Sardegna ed Atlantide: un’imbarazzante strategia di marketing iniziata nel 2002

Sardegna ed Atlantide: un’imbarazzante strategia di marketing iniziata nel 2002

Ott 7, 2017

Allora infatti quel mare era navigabile, e davanti a quell’imboccatura che, come dite, voi chiamate colonne d’Ercole, aveva un’isola, e quest’isola era più grande della Libia e dell’Asia messe insieme: partendo da quella era possibile raggiungere le altre isole per coloro che allora compivano le traversate, e dalle isole a tutto il continente opposto che si trovava intorno a quel vero mare. Infatti tutto quanto è compreso nei limiti dell’imboccatura di cui ho parlato appare come un porto caratterizzato da una stretta entrata: quell’altro mare, invece, puoi effettivamente chiamarlo mare e quella terra che interamente lo circonda puoi veramente e assai giustamente chiamarla continente.Platone – “Timeo”

Nuraghe Nolza – Nuraghe Barumini

La suggestiva connessione tra la Sardegna e Atlantide continua a tenere banco negli ambienti accademici e non, malgrado risalga ormai al lontano 2002.

Merito soprattutto di una attenta ed oculata strategia di marketing, visto che le prove a sostegno di tale tesi sono state smontate dagli archeologi con dovizia di dati.

Storia finita? Niente affatto, visto che gli stessi esperti sono stati da più parti e a più riprese tacciati di “ottuso oscurantismo” e di “occultamento di reperti”, statue di Monte Prama in primis.

Già nel 2005, un consistente gruppo di studiosi pubblicò un documento su Sardinia Post di 21 punti in cui la tesi in oggetto veniva analizzata e smentita con criterio scientifico, ma rimase quasi sconosciuto.

Per far espandere però il messaggio in maniera capillare sarebbe stato opportuno debunkare tale castello di carte sulla base sì di criteri scientifici, ma divulgando la smentita con semplici dati di fatto, usando deduzioni logiche d’immediato impatto, poiché la gran parte degli appassionati difficilmente si prenderebbe la briga di leggere dei rapporti di scavo o chiedere lumi sul concetto di unità stratigrafica.

Partendo dal principio ed usando delle semplici deduzioni logiche è quindi possibile dimostrare che quanto finora raccontato “in pompa magna”, specie in televisione, abbia fondamenta ben più labili di quanto si creda, di fango per l’appunto.

Vediamo quali sono i cardini della connessione Sardegna – Isola di Atlante:

il numero ridotto dei nuraghe nelle zone più “basse” della Sardegna, il Campidano, il Sinis, la Marmilla e la Trexenta;

il fatto che in tali regioni, dove presenti, le torri nuragiche si mostrano o si mostravano coperte di fango, lascito di una gigantesca ondata di maremoto;

il fatto che le stesse torri presentino i danni più consistenti nel lato rivolto verso il mare, ulteriore prova a carico di questo tsunami, che avrebbe cancellato la civiltà nuragica nel 1175 a.C.

Nuraghe di Barumini

Tralasciando le possibili cause del maremoto, gli scritti di Platone e la questione sul posizionamento in età antica delle “Colonne d’Ercole”, concentriamoci sul vero nocciolo della questione, quello che fa discutere (leggasi vendere) di più.

Se ancora non lo avete fatto, installate Google Earth per un piccolo tour virtuale, cercando le torri con le coordinate o per nome. Vi sarà tutto più chiaro.

La Sardegna dunque, può essere stata colpita da una catastrofe naturale come l’isola di Atlante, da uno mega-tsunami che ha annientato i nuraghe e i suoi costruttori? No, ecco perché.

Il “cadavere eccellente” portato ad esempio è il nuraghe di Barumini. Sito Unesco dal 1997, venne scavato da Giovanni Lilliu alla fine degli anni ’40; in precedenza si presentava come una semplice collina come se ne vedono tante, ancora oggi, in quella subregione nota col nome di Marmilla.

Può un mega-tsunami aver flagellato e sepolto di fango una struttura megalitica a 238 metri sul livello del mare e distante da esso (Coord: 39°42′ N; 8°59′ E) 55 km in linea d’aria?

In caso affermativo, come si spiega allora la presenza nel Golfo di Cagliari di strutture nuragiche danneggiate ma visitabili come il nuraghe Diana (Coord: 39°12′ N; 9°19’E) presso Quartu Sant’Elena o i nuraghe Sa Dom’è s’Orcu (Coord 39°03′ N, 9°01’E) e Antigori (Coord 39°05′ N, 9°00’E) presso Sarroch che guardano ancora, a poche centinaia di metri, quel mare che avrebbe dovuto spazzarli via?

Ma se saliamo di quota la situazione non cambia; ad esempio chi o cosa ha danneggiato il nuraghe Nolza (Coord 39°55′ N, 9°04′ E) di Meana Sardo, un quadrilobato simile a quello di Barumini, per struttura e danni, ma eretto a 700 metri sul livello del mare e distante da esso ben 75 km in linea d’aria?

Nuraghe Diana

Saliamo ancora, un ulteriore esempio, chi o cosa ha distrutto il nuraghe Su Calavrige, (Coord 40’00 N, 9°16′ E) in territorio di Desulo, a 1400 metri sul livello del mare, lasciandone solo le fondamenta? Due esempi tra tanti e piuttosto significativi.

