“La scimmia nuda” di Desmond Morris: la scomoda verità dell’uomo animale
Il 19 aprile 2026 è morto, a 98 anni, Desmond Morris, lo studioso che ha riportato l’essere umano dentro la natura. E ci ha costretti a guardarci senza alibi.

Con il suo libro più celebre: “La scimmia nuda”, l’etologo britannico ha demolito l’illusione della nostra superiorità: a quasi sessant’anni dall’uscita, il suo messaggio resta più attuale che mai.
Con lui scompare una delle voci più originali del Novecento: lo scienziato che ha avuto il coraggio di osservare l’uomo senza indulgere a illusioni, trattandolo per quello che è: un animale. Non è una provocazione. È un cambio di prospettiva.
“La scimmia nuda”, pubblicato nel 1967, nasce da un’intuizione semplice e radicale: l’essere umano non occupa una posizione speciale al di fuori della natura. Ne è parte integrante.
«Esistono centonovantatré specie viventi di scimmie con coda e senza coda; centonovantadue sono coperte di pelo. L’eccezione è costituita da uno scimmione nudo che si è auto-chiamato Homo sapiens.»
Con questo incipit, diventato ormai iconico, Morris introduce un’operazione culturale di grande portata: riportare l’uomo dentro il regno animale, sottraendolo alla narrazione della sua presunta eccezionalità.
Prima di lui, l’essere umano era stato studiato da molte discipline: psicologia, sociologia, antropologia, ma raramente con uno sguardo così coerentemente biologico. La scimmia nuda rompe questo schema e propone un’analisi fondata sull’etologia: l’uomo come primate tra i primati.
A rendere il libro un successo duraturo non è solo la tesi, ma il modo in cui viene espressa. Morris scrive con chiarezza ed ironia, e il risultato è un saggio scientifico accessibile, capace di coinvolgere senza semplificare. E soprattutto, capace di mettere in discussione certezze profonde. Perché il punto centrale resta difficile da aggirare: la nostra identità animale non è un retaggio del passato, ma una componente viva, attiva, che continua a plasmare i nostri modi di agire. Mangiare, desiderare, misurarsi, cooperare: ciò che consideriamo “umano” affonda le radici in dinamiche evolutive molto più antiche della cultura.
Morris insiste su questo aspetto: i cambiamenti del comportamento umano non dipendono soltanto da fattori sociali o culturali. Alla base vi sono adattamenti biologici profondi, sviluppati nel tempo per rispondere a esigenze di sopravvivenza. Lo scimmione cacciatore ha imparato a collaborare e comunicare non per scelta morale, ma per necessità.

E quei meccanismi sono ancora con noi. Ed è anche per questo che “La scimmia nuda” continua a parlare al presente. In un’epoca che ama definirsi evoluta e razionale, assistiamo al riemergere di violenze e conflitti che sembravano appartenere al passato. Non si tratta di una regressione improvvisa, ma della persistenza di tratti che non abbiamo mai davvero superato.
Come scrive Morris: «per comprendere la natura dei nostri impulsi aggressivi, dobbiamo considerarli sullo sfondo delle nostre origini animali».
Il punto, allora, non è stabilire se siamo diversi dagli altri animali. Il punto è riconoscere quanto di animale resta in noi. Ed è forse proprio questa la ragione per cui “La scimmia nuda”, a quasi sessant’anni dalla sua uscita, continua a risultare così attuale: non ci rivela qualcosa di nuovo. Ci costringe, piuttosto, a ricordare ciò che continuiamo a rimuovere.
Written by Algo Ferrari
Bibliografia
Desmond Morris, La scimmia nuda, Bompiani, 2001
