Intervista di Daniele Mei a Madaski dei The Dub Synch

Intervista di Daniele Mei a Madaski dei The Dub Synch

Apr 6, 2012

The Dub Sync è un progetto ad alto impatto dove le nuove tendenze sonore dance floor si fondono con la tecnica e le atmosfere fluide del dub senza mai dimenticare l’incitazione al movimento. Da ascoltare, da ballare in assoluto sincronismo.

Alla vigilia dell’uscita del secondo disco di studio di The Dub Sync, prevista per il 17 aprile, intervisto Madaski,  storico componente degli Africa Unite (la più longeva, famosa, importante band raggae italiana di sempre), mente e manipolatore sonoro di questo nuovo progetto dal respiro internazionale.
Ecco cosa ci racconta.

 

D.M.:  Devo essere sincero, mettere le mani avanti, non ho mai seguito il dub e il reggae, anche se possiedo alcuni dischi degli Africa Unite, qualcuno degli Almamegretta, qualcuno di Bob Marley e addirittura un disco degli Eazy Skankers che mi hanno colpito live. L’effetto che mi sta facendo sentire The Dub Sync è quello di pensare che mi son perso molto, giusto?

Madaski:  Ha ha, direi che possiedi pochi dischi, ma tra i più belli…..gli Eazy Skankers sono una delle migliori band emergenti, ho prodotto io l’ultimo loro lavoro e Raphael, il cantante, appare in The DubSync.  E’ sicuramente un personaggio dotato di grandi capacità e una splendida voce.

 

D.M.:  Ad un novizio del genere come me cosa diresti per avvicinarsi al dub in poche parole?

Madaski:  Il dub nasce sostanzialmente come una tecnica di remix , inizialmente applicato alle versioni strumentali dei brani, spesso pubblicati sul lato B del 45 giri, poi diventa un genere a se stante che unisce una certa sperimentazione nel suono ad atmosfere sia ritmiche sia dilatate che possono ospitare interventi vocali, ma anche perdersi in lunghe ed ipnotiche suites strumentali. Ora, è diventato antagonista della dance hall,portando con se tematiche ed atteggiamenti più consci nel mondo del reggae, e si distingue , musicalmente,  per una vera ‘’cultura’’ delle basse frequenze, quindi proposto e suonato attraverso sound system che sono in grado di amplificare particolarmente questa peculiarità sonora con grande profusione di onde sonore ad impatto subsonico.

 

D.M.:  Il dub come evoluzione del reggae, l’elettronica è sempre stata una sua componente o si è partito con altre soluzioni più classiche?

Madaski:  Ho già anticipato la risposta, soluzioni sicuramente più classiche, come quelle descritte prima, l’elettronica è una caratteristica portante di The Dub Sync  ma non è certo assimilabile completamente al genere, noi suoniamo in questo modo perché ci piace particolarmente, io sono da sempre uno sperimentatore nel suono elettronico ed industriale e applico il mio sound alla tecnica del dub e viceversa.

 

D.M.:  Parliamo di voi: il progetto The Dub Sync è composto da una importante costola degli Africa Unite, cosa differenzia le due esperienze e quali sono i motivi che hanno spinto, se vogliamo vederla in quest’ottica, gli Africa Unite a cambiare nome e ad affrontare i palchi con un progetto alternativo?

Madaski:  Ci sono pochi punti di contatto tra gli Africa e The Dub Sync, il reggae classico offre pochi spunti di sperimentazione, The Dub Sync è per me un’esigenza in questo caso, ci divertiamo molto e abbiamo occasione di girare con una formazione più snella e adattabile, possiamo suonare in contesti diversi non strettamente legati al reggae e abbiamo un impatto molto più ritmico e legato alla danza e al movimento.

 

D.M.:  Mi piace molto la scelta degli ospiti, dare spazio a giovani per lo più sconosciuti oltre a nomi di rilievo quali Bunna (cantante degli Africa Unite) e Fabri Fibra (devo dirvi chi è?), vi fa onore, e aumenta la qualità e la varietà dell’insieme.

Madaski:  Ci piace spaziare e dare spazio a chi lo merita, i giovani che compaiono nel nostro album sono davvero interessanti.

 

D.M.:  La vostra esperienza in Malesia è stata l’ispirazione per il disco, cosa vi ha colpito di questa esperienza?

Madaski:  E’ stato un bel modo per concentrarci e discutere sulla direzione da prendere,abbiamo suonato in contesti molto diversi da quelli soliti e tutte queste cose fanno bene…Siamo soddisfatti.

 

D.M.: La dimensione ideale di The Dub Sync è sicuramente il live, che immagino molto potente e intenso, non vedo l’ora di parteciparvi, da ciò che vedo nei video, ci sarà anche molta improvvisazione, vero?

Madaski:  Il dub è improvvisazione allo stato puro,attraverso uno strumento che spesso non è considerato uno strumento, cioè il mixer, costruisco e decostruisco il ritmo e le masse sonore mentre Paolo e Nico si sincronizzano dando la pulsazione e colorando le ritmiche. E’un bel lavoro d’insieme dove l’improvvisazione non è basata sull’ostentazione della tecnica strumentale, ma sulla capacità di creare un groove fluido , continuo ma sempre diverso.

 

D.M.:  Avrete come vocalist in tour un cantante fisso o farete varie ospitate a seconda della situazione?

Madaski:  No, le voci fanno parte dell’elettronica e sono gestite da me attraverso il mix, poi, sicuramente qualche feat. live sarà ricreato, qualche ospite verrà a trovarci, ma la formazione base rimane quella a tre.

 

D.M.:  Grazie e speriamo di vederci presto, magari quando passate da queste parti, in Sardegna intendo, avete qualcosa in programma come tour qua?

Madaski:  Per ora no ma il booking è aperto ed i concerti iniziano ad arrivare,la Sardegna è sempre molto ospitale ed attenta,quindi speriamo di passarci in estate.

 

Written by Daniele Mei

 

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 Info:

http://www.thedubsync.com/

 

 

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