Life After Death: l’intervista allo Tsunami che distrusse Atlantide, alias la Sardegna

Life After Death: l’intervista allo Tsunami che distrusse Atlantide, alias la Sardegna

Set 22, 2018

Ero lì, nel mio candido lettino, quando sento una voce che mi dice: Claudio!

Io dico: Ooeeeh?

Dice: Svegliati, sono Platone!

Tsunami

E così, in questo modo sollecitato, ho deciso di seguire il consiglio dell’illustre filosofo, che mi suggeriva di utilizzare l’immaginazione per vedere coi miei occhi come fosse la Sardegna in età nuragica. [1]

Qualche giorno dopo, a bordo dello Schooner Dragut, in una ignota località al largo dell’isola di Melita…

C.F.: Ma… Supremo Leader, come faccio a trovarlo? Che direzione ha preso?

Supremo Leader: Pare… che tutto abbia avuto inizio…

C.F.: Ma allora secondo questa teoria quella vallata si sarebbe formata…?

Supremo Leader: Verifica i dati, devi capire la sua origine. Desta Platone se serve!

C.F.: Sì, Supremo Leader.

Supremo Leader: Trovalo. Intercettalo. Fallo parlare.

C.F.: Vado, Supremo Leader.

“Acquei” tempi,  posizione: N 39° 01’ 39”.318 ; E 009° 23’ 21”.613 al largo di un ampio golfo.

Tsunami: Ma dove si sarà cacciato? Eppure l’appuntamento era qui… Mi scusi? Ehi, lei della nave! Mi scusi, sto cercando mio papà!

A fianco del Dragut, una grande onda vaga disperata in cerca dell’evento che la avrebbe generata. Cerco di non farmi scomporre da una tale mirabilia e decido di parlarci.

C.F.: Buon giorno grande onda! Chi sei? Chi stai cercando?

Tsunami: Io sono lo Tsunami che ha distrutto Atlantide!!! Sto cercando mio papà, l’asteroide che è caduto nel Golfo di Cagliari e mi ha generato!

C.F.: Atlantide??? Asteroide??? Tsunami??? Aspetta, spiegati meglio, di cosa stiamo parlando?

Tsunami: Ma come? Non conosci la leggenda di Atlantide? Parla di me!

C.F.: Conosco il Mito di Atlantide, ma vai avanti, di che leggende parli? Chi ti ha generato?

Tsunami: Dicono che mi abbia generato un asteroide caduto nel golfo di Cagliari, il quale ha mosso me, tremenda onda gigantesca che ha distrutto la civiltà sardo-atlantidea.

L’onda, in preda alle proprie emozioni si gonfia ulteriormente, assumendo un aspetto minaccioso.

C.F.:
Quindi secondo te Atlantide sarebbe in realtà la Sardegna?

Tsunami: Esattamente.

C.F.: Su quali basi?

Tsunami: Si dice che il grandioso popolo degli Shardana, vissuto 2000 anni prima di Cristo abitasse in Sardegna, e che i nuraghi siano stati improvvisamente coperti da una immensa colata di fango. Cosa può avere provocato un tale cataclisma se non uno tsunami come me? E Atlantide scomparve in una sola notte sotto terremoti inabissandosi sotto il fango. Improvvisamente, sotto la dominazione fenicia il campidano diventa una zona paludosa, segno evidente dei danni lasciati dal mio passaggio. La popolazione che ha costruito 8000, forse 20000 nuraghi, queste torri perfette simbolo della loro potenza, scompare, cancellato completamente.

C.F.: Mi pare che le evidenze archeologiche dei nuraghi siano invece ben visibili, e non siano state “cancellate completamente”.

