“Polline. Una storia d’amore” di Davide Calì e Monica Barengo: fuggevole è l’amore più di ogni altra cosa

Fuggevole è l’amore più di ogni altra cosa. Si dilegua tra le fessure della vita come sabbia tra le dita e, quando anche l’ultimo granello è scivolato via, la sua assenza ci lascia attoniti, con i palmi vuoti.

Polline - Una storia d'amore
Polline – Una storia d’amore

Improvvisamente svanisce così come è apparso nel nostro cuore, senza una ragione che dia un senso al nostro dolore e lo renda accettabile, vivibile.

Ed il dolore del resto è fuggevole in egual misura, facendosi spazio, talvolta, nella nostra vita senza un perché: un buio che inghiotte ogni cosa mentre graffiamo affannosamente le pareti della nostra anima alla ricerca di una spiegazione che ci consenta di comprendere il dolore e di superarlo.

Inspiegabilmente, poi, quel dolore scompare, una luce illumina la nostra vita, donandoci nuove forme e colori e, così, andiamo avanti senza aver compreso fino in fondo cosa sia accaduto. Torniamo a vivere e ad amare, gioendo e soffrendo di nuovo e scoprendo ad ogni fine nuovi inizi.

Della fuggevolezza dell’amore e del dolore troviamo una splendida metafora in Polline. Una storia d’amore”, albo illustrato ad opera di Davide Calì e Monica Barengo e pubblicato da Kite Edizioni nel 2013.

“Un mattino una ragazza che mai aveva coltivato fiori si accorse che nel suo giardino, da una pianta che nemmeno sapeva di avere, ne era spuntato uno bianco, bellissimo”.

Questo è l’incipit che apre l’opera ed introduce l’immagine poetica del fiore che nasce spontaneamente, senza un perché e senza un nome, nel giardino di una ragazza che subito se ne innamora.

Giorno dopo giorno, la protagonista rivolge al fiore tutte le sue cure, misurando ogni attenzione senza esagerare e ricevendo in cambio di volta in volta un fiore nuovo. Il giardino, inizialmente spoglio, diventa così rigoglioso e l’amore, a poco a poco, come una goccia rende fertile la vita della protagonista, scandendo il suo tempo col bianco dei petali e l’odore del polline.

“Il profumo del loro polline divenne il profumo dei suoi risvegli”.

Fuggevole è, però, l’amore e così i fiori iniziano ad appassire ed il giardino, prima rigoglioso, diventa improvvisamente spoglio. Senza un perché ogni cosa svanisce così come è nata e l’assenza abbandona il cuore della ragazza all’attesa speranzosa di un nuovo fiore e al dolore per il vuoto che, invece, rimane.

Se così improvvisamente sopraggiunge la fine, nonostante l’amore che abbiamo provato, ha senso, dunque, amare?

Nell’angoscia dell’attesa questo è quel che si chiede la protagonista, privata dell’oggetto del suo amore. A tale interrogativo risponde una cornacchia con una massima che si ripete nell’opera:

“Dovresti amare solo per amore, né per dare qualcosa né per esserne ricambiata. Dovresti godere di ciò che hai, non di ciò che ottieni”.

Davide Calì e Monica Barengo
Davide Calì e Monica Barengo

Prende forma chiaramente nella mente della protagonista un’idea di amore, la cui ragion d’essere non va rintracciata nel dare e ricevere qualcosa da parte di chi ama, bensì nell’amore stesso, puro e semplice.

Un amore che è, per questo motivo, libero, altro da noi e che fiorisce, al termine del racconto, nel giardino accanto a quello della protagonista. Lei ne ammira i fiori, ormai consapevole di quel che più non è e, allo stesso tempo, felice per quel che è stato, per il semplice fatto di aver amato.

Un’aura di malinconia avvolge il racconto di Davide Calì grazie alle splendide illustrazioni di Monica Barengo. Le immagini, dal tratto delicato della matita e dalle tonalità seppia delle fotografie sbiadite, trascinano le parole delicatamente, come la brezza fa con le foglie cadute da un ramo, offrendole al lettore attraverso il filtro nostalgico del ricordo.

E leggere come foglie le parole del racconto danno vita ad un’educazione sentimentale adatta ai lettori di ogni età, ma che riesce ad emozionare soprattutto chi ha sperimentato la nascita e la fine di un fuggevole amore.

 

Written by Roberta Di Domenico

 

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