Anche il tema del danneggiamento non regge, lo testimonia ad esempio il nuraghe Piscu presso Suelli (Coord: 39°35′ N, 9°7′ E), elevato sul mare di 350 metri e distante da esso circa 40 km. Anch’esso era sepolto come Barumini, ma la parte più danneggiata del suo bastione quadrilobato è quella opposta al mare; basta osservarlo dall’alto.

Tornando a Barumini, se a tutto ciò aggiungiamo che l’illustre Giovanni Lilliu vi attesta ben cinque fasi costruttive, dal 1500 a.C al III sec. d.C., riporta in numerose pubblicazioni il rinvenimento di reperti di fattura punico-romana oltre che nuragica, che ciò è in linea con altre strutture simili ubicate in zona come il “Genna Maria” di Villanovaforru e il “Su Mulinu” di Villanovafranca, viene spontaneo ritenere che le cose andarono diversamente.

Infatti, quegli elementi probatori ritenuti “schiaccianti”, danni e depositi di “fango” hanno ben altre spiegazioni e assai meno esoteriche.

I danni: non vi è in Sardegna un solo nuraghe integro; numerose e diverse sono le cause che ne hanno segnato il degrado e in taluni casi la totale rovina, in primis il prelievo, nel corso dei secoli, di materiale lapideo per edifici successivi, come accaduto ad esempio al Colosseo e alle Piramidi.

Il “fango”: si tratta in parte di depositi eolici che, su edifici abbandonati favoriscono anche la crescita di alberi, e dell’affioramento, a causa del prelievo dei conci, dell’intercapedine tra le due murature, interna ed esterna, che compongono le torri; questa, per ovvie ragioni statiche, veniva colmata con materiale vario, terra, sabbia e pietrame in primis.

Monte d’Accoddi

Sono innumerevoli infatti i nuraghe coperti dalla vegetazione. Quella del maremoto è una tesi risibile solo per il fatto che distrugge alcune torri lasciandone altre intere, oppure per il fatto che ci troveremmo davanti al primo tsunami con senso paesaggistico, visto che ha coperto Tharros, o meglio, il preesistente insediamento nuragico di Muru Mannu di sabbia e il nuraghe S’Uraki di terra!

Se ancora non dovesse bastare, chi o cosa coprì di terra un altro misterioso monumento, la famigerata “ziqqurat” o meglio altare di Monte d’Accoddi, anch’esso coperto fino agli anni ’50?

Ma quanti maremoti ci sono stati in Sardegna? Uno dal Golfo di Cagliari a flagellare il Campidano, uno da ovest a coprire il Sinis e uno da nord a coprire Monte d’Accoddi.

Cosa combinarono questi nuragici per far sbroccare Poseidone a tal punto?

Infine una provocazione: se davvero la civiltà nuragica sparì flagellata dal maremoto nel 1175 a.C., a chi dobbiamo la necropoli del Sinis con le sue famose statue, i cui inumati, stando al C14, sarebbero vissuti tra l’XI ed il IX secolo a.C.?

 

Written by Igor Carta

 

 

 

Info

Sardegna ed Atlantide La Stampa

Documento Sardinia Post

Connessione Sardegna Atlantide – Sardegna sotterranea

Sito Fondazione Barumini

Tharros – Muru Mannu

 

5 comments

  1. Domenico Sotgia /

    Ammesso e non concesso che Atlantide sia mai esistita, la semplice logica esclude l’identificazione con la Sardegna. Cosa non si farebbe oggi per assurgere ad una seppur effimera notorietà. Il buono di questa vicenda è che si sono accesi i lumi della curiosità sulle origine dei sardi e sulla loro storia, ancora oggi poco conosciuta e approfondita.

    • Domenico, concordo. Il lume si è acceso, è vero, ma posso dire che un lume acceso se non esposto ad aria si spegne velocemente.

  2. Gian Piero /

    Questo

    https://www.google.it/maps/@40.662609,9.0437603,3a,20y,98.24h,93.02t/
    data=!3m6!1e1!3m4!1scffTv3i0nXCErNZPjrr4Zg!2e0!7i13312!8i6656

    è la collina che nasconde il nuraghe Cugono al confine tra i territori di Oschiri e Ozieri. Il nuraghe presenta una torre centrale e almeno tre laterali tutte sepolte dal terreno depositatosi sopra nel corso dei secoli. Ci vuole solo un pò di studio (e onestà intellettuale) per capire che la tesi Atlantide=Sardegna non regge; è la stessa mentalità che portò alla ribalta la tesi (d’argilla) che Juan Peron sia stato in realtà un emigrato mamoiadino.

  3. Lubh /

    La Sardegna prima era situata nell’oceano atlantico.
    Anzi, nello spazio.

    • Ah finalmente qualcuno che ha viaggiato nel tempo ed è tornato a noi per dirci dove stava la Sardegna. Ritengo che sia una “teoria” da sviluppare, che ne pensi di scrivere un libro con queste rivelazioni sensazionali? Oppure meglio un film così diamo anche le immagini della Sardegna a destra della Luna. #moltolol grazie. :P

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: