"Almeno mi racconto" di Daniela Rindi, raccontato da Nadi Turriziani

"Almeno mi racconto" di Daniela Rindi, raccontato da Nadi Turriziani

Lug 15, 2011

Libro: Almeno mi racconto
Casa editrice: Edizioni Il Foglio
Autrice: Daniela Rindi
Pagine:  200
Prezzo: Euro 15,00
ISBN 9788876063107
“Quel lavoro mi distraeva un po’, mi faceva uscire di casa, ma non nutriva il mio spirito paradossalmente anoressico. Quello continuava a dimagrire, a seccarsi come una foglia caduta. Avevo bisogno di un po’ di linfa, altrimenti mi sarei persa per sempre. Mi licenziai.”

Questo breve estratto racconta sostanzialmente il vero motivo per cui scrivo. (Daniela Rindi)

Questa è la mia prima raccolta, il tentativo di raggruppare una serie di racconti editi e non, in modo ordinato. I racconti sono di fantasia, con uno sfondo autobiografico.

La raccolta è divisa in due capitoli: nel primo il punto d’osservazione ha voce femminile, nel secondo quella maschile.

Sono emozioni fotografate, istantanee di vita vissuta, elettrocardiogrammi che si rivelano con uno scritto sinottico, secco e incalzante, in un linguaggio moderno, senza enfasi e ridotto alla sua essenza. Almeno così qualcuno ha detto…

Daniela Rindi. Nasce a Milano il 29/07/1964. Frequenta seminari di scrittura creativa con Beppe Fiore, Nicola La Gioia e Davide Giansoldati.

Racconti vari vengono pubblicati on line da Booksbrothers, Fernandel, LibriSenzaCarta, Musicaos, Sagarana, Blogosphere, Promesse d’autore, Altra Musa, Terra Nullius, Graphe Edizioni e Anonima Scrittori. In cartaceo pubblica per la Giulio Perrone Edizione, Cicorivolta Edizioni, per Il Foglio Letterario di Gordiano Lupi, Fara Editore, BooksBrothers, Delos Book e Tunuè.

Fa parte di vari collettivi di scrittura tra i quali: Anonima Scrittori, Undiciparole con Perrone Lab, P.A.R.A.D e X-Women.

Lavora in teatro con Mario Scaccia, Tino Schirinzi, Gianrico Tedeschi, Ingrid Thulin.

Frequenta un seminario con lo scrittore Guido Ceronetti presso il Teatro dei Sensibili: stage sulle Marionette e sul Teatro d’Ombre.

Come attrice cinematografica lavora con Federico Fellini, Roberto Benigni, Monica Vitti, Elliott Gould, Catherine Spaak, Carlo Verdone, Lino Banfi, Paolo Villaggio, Renato Pozzetto, Fabio Testi, Nino Manfredi, Ornella Muti, Sergio Castellitto.

Dalla recensione di Antonio Romano:
Alla fin fine ho letto più di duecento pagine, e un’idea me la sono anche fatta. Sommaria, un’idea sommaria, come ogni idea.

La prima idea che mi viene in mente è che ogni racconto parta come macroscopia di un’attesa. Un momento di sospensione: un risveglio, un richiamo, una lettura… la protagonista sta sempre facendo qualcosa che poi verrà interrotto da qualcos’altro. E allora ogni incipit è attesa dell’evento.
Che si tratti della bella Elisa o della donna cannone (anche l’insegnante di pag.102 è un’ex-obesa), di una fame reale o immaginata o di una malattia, che sia un’esclusione volontaria o eterodiretta, le protagoniste sono fuori dal mondo.

Sole: la solitudine dei personaggi è la seconda idea che mi sono fatto. Se penso alla morte di Francesco e alla storia che ha con una delle protagoniste, solitudine mi pare quasi riduttivo come termine

La terza idea è: che gusto c’è nella descrizione dei dettagli (mi viene in mente il tomino a pag. 67). Alla Rindi piacciono i dettagli, ma solo per poi abbandonarli. Descrizioni fini a loro stesse, perché i problemi o le aspettative o i sentimenti delle protagoniste sono una cosa, il mondo esterno è esterno: accozzaglia di fenomeni.

Quindi la terza idea è: il mondo interiore e quello esterno sono inconciliabili, il secondo è tendenzialmente deludente (cfr. PpdiP). Deludente in maniera buffa, che alla fine è solo una delusione per le aspettative, se non te le fai non rimani deluso.
Quarta idea, quella che mi piace di più: il sesso. Non alludo tanto alla mammina de “Il bivio”, che pure vorrei incontrare. Non alludo alla ragazza che può comandare al secchione della classe di mettersi un cucchiaio nel culo (pag.107), che non vorrei incontrare. Alludo al fatto che l’unico rapporto con gli uomini consista o, immaterialmente, in una chimera (una serie di fraintendimenti, delusioni e/o contrasti) o, materialmente, in una scopata o allusione della medesima.

E i personaggi femminile (che i personaggi possono essere vari, ma il femminile rimane uno: e lo chiamerei Elisa) ora lo so perché sono isteriche: sono in attesa di qualcosa, sole, scollegate da un mondo deludente, complicatamente sessualizzate. L’impressione che mi hanno dato è che manchi a tutte loro uno scopo. «I suoi sogni di attrice non vennero ascoltati» (pag. 35).

Sito internet: http://danielarindi.blogspot.com

E-mail: daniela@specchiopiuma.it

di Nadia Turriziani

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