“Ambulatorio 62” di Ivan Caldarese: l’inchiostro che parla di cancro e di un progetto benefico

“Ambulatorio 62” di Ivan Caldarese: l’inchiostro che parla di cancro e di un progetto benefico

Giu 2, 2016

“Insomma, come impazzisce una cellula? Cosa le fa scegliere di esplodere, trascinando nella sua follia tutte le altre che incontra? Eh, cara cellula con cui hai dato principio a tutto…, sai, di fartene una colpa, amica mia, non me la sento. In buona sostanza eravamo molto simili, anch’io nella mia vita ho molte volte non rispettato i giusti spazi, i limiti che continuamente mi imponevano, cercando di arginare la mia unicità.”

Ambulatorio 62

Parlare di cancro è scomodo. Parlare di cancro non è condiviso dall’opinione pubblica, quasi fosse un bubbone che, soltanto “sfiorandolo”, potesse esplodere e contagiare tutti. Come se le cose tristi dovessero rimanere in un comparto stagno, perché così sono lontane e non ci si pensa. Alimentare le nostre paure non serve a niente, ma è dalla consapevolezza e dalla condivisione che può nascere, semmai, una cura. Nessuno di noi è immune.

Chi ha avuto esperienze in proposito, sa quanto importante sia per un malato di cancro parlare della sua situazione, e trovare solidarietà. Mettere un’esperienza dolorosa nero su bianco, per uno scrittore, è un efficace tentativo di esorcizzare un periodo buio, che si spera non debba mai più ritornare. È sperimentare quel potere terapeutico che ha la scrittura, e trovare in essa grande conforto.

I malati di cancro hanno non solo il desiderio di sperare, ma anche tutti i diritti. Perché sconfiggere questa orrenda malattia, definita il male del secolo, è possibile. Tanti ce l’hanno fatta, e lo vogliono testimoniare.

Fra loro, Ivan Caldarese, l’autore di “Ambulatorio 62” (Marotta & Cafiero Editori, 2016), un’opera che parla del travagliato percorso di un giovane che scopre di avere un cancro alla tiroide. Attraverso esami invasivi, dove ci si sente soltanto un numero da analizzare, egli giunge fino all’intervento chirurgico e alla conseguente terapia, necessari per salvargli la vita.

Ivan Caldarese è nato a Milano nel 1977, e questo è il suo secondo libro. Parte del ricavato delle vendite andrà in beneficenza all’Associazione CentroInsieme Onlus – Progetto Vela: Rendere Consapevoli di Scampia, e il volume ha un costo di € 10,00.

L’autore concepisce la vita come fosse un viaggio in treno. Un percorso che lo diverte, anche se mai prima d’ora aveva immaginato quanto. Non vuole scendere, non vuole fermarsi. Nonostante veda amici e persone intorno a sé scendere ad una fermata non prevista, egli intende aggrapparsi a tutto quello che ha a disposizione, pur di rimanere il più a lungo possibile su quel treno.

Ivan Caldarese

E attraverso un lungo processo che, dalla scoperta del male all’operazione per estirparlo, lo lascia in principio attonito e poi sempre più fiducioso, egli si affida alla competenza dei medici, decidendo di mettercela tutta.

È come se dopo la scoperta, venisse a mancargli l’aria. Una serie di reazioni prendessero possesso del suo corpo, violente ed improvvise come un fuoco che arde; per poi avere la sensazione di annegare, in una paura che si fa sempre più intensa. Ma ecco che il richiamo alla terra, è più forte di qualunque cosa. La natura umana è portata alla sopravvivenza, e l’uomo con lei. Aria, fuoco, acqua e terra, sono proprio le quattro parti in cui questa storia è suddivisa. Quattro elementi, senza i quali non ci sarebbe vita.

Una discesa all’inferno incalzante e suggestiva, per poi riemergere e poter dire di avercela fatta.

“Alla mia piccola Lidia” è la dedica dell’autore alla figlia, nata da poco. La prova tangibile che dobbiamo sempre sperare.

 

Written by Cristina Biolcati

 

 

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: