“Summer House with Swimming Pool” di Herman Koch: quando la vittima è tua figlia

“Summer House with Swimming Pool” di Herman Koch: quando la vittima è tua figlia

Gen 18, 2018

Con mia grande sorpresa, inizio il 2018 facendo quello che faccio fin troppo spesso: leggendo di stupri.

 

Summer House with Swimming Pool

Il primo romanzo che ho letto quest’anno è “Summer House with Swimming Pool” di Herman Koch edito da The Text Publishing Company (in Italia è uscito con il titolo “Villetta con piscina” pubblicato da Neri Pozza Editore), autore de “La cena”. Avevo scelto questa lettura perché mi aspettava una giornata di oltre 40° in piscina, quindi cosa poteva essere più pertinente di un dramma ambientato proprio in una piscina per farmi compagnia? Ovviamente mi sbagliavo.

Di Herman Koch avevo già letto “La cena”, da cui è stato tratto un film orribile che, pur avendo Richard Gere come pilastro, proprio non regge il confronto con il romanzo. Sapevo, quindi, che lo stile di Koch non è propriamente leggero e spensierato, ma da lì a ritrovarmi immersa in una storia di stupro c’è un bel salto, no?

Il protagonista della storia è il dottor Marc Schlosser, medico generico che visita un paziente ogni 20 minuti: non 15, non 10, ma esattamente 20. Perché, diciamocelo, 20 minuti danno l’impressione (assolutamente erronea) che si sta ricevendo un’attenzione adeguata, che i propri problemi di salute vengono presi sul serio. Insomma, 20 minuti è un buon compromesso tra la necessità di liberarsi quanto prima dei pazienti e il bisogno di non spedirli da uno specialista: se tutti finissero nelle mani di specialisti, il mondo della medicina crollerebbe in una settimana. Parola di Marc Schlosser.

Marc è sposato con Caroline, una donna affascinante da cui ha avuto due bambine: Lisa e Julia. Julia è la maggiore: ha 13 anni e brilla di una bellezza tutta sua; Lisa è più piccola, ancora immersa in un’età durante la quale il problema maggiore è divertirsi.

Quando la famiglia viene invitata dall’attore Ralph Meier a trascorrere le vacanze estive insieme, né Caroline né Marc fanno i salti di gioia: Ralph è un paziente di Marc e ha un debole per Caroline, quindi perché rovinarsi le vacanze andando nella casa con piscina di quell’uomo? Sarebbe fuori luogo, spiacevole e impegnativo. Non andranno. Caroline, però, non ha fatto i conti con il debole di Marc per Judith, la moglie di Ralph.

Quella che promette di essere una storia di tradimenti tra coniugi e di intrighi in piscina, diventa una caccia all’uomo: quando Julia viene stuprata durante una festa in spiaggia, tutti sono sospettabili e nessuno è più un amico. Ma la parte davvero agghiacciante è che non si scoprirà mai chi ha realmente abusato della bambina e che lei proteggerà il suo assalitore.

Ho avuto i brividi, quando ho letto questo estratto:

I could feel my cock in my shorts searching for space at this fantasy. I fought back the urge to grab her right then and there and toss her onto the sand without further ado. To take the initiative. A half-rape, women always like that. All women.

È un pensiero di Marc mentre passeggia con Judith, ignaro che sua figlia sta subendo una violenza a poche centinaia di metri da loro, proprio in quell’esatto momento.

Il caso ha voluto che leggessi il libro di Joan McGregor, “Is It Rape?”, subito dopo aver terminato il libro di Koch: la McGregor cita le storie di Denise e di April, raccontate nel testo di Warshaw pubblicato nel 1994.

Denise è stata violentata a metà degli anni ’70 da Bob, un conoscente che ha ignorato i «No» della ragazza e si è addormentato accanto a lei dopo aver abusato di lei; il giorno dopo ha lasciato a Denise un biglietto in cui le diceva che si sarebbero potuti rivedere presto e le augurava buona giornata.

Quando Bob l’ha chiamata, lei lo ha insultato e ha riattaccato, ma lui ha telefonato nuovamente, chiedendo quale fosse il problema. April è stata violentata da un conoscente che le ha chiesto se solitamente protesta così tanto quando fa sesso. Né Bob né il secondo uomo hanno capito che quello che hanno fatto si trattava di stupro.

Herman Koch

Quello che è molto comune (e sbagliato) è l’insistere: l’insistenza non viene considerata violenza da moltissimi uomini, ma lo è. Le parole di Marc mi hanno fatto rabbrividire perché sono il ritratto di moltissimi uomini che ho incontrato: insistere è un atto giusto, perché i «No» sono solo di facciata.

Non è vero! Insistere è sbagliato e fa sentire una donna sotto pressione, insicura e in pericolo. Insistere fa sì che si arrivi al sesso, ma in quale modo ci si arriva? La mancanza di una lotta fisica per difendersi dall’aggressore non è indice di non-violenza, quanto di incapacità di gestire una situazione uscita fuori controllo, perché la verità è che nessuno insegna alle donne a gestire questo tipo di situazioni e quando accadono si è impreparate.

Tempo fa affermavo di non voler più leggere romanzi che facessero della violenza sul corpo o sulla mente delle donne un espediente narrativo. Ho tenuto fede alla mia promessa, rendendomi però conto di quanto i messaggi violenti pervadano in modo inaspettato e prepotente tutto ciò che è letteratura, cinema e musica.

In questo caso specifico ho apprezzato il romanzo di Koch, perché è riuscito a entrare nella mente di un personaggio, ovvero Marc, che vive in bilico tra un menefreghismo ben radicato e la sicurezza che una famiglia può dare.

Il dottor Schlosser è un uomo emblematico, contraddittorio e sospettoso, che nasconde più di quanto non voglia ammettere e che si vede violare la propria famiglia. È un padre protettivo e un uomo senza scrupoli. Per questo e per il fatto che nessuno saprà mai se Julia è stata davvero violentata dal tecnico dell’acqua, questo romanzo mi ha colpita.

A voi le riflessioni successive.

 

Written by Giulia Mastrantoni

 

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