Giara di Gesturi

Tsunami: Sono state fatte ricerche approfondite… sai? Hanno usato addirittura i droni. Ma è Omero che parla di uno schiaffo di Poseidone per l’isola fotocopia di Atlantide, l’isola dei Feaci, Scheria. Lui parla proprio di un gran monte che ha sepolto la vostra isola, uno schiaffo del mare che ha messo fine alla vostra razza. Se uno guarda il territorio con occhi nuovi con questi sospetti messi dai greci in testa, ti accorgi anche tu che il golfo di Cagliari accoglie il mare a braccia aperte a 150 km e si restringe in quel tubo che è il Campidano dove può innescarsi ed innestarsi un’onda d’urto che arriva a sbattere sino alla giara di Gesturi, penetrando nell’entroterra per ben 60 km, ed una altezza di 238 metri sul livello del mare, spazzando e sommergendo di fango il nuraghe di Barumini.

C.F.: Perdonami, ma faccio un po’ fatica a immaginare un’onda tanto grande che da Cagliari arriva sino alla Giara. Ma quanto sei alta per creare un tale disastro?

Tsunami: 470 metri.

C.F.: Quindi fammi capire bene: l’asteroide ti ha generata nel golfo di Cagliari, e tu ti innalzi per 470 metri a spazzare il Campidano?

Tsunami: Dicono che non sono sempre stata così alta. Sono arrivata a sbattere lì e poi salendo da Gesturi sino alla Giara, tra l’altro un panorama meraviglioso…  la strada che vedi tagliata sulla roccia, fino a 475 metri è piena di fango. Sono stata io a farlo!!! Per questo le vallate e gli altipiani della Giara sono così levigati.

C.F.: E avresti travolto i nuraghi per poi scorrere verso Oristown.

Tsunami: Secondo alcuni, i nuraghi sono proprio i cadaveri che provano il mio passaggio. Tutti questi nuraghi del campidano hanno un punto di copertura, un punto d’impatto dalla parte del mare. Il 98% di questi nuraghi sono colpiti da sud verso nord. Il “cadavere eccellente” portato ad esempio è il nuraghe di Barumini. Sito Unesco dal 1997, venne scavato da Giovanni Lilliu alla fine degli anni ’40; in precedenza si presentava come una semplice collina come se ne vedono tante, ancora oggi, in quella subregione nota col nome di Marmilla.

C.F.: Ma allora come si spiega la presenza nel Golfo di Cagliari di strutture nuragiche danneggiate ma visitabili come il nuraghe Diana (Coord: 39°12′ N; 9°19’E) presso Quartu Sant’Elena, o i nuraghi Sa Dom’è s’Orcu (Coord 39°03′ N, 9°01’E) e Antigori (Coord 39°05′ N, 9°00’E) presso Sarroch che guardano ancora, a poche centinaia di metri, quel mare che avrebbe dovuto spazzarli via? E se saliamo di quota la situazione non cambia; ad esempio chi o cosa ha danneggiato il nuraghe Nolza (Coord 39°55′ N, 9°04′ E) di Meana Sardo, un quadrilobato simile a quello di Barumini, per struttura e danni, ma eretto a 700 metri sul livello del mare e distante da esso ben 75 km in linea d’aria? Saliamo ancora, un ulteriore esempio, chi o cosa ha distrutto il nuraghe Su Calavrige, (Coord 40’00 N, 9°16′ E) in territorio di Desulo, a 1400 metri sul livello del mare, lasciandone solo le fondamenta? Due esempi tra tanti e piuttosto significativi. Anche il tema del danneggiamento non regge, lo testimonia ad esempio il nuraghe Piscu presso Suelli (Coord: 39°35′ N, 9°7′ E), elevato sul mare di 350 metri e distante da esso circa 40 km. Anch’esso era sepolto come Barumini, ma la parte più danneggiata del suo bastione quadrilobato è quella opposta al mare; basta osservarlo dall’alto.[2]

Tsunami: Quello è l’evidente colpo di rimpallo dovuto al ritirarsi della colata di acqua è fango.

C.F.: Ma sei una ondata o una colata? E quando sarebbe avvenuto tutto ciò?

