Mondiali 2014: Brasile tra povertà e violazione dei diritti dell’uomo

Abituati storicamente ad avere solo doveri, mai diritti, soccombiamo con una strana sensazione di non appartenenza: in Brasile, quello che è di tutti non è di nessuno…” Luiz Ruffato

Mondiali 2014: il mondo si prepara per la 20° edizione dei campionati mondiali di calcio che si terranno in Brasile ma in quanti sono a conoscenza di cosa realmente è accaduto e ancora oggi accade in questo grande Stato del Sud America?

Facciamo un passo indietro di qualche mese. 8 ottobre 2013: lo scrittore Luiz Ruffato, rappresentante del Brasile, Stato ospite d’onore della Fiera di Francoforte sconvolge il pubblico con il suo racconto riguardante il genocidio della popolazione brasiliana.

Ha mostrato con le sue parole uno Stato nato all’insegna del genocidio e del razzismo ma non tralasciando la speranza che lui nutre nei confronti della cultura e della letteratura che possono portare grandi cambiamenti. Proprio per questo motivo Ruffato ha riscosso un notevole successo e ha fatto un passo avanti per rendere noti al mondo dei fatti che per troppo tempo sono stati celati.

Ecco un estratto del discorso:

Cosa vuol dire essere scrittore in un paese situato nella periferia del mondo, un posto dove il termine capitalismo selvaggio non è una metafora? Per me, scrivere è un compromesso. Non c’è modo di rinunciare al fatto di abitare alla soglia del XXI secolo, di scrivere in portoghese, di vivere in un territorio chiamato Brasile. […]

Ci si avoca sempre, come segno di tolleranza nazionale, la chiamata democrazia razziale brasiliana, mito secondo il quale non ci sarebbe stato annichilimento, ma semplicemente assimilazione degli autoctoni. Questo eufemismo, tuttavia, serve appena a celare un fatto indiscutibile: se la nostra popolazione è meticcia, si deve all’incrocio di uomini europei con donne indigene o africane – ossia, l’assimilazione si è avuta tramite lo stupro dei nativi e dei neri da parte dei colonizzatori bianchi. […]

Invisibile, umiliata da bassi salari e destituita dalle prerogative primarie della cittadinanza — dimora, trasporto, ferie, educazione e salute di qualità –, la maggior parte dei Brasiliani è stata sempre parte scartabile dell’ingranaggio che muove l’economia: 75% di tutta la ricchezza si trova nelle mani del 10% della popolazione bianca e appena 46 mila persone possiedono metà delle terre del paese. Abituati storicamente ad avere solo doveri, mai diritti, soccombiamo con una strana sensazione di non appartenenza: in Brasile, quello che è di tutti non è di nessuno… […]

Il sistema di insegnamento è lungo la storia uno dei meccanismi più efficaci di mantenimento dell’abisso tra ricchi e poveri. Occupiamo gli ultimi posti nel ranking mondiale che dà valore alla frequenza scolastica: circa il 9% della popolazione resta analfabeta e il 20% è classificata come analfabeta funzionale — ossia, uno ogni tre brasiliani adulti non ha la capacità di leggere e interpretare i testi più semplici.”

Vediamo quindi un Brasile all’interno del quale si cercava, e purtroppo ancora oggi accade, di tenere la popolazione nell’ignoranza così da poterla dominare più facilmente.

In troppi vedono il Brasile solamente come un luogo ricco di foreste incontaminate, di spiagge paradisiache, di gente sempre pronta a festeggiare e a scendere sulle strade per ballare. Ma in quanti pensano alla povertà che dilaga in ogni angolo del Paese, alle popolazioni indigene che ogni giorni vengono scacciate dallo Stato dai loro luoghi di origine per intenti economici e soprattutto quanti si domandano da chi dipenda tutto ciò?

Se gli europei non fossero giunti in quel lontano 1492 a colonizzare le Americhe i fatti sarebbero stati differenti? In fondo il Brasile è costituito da una popolazione nera giunta lì “grazie” alla schiavitù americana. E anche quel caso migliaia di persone vennero sradicate dai loro luoghi d’origine.

Presto i Mondiali avranno luogo in Brasile e le partite si disputeranno in diverse parti di questo splendido Paese ma speriamo che si vada oltre i luoghi comuni e che si affrontino questioni per troppo tempo taciute e spesso completamente ignorate.

Gli indios brasiliani, tra gli altri, continuano a morire giorno dopo giorno…

Per oppormi a ciò, scrivo: voglio disturbare il lettore, modificarlo, per trasformare il mondo. Si tratta di un’utopia, lo so, ma mi alimento di utopie. Perché penso che il destino finale di tutti gli esseri umani dovrebbe essere unicamente questo, quello di trovare la felicità sulla Terra. Qui e adesso.” (Luiz Ruffato)

 

Written by Rebecca Mais

 

http://youtu.be/pOJ__bib9Ws

 

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