapestrato e in parte sbruffoncello. Un giovane dedito a spavalderie che lo rendono simpatico, anche se non sempre le sue ‘avventure’ prevedono un lieto fine. il protagonista coltiva con ossessione il mito dell’America e tutto ciò che proviene dal continente oltre Oceano, inseguendo ideali difficili da realizzarsi. Ed è in nome di questa sua ‘fissazione’ che si cimenta in straordinarie e discutibili peripezie. Dotato di atteggiamenti tipici, è personaggio memorabile per la sua ingenuità quasi fanciullesca, che descrive bene alcuni aspetti caratteriali e delizia un pubblico in visibilio grazie alle sue notevoli performance.

Un americano a Roma è film che dà a Sordi l’opportunità di ricevere le chiavi della città di Kansas City, quale ‘premio’ per la propaganda promossa dal suo personaggio, oltre alla carica di governatore onorario.

Alberto Sordi
Alberto Sordi

I suoi successivi film lo vedono impegnato in una galleria di ritratti, alcuni dei quali non propriamente positivi e poco edificanti, rivolti a delineare vizi e difetti, che la critica attribuisce ad un tipico comportamento tutto italiano. A volte tratteggiati con benevolenza, a volte invece attraverso una satira anche crudele. Espressione plastica di quella inconfondibile mimica facciale che gli è propria. Quindi, vizi e virtù descritti con accesa vena ironica, e contestualizzati in una realtà scandagliata a fondo, ma anche dotati di un’amarezza di fondo che suscita nello spettatore anche una sorta di umana pietà.

“Roma non è una città come le altre. È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi!” – Alberto Sordi

Il talento di Sordi è una dote naturale, un’inclinazione che gli permette di interpretare ed esprimere stati d’animo diversi, oltre che a caratterizzare personaggi in un caleidoscopio di memorabili interpretazioni. Ed è con un pungente realismo che disegna un quadro dell’Italia del Novecento. A volte un po’ paradossale, ma che sono specchio di quel tempo. In qualche occasione con un’indulgente sottolineatura, in altre con una sferzata di perfidia.

Raggiungendo l’apice del successo intorno agli anni ’60 con la cosiddetta ‘commedia all’italiana’. Dopo aver dato vita a personaggi fra i più variegati, Alberto Sordi si cimenta nel ruolo di regista: è il 1966. Anche in questo caso il successo è assicurato.

Ne è esempio Fumo di Londra, pellicola indimenticabile realizzata con grande inventiva scenica, in cui mette in luce difetti e pregi tutti italiani. In quest’occasione il suo archetipo è un italiano pronto a celebrare tutto ciò che va oltre i confini geografici italiani, un provinciale che desidera emanciparsi raggiungendo l’isola situata oltre La Manica. Ambientazione che è sfondo delle vicende portate sullo schermo è l’Inghilterra degli anni ’60, contesto in cui viene disegnato, anche attraverso la parodia, l’universo anglosassone e la contestazione giovanile propria di quel periodo. Deliziosa è la colonna sonora di cui è artefice lo stesso.

Seguono poi altri film in cui l’attore mette in luce imperfezioni ed espedienti che nell’immaginario comune rappresentano la tradizione italiana. Personaggi tragicomici pronti a incarnare un tipo un po’ vigliacchetto e cinico. Il medico della mutua, per esempio, pellicola del 1968 nella quale si evidenziano le carenze e i sotterfugi del sistema sanitario nazionale: da potersi definire un film grottesco.

Le performance di Sordi si esprimono anche in ruoli altamente drammatici, in cui l’artista si occupa di questioni di importante rilievo sociale, che gli permettono un’accesa disamina, quale può essere la vendita di armi a paesi in grande arretratezza lucrando su povertà e miseria, il continente africano nello specifico. È il caso del film Finché c’è guerra c’è speranza del 1974.

Mentre, in Detenuto in attesa di giudizio del 1971, altra pellicola di assoluta drammaticità, si evince una critica al sistema giudiziario e una condanna alla trascuratezza e alla vecchiezza della situazione giuridica del nostro paese. Film intriso di un’amarezza di fondo, dove Sordi si conferma come un abile interprete non soltanto nei ruoli leggeri, ma anche in quelli drammatici.

Un borghese piccolo piccolo del 1977 è un altro film da ascrivere alla categoria dei film impegnati. Anche in quest’occasione l’attore si cimenta in un ruolo tragico e commovente al tempo stesso, durante il quale lo spettatore partecipa emotivamente alle vicende narrate sullo schermo. Film che gli regala un importante riconoscimento come quello dal David di Donatello per l’eccellente interpretazione.

Inoltre, Sordi affrontò con l’originalità di sempre, anche libere trasposizioni di Moliere. Il malato immaginario del 1979 e L’avaro del 1990 ne sono esempio.

Per concludere la breve carrellata dei film che hanno visto Sordi rappresentare con grande realismo il suo paese d’origine, è doveroso includere Nestore – l’ultima corsa del 1994. Sceneggiato e diretto dallo stesso Sordi, è pellicola scelta dal Ministero della Pubblica Istruzione per avviare una campagna di sensibilizzazione su di una questione di grande attualità: la scarsa attenzione dedicata agli anziani.