Medinet Habu di Ramses III

Tsunami: Dicono che il tempio di Medinet Habu di Ramses III ci dia delle datazioni precise nella narrazione degli Shardana all’arrembaggio dell’Egitto nel 1178 a.C., e poi gli stessi Shardana profughi in Egitto nel 1175. Una straziante migrazione con carri e bambini. Da eroi combattenti, ad una migrazione disperata. In quel momento dicono, finisce l’età d’oro dei nuraghi.

C.F.: Ma scusami, 8000, addirittura dici forse 20.000 nuraghi, avranno pure finito lo spazio, no? O semplicemente non saranno più stati necessari nuovi nuraghi, o saranno cambiati gli assetti sociali e politici della popolazione, non trovi?

Tsunami: Ma qui ci viene in aiuto Platone col Timeo e il Crizia! Atlantide era un’isola con molte torri, e in Sardegna è pieno di nuraghi. In più abbiamo i vecchi più vecchi, e Atlantide era l’isola dalle vene di argento puro. E in Sardegna abbiamo molti metalli. Dicono che l’oricalco sia in realtà il rame. E le eterne primavere, e infine il cataclisma che in una sola notte distrusse l’isola.

C.F.: Va bene, questo è ciò che dicono su Atlantide e sulla distruzione dell’isola. Ma tu chi sei?

Tsunami: Dicono che…

C.F.: Non ti ho chiesto cosa dicono di te. Ti ho chiesto chi sei.

Tsunami: Sono lo tsunami che…

L’onda diventa meno grossa, vacilla.

C.F.: Che?

Tsunami: Che distrusse Atlantide!

C.F.: Pensaci bene: dove siamo noi ora?

Tsunami: Ma che domande, siamo nel golfo di Cagliari!

C.F.: Bene. E in che epoca siamo?

Tsunami: Epoca? Dicono che la leggenda…

C.F.: Se come dici, siamo nella leggenda, allora ci troviamo nel tempo del mito.  Non trovi?

Tsunami: Certamente!

C.F.: Quindi se ci troviamo nel mito, siamo anche nel luogo del mito?

Tsunami: Mi pare logico.

C.F.: Allora siamo nel mito!

Tsunami: Ma certo che siamo nel mito!

C.F.: Benissimo. Ripercorriamolo assieme: dove ci troviamo, se siamo nel mito?

Tsunami: Oltre le Colonne d’Ercole!

C.F.: Bene. Dici che Platone ha parlato di te, giusto?

Tsunami: Certo! Lui dice che sono esistito.

C.F.: Ma tu la conosci la mappa dell’Ecumene?

L’onda si sgonfia un poco.

Tsunami: La mappa che?

C.F.: Sai, fino alla civiltà egizia, la rappresentazione del territorio aveva finalità esclusivamente pratiche, dall’indicazione di possesso alla visualizzazione di un itinerario. Con l’avvento della cultura ellenica (da non confondere con ellenistica), dal VI secolo a.C., la cartografia assume anche un connotato “culturale”. I grandi pensatori e filosofi della scuola ionica, primo fra tutti Omero (VI secolo a.C.) consideravano la terra pianeggiante e di forma circolare. Il termine Ecumene deriva dal greco οἰκουμένη, ossia “abitare”: indicava la porzione di Terra conosciuta e abitata dall’uomo. Fin dall’antichità il termine ha definito il territorio conosciuto ed esplorato dai geografi, dai mercanti e dagli avventurieri i quali, con i loro viaggi per mare e l’esplorazione delle terre, e grazie ai periploi (navigazioni attorno alle coste), portavano notizie e informazioni riguardanti popoli ed etnie. Il primo a redigere una carta dell’Ecumene fu Anassimandro di Mileto, allievo di Talete, nel V – VI secolo a.C.

Anassimandro? Faje un po’ vedè …

Anassimandro – Mappa dell’Ecumene

Anassimandro mostra la mappa.

C.F.: Come puoi osservare, il Mediterraneo era ben conosciuto ai greci, salvo qualche piccola imprecisione. Guarda dove son collocate le Colonne d’Ercole di cui parli.

