Nicolas Party: dai graffiti di Losanna ai grandi musei del Mondo

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“Per me il muro non è mai stato solo una superficie da riempire, ma uno spazio da abitare.” ‒ Nicolas Party

Nicolas Party opere
Nicolas Party opere

Artisti fra i più originali e celebrati della scena contemporanea internazionale, Nicolas Party nasce a Losanna il 1° luglio 1980.

La sua avventura artistica inizia da adolescente come graffiti writer, dipingendo i muri della sua città: anche in futuro saranno un continuo richiamo per le grandi superfici. Della Svizzera, paese in cui trascorre l’infanzia e l’adolescenza, porterà con sé i paesaggi alpini, le montagne, i laghi e le valli, filtrati attraverso una prospettiva singolare e personalissima dai colori vividi.

Tuttavia, il fervore artistico di Nicolas Party non si ferma alla street-art: a raccontarlo è la sua formazione accademica, che lo porta a frequentare la Lausanne School of Art in Svizzera, prima di trasferirsi in Scozia per conseguire un Master of Fine Arts alla Glasgow School of Art. Nella città scozzese di Glasgow, nota per la sua vivace scena artistica, Party stabilisce i primi contatti con le gallerie che in seguito lo rappresenteranno.

Oggi, Nicolas Party, artista simbolo dell’arte contemporanea, vive e lavora a New York, passando per Bruxelles e per Londra.

“Il pastello è un medium che permette una fluidità e un’intensità difficili da raggiungere con altri mezzi.”

Il mondo pittorico di Nicolas Party è realizzato quasi totalmente con un medium antico quanto affascinante: il morbido pastello, cifra stilistica dell’artista per raccontare i nostri tempi. Nonché contrasto affascinante da fissare e trasferire sulla tela; lì dove il pastello viene sfumato a mano libera, permettendo all’artista di ottenere un’eccezionale fluidità visiva e un’intensità cromatica tale da sembrare emettere luce propria. Oltre che ad acquisire una consistenza tattile che ricorda il velluto o la pelle umana, il cui risultato visivo è a dir poco ipnotico. Tuttavia, questa morbidezza contrasta con la rigidità quasi geometrica delle forme rappresentate, creando una tensione sottile capace di catturare lo sguardo dello spettatore.

“Non voglio che il visitatore veda singole opere isolate, voglio che entri in un mondo diverso, che venga avvolto dalla mia visione.”

Sono tre i generi pittorici a cui si dedica Party, eredi della tradizione classica, che lui reinventa con un suo particolarissimo linguaggio contemporaneo: ritratto, natura morta e paesaggio. A prima vista, potrebbe sembrare un approccio tradizionalista, quasi accademico. Ma è nell’esecuzione delle sue opere che Party scompagina ogni aspettativa. I suoi paesaggi non rappresentano luoghi reali, ma visioni fantastiche che in un parallelismo neppure troppo azzardato ricordano Henri Matisse. Il legame con l’esponente del fauvismo risiede nell’uso antinaturalistico del colore. Sia Matisse che Party utilizzano la cromia più per il suo impatto psicologico che per la fedeltà ottica alla realtà. Le foreste rosa o i cieli viola di Party creano uno spazio totalmente costruito, quasi digitale, che evoca sensazioni familiari e alienanti al tempo stesso.

Le nature morte di Party non sono composte e tranquille, come quelle risalenti alla tradizione pittorica di antica memoria, ma sono popolate da oggetti che sembrano avere vita propria. In questo caso, la similitudine è con le rappresentazioni pittoriche di Giorgio Morandi, ne sono esempio le composizioni di frutta o pesci, come nella recente mostra Dead Fish di Nicolas Party a New York, che riprendono il rigore geometrico del Morandi. Che, seppur svuotate della loro componente drammatica classica in favore di una purezza quasi magnetica, sono custodi al contempo dello spirito delle nature morte seicentesche. Sebbene, la tavolozza di Party sia infinitamente più accesa e pop rispetto ai toni polverosi e terrei di Morandi, la finalità è comunque identica: costringere lo spettatore a focalizzare una ‘tranquilla attenzione’ su oggetti apparentemente banali, la cui presenza è quasi scultorea.

“Gli oggetti sono sempre al centro della tela, come un gruppo di attori su un palcoscenico.” ‒ Nicolas Party

I ritratti realizzati da Nicolas Party, invece, descrivono figure androgine. Infatti, rappresentare l’androginia dei soggetti è una prerogativa dell’artista, che ama figurare i loro volti senza appartenere a un genere definito: volti possono essere maschili o femminili a seconda del punto di vista, realizzati con colori improbabili. Che possiedono capelli arancioni, pelle verde acqua, occhi bluastri, in contrasto con occhi forati dal vuoto come statue antiche, secondo l’osservazione di un critico. Eppure, sembrano guardare dritto nello spazio, creando una connessione immediata con lo spettatore. Ne è esempio l’opera un Doppio ritratto, rappresentazione di due giovani uomini in maglietta a righe. La cui lettura si presta a interpretare l’immagine come un momento di amicizia, di amore o di specularità, ma dove alcuna interpretazione è risolutiva.

