I modi di dire e la saggezza popolare in Sicilia

I modi di dire e la saggezza popolare in Sicilia

Gen 17, 2014

Il “dialogo” siciliano è ricco di modi di dire e di proverbi  che hanno la principale funzione di semplificare il discorso, attraverso un codice orale trasmesso da generazione in generazione.

 

Parte di tale codice, grazie ai più grandi scrittori siciliani da Verga a Camilleri, è entrato nella letteratura italiana e così per esempio il termine “pagare con il violino”  che sta a significare: un giorno avrai i tuoi soldi o a seconda del caso, stai lavorando gratis; prenderla in criminale: arrabbiarsi o prenderla a male; cane affamato non teme bastone, modo di dire usato da Verga in riferimento al popolo affamato.

Parole, modi di fare del popolo che entrano nella letteratura e, attraverso essa, diventano patrimonio culturale.

Modi di dire e saggezza popolare che mettono curiosità, tanto da spingere diversi scrittori a riassumere in volumi e cercare di dare una spiegazione sull’ origine di questi frasi. Uno di questi autori è Andrea Camilleri che nel 1995 li riassume in un volume pubblicato da Sallerio editore Palermo,  dal titolo “Il gioco della mosca”.

Anche il titolo riprende un modo dire “u iocu da muisca”: lo si praticava da maggio a settembre, quando il sole asciugava la spiaggia inumidita dalle piogge d’autunno. Ci si distendeva, in sei o dieci ragazzi e ognuno metteva al centro, all’altezza della propria testa una monetina di venti centesimi. Su ogni monetina si sputava. Poi si restava immobili, magari per ore aspettando che una mosca andasse a posarsi su un ventino. Il proprietario del ventino prescelto dalla mosca vinceva i soldi puntati da tutti gli altri.

Un modo di dire che risulta molto strano è senza dubbio “nuttata persa e figghia fimmina”: Nottata perduta e figlia femmina. Esprime la delusione di un risultato ottenuto dopo lungo travaglio e impegno. Probabilmente venne detto per la prima volta da un contadino, come risposta alla domanda posta da alcuni amici che chiedevano di che sesso era il nascituro.

In questa espressione si deve considerare che all’epoca della vicenda la figlia femmina non poteva svolgere in campagna  lavori veramente pesanti; non solo non portava soldi a casa, dato che era inammissibile che la figlia femmina svolgesse un qualsiasi lavoro autonomo, ma per di più, se si sposava, portava via i soldi della dote.

Tuttavia le origini di questa frase non sono sempre contadine, infatti si narra per esempio di un commerciante rovinato da un improvviso tracollo che decise di suicidarsi. Il commerciante ci provò in tutti i modi senza avere “fortuna”. Con l’ultimo tentativo, gettandosi in mare, svenne.

Non seppe di essere stato raccolto, da una paranza di passaggio, dal medico del paese. Quando aprì gli occhi vide il dottore e l’infermiere e capì di non essere morto. Sperò in una ferita grave che da lì a poco avrebbe portato alla tomba. E invece alla domanda “cosa mi sono fatto?” Il medico risponde “Niente” “Fesserie”.

In conclusione “fece tra i denti il commerciante rabbioso”, “nottata persa e figlia femmina”.

Le opere letterarie dedicate ai modi di dire, alla saggezza popolare e ai proverbi sono veramente tante. Faccio solo l’esempio del saggio di Federico Hoefer dal titolo “Sicilianata”.

Ogni zona d’Italia ha le sue frasi e proverbi. Un pezzo di storia da ricordare e tramandare.

 

Written by Rosario Tomarchio    

 

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