Tsunami: A Gibilterra.

C.F.: Benissimo. Ma ti dirò di più. Parliamo di datazioni: tu prima mi citavi il Crizia di Platone, che risale al IV sec. a.C. giusto? È lì che si parla di te stando a quanto dicono, no?

Tsunami: Sì, certo, ma non capisco dove vuoi arrivare.

C.F.: Ci arriviamo assieme, per ragionamento. Maestro Platone, cortesemente, vorresti citare quando avvenne la guerra tra gli ateniesi e gli atlantidei?

Platone: “Per prima cosa ricordiamoci che in totale erano novemila anni da quando, come si racconta, scoppiò la guerra tra i popoli che abitavano al di là rispetto alle Colonne di Eracle e tutti quelli che abitano al di qua.”[3]

C.F.: Grazie Maestro. 9000 anni prima di Platone, in Sardegna, ci troviamo all’inizio del Mesolitico (che va dalla fine del Paleolitico e l’inizio del Neolitico nel periodo compreso tra il 10.000 e il 6.000 a.C.). Le testimonianze della presenza umana nell’isola, riguardano i ritrovamenti della grotta di Su Coloru di Laerru e di Su Pistoccu, ad Arbus, dove nel 2011, a pochi metri dalla battigia in una spiaggia della Costa Verde, è stato rinvenuto il più antico e completo scheletro umano mai rinvenuto in Sardegna nel periodo di transizione tra il Mesolitico e il Neolitico.

Tsunami: Ma a me hanno detto che se sostituiamo anni con lune, arriviamo al 1000 a.C. e questo povero vecchio che ama la geometria parla sempre e solo dell’isola di Atlante e lui dice che era ricchissima di metalli e le coste scoscese come la Sardegna. Inoltre si dice che le conoscenze geografiche dei greci all’epoca di Platone erano molto vaghe e limitate al bacino del Mediterraneo, ed erano in realtà sufficientemente precise solo nell’ambito dell’Egeo.

Platone: Tsunami, parli proprio tu che dici di avere oltre 9000 anni e dai a me del vecchio? Forse la tua conoscenza sui miei scritti si limita alle citazioni del Timeo e del Crizia, e – aggiungo – la geometria a cui mi riferisco nei dialoghi… è ben altra ed è più edificante per l’uomo. Sì, sono vecchio, è vero, ma sono anche ben conscio di chi sono, che età ho, dove mi trovo nel mondo. La carta di Anassimandro – ciao Anassima’! – ti mostra come già un secolo prima di me, conoscessimo bene i confini del Mediterraneo. Perché mai avrei dovuto esser convinto che le Colonne d’Eracle fossero tra Sicilia e Tunisia, quando già dal XIII sec. mercanti orientali si muovevano per il Mediterraneo con le loro merci, e la prima colonizzazione greca è databile all’XI sec a.C.? Credi forse che i marinai di allora fossero degli sprovveduti della domenica che navigavano a caso ed in balia di venti e onde? E che dire degli egizi? Non conoscevano forse la Persia e l’India?

Tsunami: In effetti, non posso che prendere atto di quanto affermi, ma tu dici che ai tempi di Atlantide Poseidone cinse l’isola con le acque, per tenerla lontana dagli uomini, che ancora non sapevano navigare.

Platone: Torniamo indietro di qualche passo, e chiariamo i concetti: nella filosofia, ecumene è lo stato metafisico di descrizione di tutta la vita passata, presente e futura. Tipicamente vi è un singolo centro dominante usato come punto di riferimento per tutto il resto. Questo centro è spirituale e riservato alla divinità. In questo senso Ecumene, “la casa dove tutti viviamo”, è uno stato filosofico di essere ciò che comprende chi visse nel passato, chi vive nel presente e chi potrà vivere nel futuro. Per questo ho scritto i dialoghi, in cui i personaggi intavolano una discussione, contrapponendo la teoria di un “tale” a quella di altri. Nel Timeo e nel Crizia poi, lascio intravedere l’interesse che circonda le teorie geografiche e le discussioni che ne sono nate tra geografi, astronomi, matematici, e filosofi. Riprendendo le conclusioni a cui era giunto con il suo discorso precedente Timeo, bada bene, non tratta di Atlantide, ma della natura, e degli studi sulla stessa. Egli lascia la parola a Crizia, che dovrà continuare il ragionamento parlando delle cose umane. Si tratta di argomenti sui quali tutti sono molto esigenti, poiché bisogna parlare di uomini agli uomini: per questo motivo, Crizia chiede e ottiene che i suoi interlocutori siano indulgenti, e lo stesso viene concesso anche a Ermocrate, che parlerà dopo di lui. Venendo alla tua domanda, ciò che intendo per “non saper navigare”, non riguarda la capacità di navigazione marittima, ma quella dell’uomo di esplorare la sua stessa anima. L’acqua che cinge il santuario di Poseidone e Clito, simboleggia la barriera che separa il divino dall’umano.

Tsunami: Ma allora, l’isola? La flotta di Atlantide? E i valorosi guerrieri? E la lotta contro gli ateniesi?

Platone: Il punto di vista da cui narro il mito, pone al centro – ricorda il concetto di ecumene la città di Atene, simbolo di sobrietà e rigore. Ma oltre all’immediato paragone con la polis corrotta in cui ho vissuto, puoi riscontrare nel dialogo una proposta utopica, che si esprime nella contrapposizione delle due città (Atene ed Atlantide), a cui corrispondono due diverse concezioni del modello divino. Il mio non voleva essere altro che un mito geografico, non essendo io né un matematico né un astronomo. Nel mito della destinazione delle anime, ad esempio riprendo i concetti di sfericità della terra e dell’universo. La descrizione di Atlantide, invece, costituisce una geo-graphia di un luogo possibile, anche se non reale. Armonizzando un paesaggio naturale con un ideale di spazio abitato, il mito e l’utopia si fondono tra loro nella realizzazione di un territorio in cui l’intervento e l’opera dell’uomo hanno armonizzato e sfruttato la conformazione e l’ambiente naturale nei limiti in cui l’equilibrio e la razionalità riconoscibili in natura trovano il giusto rispetto: la pianura più bella di tutte, feconda e dalle eterne primavere… Il racconto di Atlantide, riflette un sistema di idee affermate nel IV sec. a.C.: l’interdipendenza tra condizione e paesaggio naturali e la cultura; il rapporto tra risorse naturali dei luoghi, ricchezza e costumi; la relazione necessaria fra configurazione geografica e legittimità di intervento dell’uomo per correggere o migliorare la natura, ma anche per ipotizzare un modello di natura umana eccelso. [4]

Tsunami: Ma se Atlantide non esiste, io che cosa ho distrutto? Come spieghiamo l’interramento dei nuraghi?

Atlantide – Platone – Tsunami

C.F.: Qui ti devo introdurre il concetto di stratigrafia archeologica: Il metodo è stato elaborato a partire dal concetto di stratigrafia individuato in geologia, per cui le rocce si depositano in strati sovrapposti, con quelle più antiche alla base e quelle via via più recenti che le vanno a coprire. In modo analogo gli strati di terreno che si depositano in un sito, permettono di individuare la successione cronologica dei manufatti rinvenuti. Ogni azione umana o ogni evento naturale, ha lasciato in un sito una traccia che si sovrappone alla situazione preesistente. Esempi di queste azioni o eventi possono essere l’accumulo di immondizia gettata al di fuori del villaggio, un fossato scavato intorno alle mura della città, la costruzione del muro di una casa, il suo crollo, il deposito di fango lasciato da un’alluvione, ecc. A seconda che siano effetto di un evento naturale o di un’azione umana, le unità stratigrafiche si possono intanto suddividere in “naturali” (deposito alluvionale, crollo del muro) e “artificiali”. Per quanto riguarda quelle “naturali” , la geologia ci insegna che un sedimento è un accumulo di materiale solido sulla superficie terrestre, derivato dall’azione di fenomeni e processi che agiscono nell’atmosfera, nell’idrosfera e nella biosfera (venti, variazioni di temperatura, precipitazioni meteoriche, circolazione delle acque superficiali e sotterranee, spostamenti di masse d’acqua in ambiente marino o lacustre, azione di agenti chimici, azione degli organismi viventi). I sedimenti subiscono nel tempo una serie di eventi e trasformazioni definita ciclo sedimentario: Degradazione (o alterazione), Erosione, Trasporto, Deposito (o sedimentazione), Seppellimento. Nel caso dei nuraghi, si tratta in parte di depositi eolici che, su edifici abbandonati favoriscono anche la crescita della vegetazione, e dell’affioramento ‒ a causa del prelievo dei conci e a causa dei crolli ‒ dell’intercapedine tra le due murature, interna ed esterna, che compongono le torri; questa, veniva colmata con materiale vario, terra, sabbia e pietrame in primis per fini statici e di coibentazione. Sono innumerevoli infatti i nuraghi coperti dalla vegetazione.

Come fa uno tsunami a distrugge alcune torri lasciandone altre intere? Sei forse il primo tsunami con senso paesaggistico, visto che hai coperto Tharros, o meglio, l’insediamento nuragico di Muru Mannu di sabbia e il nuraghe S’Uraki di terra? E se sei arrivato dal golfo di Cagliari, cosa ha coperto allora di terra l’altare di Monte d’Accoddi?

Lo tsunami cala di intensità.

Tsunami: Ma quanti tsunami ci sono stati in Sardegna? Uno dal Golfo di Cagliari a flagellare il Campidano, uno da ovest a coprire il Sinis e uno da nord a coprire Monte d’Accoddi. Questa tesi comincia a diventare impossibile da sostenere.

C.F.: lo penso anche io. E inoltre, l’asteroide non si è ancora presentato.

Tsunami: Ma allora, se non sono esistito, la mia vita non ha più senso!

Platone: Suvvia, non disperarti. In realtà sei esistito, ma non qui in Sardegna, e non nel mito di Atlantide. Se vai nel Mare Egeo, a Thera, precisamente, proprio nell’epoca in cui ti hanno narrato che avresti distrutto i nuraghi, ci fu una grande eruzione vulcanica che distrusse l’isola. L’evento generò anche uno tsunami alto da 35 m a 150 m che devastò la costa nord di Creta, distante circa 110 km. Lo tsunami ebbe un impatto sulle città costiere quali Amnisos, dove i muri degli edifici furono deformati nel loro allineamento. Sull’isola di Anafi, 27 km a est, sono stati trovati strati di cenere profondi 3 m, come pure strati di pomice sui pendii a 250 m sopra il livello del mare. Sono certo che laggiù troverai di che svolgere il tuo compito e avrai la tua giusta collocazione nel mondo delle scienze naturali e della storia.

Tsunami: Grazie saggio Platone, avrei finito per vagare in eterno in cerca di un avvenimento inesistente.

Lo tsunami torna ad essere una comune onda marina, e si avvia verso Thera, oggi Santorini.

C.F.: Saggio Platone, ti ringrazio per essere intervenuto in questa discussione.

Platone: Non devi ringraziarmi. Perché questa conversazione non è mai avvenuta, e io… non sono mai stato qui.

C.F.: Salutiamoci comunque con una citazione.

