“I rom e l’azione pubblica”, saggio di Giorgio Bazzecchi, Maurizio Pagani e Tommaso Vitale: storie in movimento

Ho nella mia libreria da dodici anni I rom e l’azione pubblica (edito nel 2008 da Nicola Teti Editore) ed ebbi la fortuna di ascoltarne la presentazione quando uscì, da parte di Maurizio Pagani.

I rom e l'azione pubblica
I rom e l’azione pubblica

In questi giorni, ho deciso di prenderlo in mano e di leggerlo perché, ancora una volta, mi sono trovata di fronte persone che parlano per stereotipi, con tutti i pregiudizi che, da sempre, girano attorno alla figura degli zingari.

In primis volevo fare un poco di chiarezza nella mia personale nebbia, avvicinandomi a questo popolo discusso, ma mai compreso.

Scopriamo così che, in Italia, le popolazioni romaní e sinti erano, nel 2008, intorno alle 200.000 unità. Ad oggi saranno cresciute di poco. Più della metà ha cittadinanza italiana e sono, per la maggior parte, stanziali.

Ecco già distrutti due credo: non sono tutti nomadi, non è vero che non hanno la carta d’identità.

Inoltre, leggendo la loro storia, si scopre che non sono sempre stati un popolo vessato, ma che ciò è dipeso e dipende dalle realtà politiche locali del momento.

Quando si parla di zingari, o di Rom, le persone pensano subito a gente che non lavora, che è sporca e che ruba. Questo è il quadro che ognuno di noi fa di questo popolo.

Addirittura, spessissimo, si evita di parlare della persecuzione che hanno subito dal regime nazi-fascista della Seconda guerra mondiale, al pari degli ebrei. Quasi a volerli eliminare anche dalla storia.

Si sente spesso dire che i genitori non mandano a scuola i figli, ma nessuno dirà mai che “molti problemi che attualmente influenzano la partecipazione dei giovani rom ai programmi scolastici sono subordinati alle politiche istituzionali che, per anni, hanno comportato l’assimilazione o l’esclusione dei rom dal godimento, a pieno titolo, del diritto all’eguaglianza e alla giustizia sociale”.

Così come nessuno verrà a dirvi che:le condizioni dei rom sono notevolmente al di sotto della soglia di povertà sia nell’Europa Orientale che in quella Occidentale.  La povertà fomenta l’emarginazione ed i conflitti sociali”.

In questo saggio trovate varie voci, di sociologi, di persone che lavorano con i rom, nei loro campi. Degli stessi rom che narrano del loro popolo, della loro cultura, la loro lingua.

Perché un’azione intelligente da fare è quella di conoscere l’altro, di capirne le esigenze e di discuterne con chi sta vivendo la situazione. Troppo spesso le politiche territoriali si sono permesse di decidere per loro, con la sola conclusione che fosse bene isolarli, allontanarli dalle altre persone. Addirittura, laddove riescono a trovare un campo dove sistemarsi, intervenire con le ruspe per scacciarli e distruggere così quel poco che hanno.

Vediamo come, quando si va incontro all’altro e lo si rende partecipe della propria vita, le cose possono cambiare.

Édouard Manet, Gitana con sigaretta, 1862 - Foto di repertorio bambine rom
Édouard Manet, Gitana con sigaretta, 1862 – Foto di repertorio bambine rom

Da qualche anno a Milano, l’Opera Nomadi ha avviato il primo corso per mediatrici culturali scolastiche, rivolto inizialmente a dieci donne rom. Ecco che, da allora, altre si sono aggiunte, lavorando con insegnanti, nei consultori familiari, nelle amministrazioni locali e anche nel carcere di Bollate.

Consiglio la lettura di questo saggio, che presenta molteplici aspetti e storie, per farci comprendere un popolo di cui nessuno vuole sentire parlare.

Concluderei con una frase di Primo Levi, a mio giudizio ben inserita nel contesto: “A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno inconsapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come un’infezione latente: si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano”.

 

Written by Miriam Ballerini

 

One thought on ““I rom e l’azione pubblica”, saggio di Giorgio Bazzecchi, Maurizio Pagani e Tommaso Vitale: storie in movimento

  1. Interessante. Certo: pochi hanno il diritto di essere ricordati nel “giorno della memoria limitata”. Nessuno parla dei tanti rom, gay e testimoni di Geova eliminati nei lager.
    Ti consiglio di leggere anche La vergogna e la fortuna di Bianca Stancanelli.

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