“Il mio lavoro non è una copia del reale, ma una sua traduzione in un linguaggio visivo personale.” ‒ Nicolas Party

La produzione di Party, che spazia dai dipinti su tela e rame a monumentali murales, unisce la precisione della storia dell’arte classica a una forte sensibilità contemporanea, creando un ponte unico tra tradizione e avanguardia. Uno degli aspetti più originali della pratica scultorea di Party è il suo interesse per la policromia antica, ovvero, la pratica, diffusa nell’arte greca e romana, di dipingere le sculture con colori vivaci.

Nonostante oggi si sia abituati a vedere le statue greche bianche, eleganti, monocromatiche. Tuttavia, questa è un’illusione: il tempo ha cancellato i colori originari, lasciando solo il nudo marmo. Con le sue sculture dipinte, Party viene oggi a ricordare che l’arte antica era molto più vicina all’estetica moderna di quanto si possa pensare. Le sue sculture, busti, torsoli, frammenti anatomici, sono realizzate in legno e modellate con tecniche digitali, fra cui software di tipo CAD (computer aided-design). E poi dipinte a mano in colori intensi e surreali. Ne sono esempio un busto viola che sembra accasciarsi su se stesso, una figura orizzontale in ombra che rievoca le tombe medievali, teste dai tratti stilizzati che ricordano l’arte egizia.

“Il colore è stato rimosso dalla storia dell’arte, io cerco di restituirglielo.”

Nicolas Party non ama creare soggetti inediti; al contrario, preferisce muoversi all’interno dei generi più tradizionali della storia dell’arte: le sue figure umane hanno volti levigati, monumentali e privi di una chiara identità di genere come emotiva.

Una freddezza formale, questa, che strizza l’occhio ai personaggi anonimi e monumentali di un altro grande dell’arte: Renè Magritte. Entrambi gli artisti usano la pittura non per esprimere un sentimento immediato, ma per mettere in scena un enigma visivo.

Spesso accostati a elementi naturali come insetti o piante, questi personaggi evocano una profonda introspezione e un senso di straniamento. Come Magritte, Party estrapola oggetti ordinari quali mele, alberi, pesci, gatti dal loro contesto logico, per dare loro un posto il cui significato è imprescindibile da quello reale.

Il legame con il Surrealismo belga di René Magritte è così profondo che nel 2018 il Musée Magritte di Bruxelles ha invitato Party a realizzare una mostra dialogando direttamente con le opere del maestro.

“Un pesce morto non è solo un soggetto, è una riflessione sulla mortalità, sul tempo, sulla caducità dell’arte stessa.” ‒ Nicolas Party

Nicolas Party non si limita a dipingere tele che poi vengono appese alle pareti. La sua visione artistica è ambientale e totalizzante. Rivoluzionando il modo in cui si pensa alle mostre d’arte. Per ogni mostra progetta l’intero spazio espositivo: dipinge le pareti, crea architetture interne, dispone le sculture su piedistalli di diverse altezze, tanto che le sue mostre sono vere e proprie esperienze immersive. Per lui, una mostra non è una collezione di opere, ma un’opera d’arte unica e totale. Le pareti dipinte, i piedistalli colorati, gli archi che collegano le stanze: tutto fa parte della sua visione.

L’uso di colori saturi, di modelli ripetuti, di archi che guidano il visitatore attraverso gli spazio contribuiscono a creare un ambiente in cui l’arte non è più oggetto da contemplare, ma spazio da abitare.

Immaginando di entrare in una galleria d’arte allestita da Nicolas Party, ad accogliere il visitatore è un’esplosione di colori che ricopre i muri, dove trovano posto figure simili a statue antiche dagli occhi vacui con bocche di un rosso acceso o capelli di arancione fluorescente. Elementi che colpiscono direttamente lo spettatore nella sua profonda emotività.

Nel 2017 lo Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington D.C. ha affidato a Party la sua galleria circolare al terzo piano: un enorme spazio dove ha dipinto un murale a 360 gradi che raffigura albe e tramonti. Su ogni parete è riprodotto un paesaggio diverso: montagne blu e viola, cascate rosa e rosse, mentre il visitatore, camminando, assiste a continue sequenze notturne e giornaliere.

Si dice che l’ispirazione per l’opera gli sia arrivata da un discorso di Barack Obama dopo le elezioni del 2016, traducendo il messaggio di speranza in una celebrazione visiva del tempo che passa e della bellezza che circonda l’uomo.

“Non importa cosa succede, il sole sorgerà domani mattina.”

Oggi, quel murale non esiste più: come è destino di tutte le opere effimere ha fatto spazio a una nuova mostra. Ma le fotografie e la memoria di chi l’ha visto restano.

Nicolas Party è un artista che ha scelto di percorrere una strada artistica difficile: recuperare i generi classici della pittura e renderli contemporanei, come usare un medium antico come il pastello e trasformarlo in uno strumento di innovazione, o ancora, dipingere muri che poi verranno cancellati per affermare la bellezza effimera dell’arte. Ed è proprio nella consapevolezza che l’arte è prima di tutto un’esperienza personale, intima, irripetibile, che risiede la grandezza di questo artista.