[allontanandosi] Platone: “Dovetti concludere meco stesso che veramente di cotest’uomo ero più sapiente io: […] costui credeva di sapere e non sapeva, io invece, come non sapevo, neanche credevo di sapere”[5]

C.F.: Alla base del pensiero socratico troviamo la convinzione di “sapere di non sapere”, intesa come consapevolezza di non conoscenza definitiva, che spinge però al desiderio di conoscere: più ci si addentra nello studio e nella conoscenza, più ci si rende conto delle infinite ramificazioni del sapere. La conoscenza, così come la ricerca, diviene pertanto un processo in divenire e mai del tutto esaurito. Proprio nell’accezione del messaggio di Socrate si può quindi individuare per analogia il germe antico dello studio di Dunning-Kruger.
L’effetto Dunning-Kruger è una distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità autovalutandosi, a torto, esperti in quel campo. Come corollario di questa teoria, spesso gli incompetenti si dimostrano estremamente supponenti.[6]

 

Written by Claudio Fadda

 

 

Info

Si ringrazia Vettore Fausto ed il saggio “La costruzione della scienza geografica nei pensatori dell’antichità classica” di Marina Secchi (Società Geografica Italiana, 1990)

Life After Death Statue di Mont’e Prama

Life After Death Navicelle nuragiche

 

Note 

[1] Libera reinterpretazione dei primi versi de La Genesi, di Francesco Guccini.

[2] Tratto dall’articolo di Igor CartaSardegna ed Atlantide: un’imbarazzante strategia di marketing iniziata nel 2002

[3] Platone, Crizia.

[4]Per molte generazioni, finché fu abbastanza forte in loro la natura divina, erano obbedienti alle leggi e bendisposti nell’animo verso la divinità che aveva con loro comunanza di stirpe: avevano infatti pensieri veri e grandi in tutto, usando mitezza mista a saggezza negli eventi che di volta in volta si presentavano e nei rapporti reciproci. Di conseguenza, avendo tutto a disdegno fuorché la virtù, Stimavano poca cosa i beni che avevano a disposizione, sopportavano con serenità, quasi fosse un peso, la massa di oro e delle altre ricchezze, e non vacillavano, ebbri per effetto del lusso e senza più padronanza di sé per via della ricchezza; al contrario, rimanendo vigili, vedevano con acutezza che tutti questi beni si accrescono con l’affetto reciproco unito alla virtù, mentre si logorano per eccessivo zelo e stima e con loro perisce anche la virtù. Ebbene, come risultato di un tale ragionamento e finché persisteva in loro la natura divina, tutti i beni che abbiamo precedentemente enumerato si accrebbero. Quando però la parte di divino venne estinguendosi in loro, mescolata più volte con un forte elemento di mortalità e il carattere umano ebbe il sopravvento, allora, ormai incapaci di sostenere adeguatamente il carico del benessere di cui disponevano, si diedero a comportamenti sconvenienti, e a chi era capace di vedere apparivano laidi, perché avevano perduto i più belli tra i beni più preziosi, mentre agli occhi di coloro che non avevano la capacità di discernere la vera vita che porta alla felicità allora soprattutto apparivano bellissimi e beati, pieni di ingiusta bramosia e di potenza.” (Platone, Crizia)

[5] Platone, Apologia di Socrate.

[6] Marco Ferrari, La forza dello stupido, in Focus, nº 268, febbraio 2015, p. 26.

 

2 comments

  1. Alfonso Stiglitz /

    Ottima intervista.
    Un unico appunto che riporta a una vulgata inventata e diffusa dalla scuola di Frau, che vuole Atlantide come “isola delle torri”; siccome la Sardegna è l’isola delle torri per eccellenza, vedi i nuraghi, ergo Platone parla di Sardegna.
    In realtà Platone non parla di un'”isola delle torri”; le uniche torri citate, e solo nel Crizia, sono quelle che “sovrastano il ponte da entrambe le parti”. Un po’ poche non vi sembra?

    • Claudio Fadda /

      Ciao Alfonso, ti ringrazio per l’intervento. Concordo pienamente, infatti il Crizia cita solo le due torri che affiancano il ponte, e come avrai letto nell'”intervista” è lo tsunami a narrare di torri. Quando io uso la parola “torre” è connessa alla spiegazione dell’impossibilità di un avvenimento catastrofico che possa aver danneggiato i nuraghi.

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