“La città nuova” poesia di Alda Merini: il mondo può rifarsi senza me

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Di seguito si potrà leggere la poesia intitolata “La città nuova” di Alda Merini ed una breve biografia della poetessa dei Navigli.

“La città nuova”

Alda Merini
Alda Merini

Ecco un bianco scenario

per tratteggiarvi l’accompagnamento

degli oggetti di sfondo che pur vivono.

 

Per adesso è deserto.

 

Il mondo può rifarsi senza me,

non ne sarò l’artefice impaziente.

 

Berrò alle coppe della nostalgia,

avrò preteso d’ozio nelle lacrime…

 

E intanto gli altri mi denigreranno

perché non mi ribello alla natura:

la mia lentezza li esaspera…

La mia lentezza? No, la mia fiducia.

 

(28 dicembre 1948)

 

Sono nata il ventuno a primavera,/ ma non sapevo che nascere folle,/ aprire le zolle/ potesse scatenar tempesta” – Alda Merini

Alda Merini è conosciuta ai più come la poetessa che cantò il dolore degli esclusi. Lei, donna dalla vita controversa ed emarginata dalla società, ha dedicato se stessa alla poesia e alla difesa della donna e dell’umanità.

Nata a Milano il 21 marzo del 1931 e deceduta nella stessa città il 1° novembre del 2009, fin da giovanissima conosce il dolore e la perdita: il dolore per le molte difficoltà di una condizione familiare modesta e la perdita per quel poco che aveva di cui vivere, spazzato via in una volta sola. 

Il padre, Nemo Merini, svolgeva il ruolo di dipendente presso le assicurazioni la Vecchia Mutua Grandine ed Eguaglianza del Duomo; mentre la madre, Emilia Painelli, era casalinga. Seconda dei tre figli avuti dalla coppia, dedicherà al fratello Ezio alcuni dei suoi versi poetici, seppure con un certo distacco.

Alda Merini poesia La città nuova
Alda Merini poesia La città nuova

La passione, nutrita e viscerale, per la letteratura si manifesta fin da subito; tanto che, a soli quindici anni, esordisce come autrice e nel 1947, a sedici anni, conosce i primi momenti bui della mente e l’esperienza dell’internamento. Ad esempio “La città nuova” è stata scritta nel 1948: Alda aveva 19 anni.

Alda era una giovane fragile e sensibile, dal carattere che spesso la conduceva alla malinconia più assoluta, e perciò simile a un’altra donna celebre della letteratura: Virginia Woolf.

Anche la follia merita i suoi applausi”, recita uno degli aforismi più conosciuti della poetessa. La follia, infatti, diventa il tema principale in cui si rivolge nei suoi versi: intingendo la penna in quel «calamaio nel cielo», che la porta a essere una delle stelle più brillanti del firmamento poetico.

Perfino la follia assume le sembianze di una cosa sacra, forse tra le più sacre che esistano sulla terra: è un dolore purificatore, che scandaglia l’anima, in grado di trasmettere tutta la realtà del cosmo.

 

Bibliografia

Antologia della Poesia italiana 1909-1949, a cura di Giacinto Spagnoletti, edizioni Guanda, 1950

 

Per leggere altre poesie di Alda Merini clicca QUI.

 

 

5 pensieri su ““La città nuova” poesia di Alda Merini: il mondo può rifarsi senza me

  1. Preghiera a GESù

    Gesù…
    noi umili portatori della tua parola..
    noi che ci affidiamo a te….
    dove sei???
    perche i nostri fratelli e sorelle ..
    subiscono questa interminabile..
    tortura della natura…
    ogni nostra pregheria …
    ogni nostro pensiero..
    a stare vicino..
    a queste persone che soffrono…
    dopo ogni scossa risulta vano…
    tante persone hanno perso qualkosa…
    chi un parente….
    chi una casa…
    chi ha lavorato una vita…
    per avere un futuro migliore…
    e tutto ad un tratto non esiste piu nulla…
    GESù come sempre ci affidiamo
    totalmente a te…
    affinche tutto questo orrore
    abbia una fine..
    amen…
    (maurizio sorrentino)

  2. carissimo Maurizio io sono(e non so se dire purtroppo)ateo che in greco vuole dire senza Dio.Credo solo nell’uomo e adesso dico purtroppo perché non ho un appoggio ai miei dolori e non riesco a dare un senso alla morte ma mi comporto sempre come se l’altro fossi io.Non procuro dolori ma ne ricevo,non prevarico ma ricevo soprusi.Mi chiedo se alla fin fine io non sia cristiano,cattolico,credente più di altri che si battono il petto in chiesa e fuori sparlano.L’orrore,secondo me,nasce e muore dall’uomo che è e resterà responsabile delle sue azioni indipendentemente dal suo credo.Del resto il libero arbitriolo consente:Un saluto a te

  3. immaginate un pittore davanti ad una tela bianca.Pennello in mano ma nessun movimento della mano sporca la tela e quindi nessun oggetto viene dipinto,niente prende vita.L’assenza dell’opera non vuol dire assenza di vita perché tutto scorre e continua come sempre.Rimane il pittore e la tela intonsa ma il tempo è passato.

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