“Se mi lasci ti uccido” di Norma Stramucci: seconda posizione nella sezione A del Concorso Oubliette 04

“Se mi lasci ti uccido” di Norma Stramucci: seconda posizione nella sezione A del Concorso Oubliette 04

Mag 15, 2014

Se mi lasci ti uccido” di Norma Stramucci si aggiudica la seconda posizione nella sezione A (libro di prosa) della Quarta Edizione del Concorso Letterario Nazionale “Oubliette 04 promossa dalla web magazine artistica Oubliette Magazine. Di seguito la critica letteraria redatta da Irene Gianeselli. Buona lettura!

Distesa sul divano, con le mani tra le ginocchia, Mariam fissava i mulinelli di neve che turbinavano fuori dalla finestra. Una volta Nana le aveva detto che ogni fiocco di neve era il sospiro di una donna infelice da qualche parte del mondo. Che tutti i sospiri che si elevavano al cielo si raccoglievano a formare le nubi, e poi si spezzavano in minuti frantumi, cadendo silenziosamente sulla gente. “A ricordo di come soffrono le donne come noi” aveva detto. “Di come sopportiamo in silenzio tutto ciò che ci cade addosso”. K. Hosseini, Mille splendidi soli

Una donna che cerca di raccontare la violenza di genere. Norma Stramucci desidera farsi interprete di donne sconfitte che disperatamente cercano un riscatto come fa Cristina, protagonista del primo dei tre racconti, che appoggia la sua vita sulla rabbia e la cieca rassegnazione fino a quando non trova chi la ascolti e finalmente agisca con lei e per lei; mentre Simona si aggrappa a pezzi di fantasie, feticci che riproducono le fattezze di case perfette dove potrebbero risiedere solo utopie perché la realtà è ben diversa: il marito abusa della figlia.

Poi c’è Eva, apparentemente protetta da un marito più grande e ricco di lei, premuroso, innamorato: è la donna del prevedibile cliché che approda ancora più prevedibilmente in una scena di violenza. Che siano donne mature o giovani, ragazzine o bambine, tutte sembrano accomunate dallo stesso infame destino a cui non si può sfuggire: tutte devono cedere alla furia, al disprezzo o al potere indiscutibile di uomini incapaci di amare e di vivere.

Tutte sembrano costrette ad affogare nel silenzio fino a quando non intervenga qualcuno a salvarle. Uno stile schietto e immediato a raccontare il dramma delle donne d’oggi abbandonate troppo spesso alla violenza degli uomini sia dalla giustizia dei burocrati, sia dalle stesse famiglie che preferiscono tacere e dissimulare.

In qualche caso la narrazione inciampa in una cronaca essenziale di eventi accaduti realmente: esempi che, però, supportano il messaggio delle trame semplici e intuibili stigmatizzando quanto sia necessario riflettere sulla condizione, sul ruolo e sulla dignità della donna di oggi, sempre troppo spesso umiliata e violentata in tutta la sua essenza. Norma Stramucci ha reso evidente la violenza fisica e psicologica con pragmaticità anche nella storia delle lucciole e delle lumache, metafora di amori malati, insoddisfatti e perversi.

Oggi più che mai sono necessarie storie che nella loro chiarezza raccontino e mettano in luce, con la forza della semplicità, la violenza atroce ed ingiustificabile contro le donne. Storie che parlino delle donne alle donne e agli stessi uomini che sappiano scegliere di essere – prima che “padri”, “amanti” o “mariti” – ” degni uomini”, responsabili della propria dignità individuale e di quella delle compagne, perché la violenza, purtroppo, non è più solo psicologica e fisica: è anche nelle definizioni, nei marchi e negli stereotipi da cui la donna è sempre più spesso soggiogata.

Non è solo dalla violenza carnale e psicologica che occorre dunque liberarsi, ma da una sottile logica e dominazione “intellettuale” che troppe volte induce le donne stesse alla mistificazione quando, ad esempio, accettano di omologarsi ai canoni e ai comportamenti imposti, quando non acriticamente accettati, da una società che vive sugli stereotipi e sui luoghi comuni costruiti – a questo punto non si sa bene da chi, se da “maschi” o da “femmine” – per compiacere i sempre più “virali” maschi “virili” assetati di corpi su cui sfogare la propria perversione, il proprio nulla, in definitiva, la propria impotenza.

 

Congratulazioni a Norma Stramucci per l’ottimo risultato.

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Link diretto finalisti del Quarto Concorso Letterario Nazionale “Oubliette 04” QUI

 

Written by Irene Gianeselli

 

Per i vincitori della Prima Edizione del Concorso “Oubliette 01″ clicca QUI.

Per i vincitori della Seconda Edizione del Concorso “Oubliette 02″ clicca QUI.

Per i vincitori della Terza Edizione del Concorso “Oubliette 03″ clicca QUI.

 

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