“Mia madre la vedevo come la Madonna, senza peccato. Per questo cercavo di preservarla da ogni dolore, raccontandole pietose bugie”. – Alberto Sordi

La vocazione di Sordi a un’innata naturalezza interpretativa ha fatto sì che personaggi diversi fra loro, ma per certi aspetti affini, ne abbiano fatto un attore da omaggiare. Di elevata bravura si è calato con pragmatismo nei panni dei tipi da lui incarnati. Pregi e difetti che hanno caratterizzato ogni figura portata in scena, offrendo allo spettatore un profilo prossimo al vero del soggetto rappresentato.

La sua capacità di cogliere nelle pieghe della quotidianità le umane miserie dei suoi compaesani è nota, come è nota l’abilità di dare vita non solo a personaggi dalle molteplici sfaccettature, ma anche capaci di riscatto. Con maestria ha interpretato la commedia della vita, in una miscellanea di bonarietà e ironia, con frammenti di quella ‘romanità’ che sta a cavallo fra una sorta di disincanto e il tragico senso della vita.

Quindi, una figura da celebrare e da non dimenticare per il contributo che ha dato al panorama artistico del Novecento.

Alberto Sordi
Alberto Sordi

È fattuale che Alberto Sordi abbia contribuito alla comprensione della storia italiana, inserita nel contesto sociale e culturale del secolo di cui è stato protagonista, grazie alle svariate situazioni e ai molteplici personaggi portati sullo schermo. Tanto da poterlo definire un ‘costruttore’ della storia italiana del XX secolo, perché ‘scrittore’ di un importante capitolo della società italiana dei nostri tempi.

La sua affermazione professionale, però, avrebbe potuto essere maggiore, addirittura planetaria, se fosse stato possibile tradurre le arguzie della sua parlata ‘romanesca’, peraltro misurata e mai esagerata, in altro lessico, diverso dall’italiano. Ma, difficile attuare la traduzione di espressioni locali: non può esserci infatti corrispondenza fra il romanesco di Sordi e un altro qualsiasi idioma.

“Sordi appartiene al patrimonio artistico e culturale del nostro Paese e questo patrimonio non può rischiare assolutamente di essere dimenticato…” – Luca Manfredi, regista

Sono molti i riconoscimenti che sono stati tributati all’attore, per una carriera che consta di oltre 150 film, e che grazie alle sue interpretazioni ha dato al cinema italiano un valore aggiunto. Testimonianze tributate non solo a Sordi personaggio pubblico, ruolo svolto con grande passione e professionalità, ma anche a Sordi uomo, qualità che non appartiene a tutti gli attori.

Ha inoltre ricevuto più di una laurea a honoris causa in Scienze della comunicazione. Dallo IULM di Milano e dall’università di Salerno. Con una citazione che illustra la motivazione per cui gli sono state conferite tali onorificenze.

“La laurea viene assegnata ad Alberto Sordi per la coerenza di un lavoro che non ha eguali e per l’eccezionale capacità di usare il cinema per comunicare e trasmettere l’ideale storia di valori e costumi dell’Italia moderna dall’inizio del Novecento a oggi”.

Da aggiungere che le città californiane di San Francisco e Los Angeles gli hanno dedicato una rassegna dei suoi film che ha riscosso grande successo.

Il sindaco di Roma, nel 2000, in occasione dei suoi 80 anni, gli ha consegnato per un giorno lo ‘scettro’ della città. E oggi, 2020, per celebrarlo a dovere, il regista Luca Manfredi lo ha ricordato con un film che è la rappresentazione plastica della vita dell’attore. Quale è il titolo?

Permette? Alberto Sordi.

Quello compiuto da Manfredi è un excursus artistico di pregio, durante il quale si dà ampio spazio alla dicotomia fra uomo e artista. Un film eccellente che, caso mai ce ne fosse bisogno, permette di ampliare la conoscenza dell’attore in tutte le sue infinite variabili artistiche. Dagli esordi che hanno contrassegnato la sua carriera in quanto, giovane versato nello spettacolo, si spende affinché venga riconosciuto il suo talento e si affermi in quella professione che si sentiva tagliata addosso.

Da ricordare che la sua abitazione, situata in prossimità del Circo Massimo, sarà trasformata in un museo a lui dedicato.

Nel 2003, con la sua scomparsa, Alberto Sordi ha lasciato intorno a sé un vuoto profondo. Anzitutto nella sorella, scomparsa dopo qualche tempo; ma anche nel paese Italia che ha perso un suo eccellente concittadino, interprete degli umori del popolo italiano e ‘fotografo’ del paese Italia.

La sua eredità cinematografica è vasta, ma purtroppo non è stata raccolta da alcuno. Soprattutto per la sua ampiezza, quale attore e quale uomo. Non è infatti cosa fattibile uguagliare una figura di così alto spessore come quella di Alberto Sordi.

“La nostra realtà è tragica solo per un quarto: il resto è comica. Si può ridere su quasi tutto!” – Alberto Sordi

 

Written by Carolina Colombi

 

 

 

 

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