“La mia arte non cambierà il mondo, ma può cambiare i pochi metri intorno a chi la guarda.”

Negli ultimi anni, Nicolas Party è diventato uno degli artisti più richiesti e celebrati del panorama contemporaneo. Il successo di Party si riflette anche nel mercato dell’arte. Nel 2021, un suo pastello su tela, Portrait (2014), è stato venduto da Christie’s per 693.000 dollari. È un chiaro segnale del crescente interesse per un artista capace di unire tradizione classica e contemporaneità.

Nicolas Party è spesso descritto come un artista che parla alla contemporaneità guardando al passato. Le sue opere, con i loro colori vivaci e le loro forme semplificate, sembrano fatte per l’età dei social media: sono immediate, riconoscibili, fotogeniche. Eppure, affondano le radici in una tradizione millenaria: nel Rinascimento, nel Barocco, nel Modernismo. Tanto che è stato definito un “archeologo della storia dell’arte”. La forza del suo lavoro non risiede nell’invenzione di nuove forme, ma nella sua capacità di campionare, sintetizzare e rielaborare le lezioni dei maestri del passato in un linguaggio visivo contemporaneo.

I legami dell’artista svizzero spaziano dal Rinascimento al Surrealismo, fino ad arrivare alla pittura d’avanguardia del Novecento. Party ha più volte dichiarato di essere affascinato dal Rococò, e in particolare dalle opere dell’artista veneziana del Settecento Rosalba Carriera, pioniera del ritratto a pastello. Nel Settecento, come ha osservato Party, le persone facevano un uso massiccio di ciprie e trucchi, trasformando i propri volti in maschere estetiche. I suoi ritratti androgini sono in qualche misura una replica di questa finzione: la pelle vellutata ottenuta sfumando il pastello morbido a mano libera simula un trucco teatrale pesante, annullando l’individualità del soggetto per trasformarlo in un’icona universale.

Infine, la critica rintraccia parallelismi tra Party e i pionieri del modernismo americano ed europeo: Georgia O’Keeffe, per esempio. Lì, dove Party condivide con la pittrice americana il fascino per le forme fluide, dall’aspetto di organismi viventi, oltre alle rappresentazioni di cieli e magnifici tramonti. Tuttavia, mentre O’Keeffe partiva dall’osservazione ravvicinata del dato naturale per arrivare all’astrazione, Party semplifica la natura arrivando a una sintesi geometrica pura.

“È l’unico momento della giornata in cui puoi davvero vedere, visivamente, come funziona l’intero universo. Puoi vedere la rotazione della Terra, il cambiamento della luce, la fisica dell’atmosfera che si trasforma.” ‒ Nicolas Party

Nicolas Party citazioni street art
Nicolas Party citazioni street art

A un primo sguardo, l’universo visivo di Nicolas Party può apparire favolistico, giocoso e accattivante grazie all’uso di colori pastello e tonalità gioiello. Tuttavia, la critica parla spesso di una certa inquietudine che pervade ogni sua opera. Dietro le linee pulite e le superfici perfette si nasconde un’atmosfera sospesa, enigmatica e leggermente destabilizzante. La prospettiva viene costantemente esaltata e distorta; non ci sono tracce di pennellate o imperfezioni umane sulla superficie del pastello, conferendo alle scene un’aria artificiale, quasi alienante. È un mondo in cui la familiarità dei soggetti cede lo spazio a una strana forma di isolamento emotivo.

Nicolas Party è un artista che unisce memoria, colore e forma. Le sue opere sono visivamente seducenti, ma invitano anche a un’esperienza più profonda: lo spettatore si confronta con la storia dell’arte, con il presente e con l’immaginifico. Il pastello diventa linguaggio universale, il soggetto quotidiano diventa simbolo, lo spazio espositivo diventa teatro del sogno.

Nicolas Party rappresenta oggi una figura cardine della figurazione contemporanea: un artista capace di rifiutare la rigidità concettuale per rimettere al centro il piacere visivo, l’empatia e lo studio approfondito dei maestri del passato. L’esecuzione tecnica e l’apparente semplicità del soggetto mascherano una riflessione profonda sul tempo, sulla memoria, sul rapporto tra uomo e natura. Ricordando al fedele amante dell’arte che la pittura contemporanea può sorprendere, stupire e commuovere senza rinunciare alla tradizione.

Visitando la sua prossima mostra, evento raro ma non impossibile per noi comuni mortali, l’importante è lasciarsi avvolgere dai colori creati da Nicolas Party. Lasciare che i suoi lavori guardino noi visitatori con i loro occhi di statua. Lasciare che i suoi paesaggi irreali ci trasportino in un altrove.

Perché, come insegna Nicolas Party, l’arte non è solo qualcosa da vedere: è qualcosa da vivere.

“Le mie mostre sono come camminare all’interno di un dipinto.” ‒ Nicolas Party

 

Written by Carolina Colombi

 

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