“Rosso Bastardo” di Ferdinando Pastori: un viaggio allucinante in quella Milano che mai dorme

“Che tipo è la ragazza? domanda. Appoggi la fotografia sul tavolo e Theo la osserva con attenzione. Appoggia i gomiti sul tavolo, scuote la testa e, prima di parlare, schiarisce la voce con un colpo forzato di tosse. Ha i capelli rossi, borbotta infine. È un problema? domandi dubbioso. Il rosso non mi piace, dice, è un colore bastardo”.

Rosso Bastardo

È tutta una questione di coscienza l’ultimo “noir” di Ferdinando Pastori, lo scrittore, classe 1968 nato in provincia di Novara, che vive e lavora a Milano. E il capoluogo lombardo è proprio la città dove ha ambientato “Rosso Bastardo”, romanzo pubblicato nell’ottobre 2015 da Edizioni Clandestine; un’opera nella quale il detective privato senza licenza, affetto da narcolessia, Fabio Paleari ritorna a far parlare di sé con una doppia indagine.

Questa malattia che, nonostante venga contrastata dai farmaci, lo “colpisce” quando meno se lo aspetta, facendolo precipitare in uno stato catatonico di sonno agitato da incubi e visioni, di certo non aiuta la sua già complicata esistenza. Da quando la moglie è morta – prima si pensava suicida, poi ammazzata dal suo migliore amico – egli deve fare continuamente i conti con il senso di colpa e coi demoni del passato che lo torturano.

Paleari, una volta abbandonata la polizia per ovvi motivi, si guadagna da vivere come può. La sua specialità è rintracciare le persone scomparse, rovistare nel fango. I suoi clienti, infatti, sono persone appartenenti al mondo della malavita, quali usurai, protettori, prostitute, mariti e padri violenti. Non che questo gli piaccia, ma al momento non vede altro modo per tirare avanti, essendo stato colpito duramente dalla vita, cosa che lo ha reso estremamente solitario e nichilista.

Un noto criminale lo assume per ritrovare la figlia diciottenne scomparsa. La ragazza è stata rapita e il padre ricorre a Fabio Paleari per evitare di pagare l’esoso riscatto. Nel frattempo, il nostro investigatore scopre che la prostituta armena in fuga dal suo protettore, che lui aveva in precedenza ritrovato, giace in un letto d’ospedale in fin di vita. In pratica, Paleari ha consegnato la ragazza nelle mani del suo aguzzino, e il fatto che sia stata violentata, torturata e picchiata a sangue fa scattare in lui il desiderio di rivalsa. L’idea di vendicare la giovane diviene un pensiero fisso che lo sprona ad agire, al quale sente di non potersi sottrarre. Durante l’indagine Fabio scopre anche che Costanza, la figlia rapita del “boss”, non è la ragazza che tutti credono: per sfogare il suo istinto autolesionista è solita frequentare un locale equivoco, dove si pratica sesso sadomaso e si incontrano amanti del “bondage”.

Ferdinando Pastori

L’autore utilizza la cosiddetta SPSP (Seconda Persona Singolare al Presente), un tipo di scrittura che solitamente ha lo scopo di far immedesimare maggiormente il lettore nella storia. “Il prossimo che si mette nei tuoi panni”, in sostanza, anche se qui Fabio Paleari deve fare i conti con la sua coscienza – che gli “parla” – ed è come se si “guardasse da fuori”, salvo in alcune parti, dove egli riacquista piena consapevolezza di sé e narra in prima persona.

L’autore scrive molto bene: raramente ho incontrato una prosa così piacevole e stilisticamente perfetta in un autore emergente. Senza perdersi in descrizioni inutili, né dilungarsi troppo a celebrare il suo personaggio – lo ha reso credibile e dignitoso proprio perché non è un eroe – egli delinea uno spaccato cinico quanto reale della nostra società e del malessere di cui soffre chi vive ai margini. Sono pagine amare, ma profondamente fedeli al mondo in cui viviamo e che conosciamo attraverso le cronache dei media.

Un romanzo noir ben congegnato, che invoglia a leggere anche le altre opere di Ferdinando Pastori. Nel 2006 egli ha pubblicato “Euthanasia”, da cui ha ripreso sia il nome che la discoteca in cui Fabio Paleari conduce la sua indagine; mentre del 2011 è “Nero imperfetto”, dove si può risalire al passato di questo narcolettico e tormentato investigatore “sui generis”. Come “Rosso Bastardo”, anche questi due romanzi sono pubblicati da Edizioni Clandestine.

 

Written by Cristina Biolcati

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: