“Il cielo sopra Gaza non ha colori” di Morena Pedriali Errani: l’adolescenza negata
“Da quando è morto […] la mamma ha perso la voce… l’ha sepolto con un papavero sul cuore.” ‒ “Il cielo sopra Gaza non ha colori”

Morena Pedriali Errani, autrice de “Il cielo sopra Gaza non ha colori” (Giulio Perrone, 2025), ha 27 anni ed è nata e cresciuta a Ferrara.
È di etnia Sinti e discende da una famiglia di circensi, tradizione, questa, che pure lei coltiva con grande passione insieme alla passione per la scrittura, per il racconto che prende posizione e non fa sconti. Al pubblico è già nota per essere arrivata in semifinale al Premio Campiello Giovani nel 2017 e al Premio Chiara Giovani nel 2018. Nel 2022 ha invece presentato alcuni scritti al Parlamento europeo come attivista dell’associazione Phiren Amenca, di cui fa parte, in sostegno delle minoranze romanì.
“Il cielo sopra Gaza non ha colori” racconta la storia di due gemelle di Gaza, due bambine di cui una nata cieca, due bambine nate in una Terra faticosa che si vedono anche negata l’adolescenza, seppur difficile, a causa del genocidio in atto.
La Errani non ha paura a chiamare le cose con il loro nome, come specifica anche nella nota finale che chiude il libro perché questa, dice, non è una guerra, perché una guerra, per quanto possa essere orribile, prevede delle regole, mentre lì, a Gaza non ce ne sono di regole e nessuno è al sicuro in nessun posto.
Fin dalla prima pagina il romanzo ci porta in un mondo che sembra irreale, mentre è una cruda realtà. Nur e Layla dopo il 7 ottobre 2023 fuggono a nord della Striscia, sono già orfane di padre, morto anni prima durante uno degli innumerevoli attacchi israeliani su Gaza, mentre perdono la madre durante le prime offensive dell’IDF. Sono quindi sole ad affrontare questo orrore.
Nur è cieca dalla nascita e quindi viene guidata dalla sorella Layla che, per proteggerla, le mente su ciò che sta accadendo raccontandole storie fantasiose ed è così che il suono delle bombe diventa lo scoppio di fuochi d’artificio, le urla dei feriti urla di gente in festa, mentre i lenzuoli bianchi che avvolgono i corpi dei civili sono abiti da sposa.
Si rifugiano nell’ospedale di Al-Ahali Arab a Gaza City, ma quando questo viene bombardato, nella conseguente confusione, Layla perde Nur che viene portata via dai soldati. E da quel momento la sua unica ragione di vita diventa ritrovarla. Può solo domandare alla gente se ha visto una bambina uguale a lei, ma con gli occhi bianchi, perché non ha null’altro da mostrare.
La storia raccontata è inventata, ma si ispira a molte altre reali, accadute e poi cadute nel vuoto e nell’insopportabile silenzio internazionale. E sono “le dita sparse senza mano…”, “il bambino che scava nella polvere, sposta pietre…” “le mani, le cornee fatte a brandelli nelle fosse comuni” ad aprire il romanzo. Immagini che vogliono ridare umanità ai martiri di Gaza, a tutti quelli che non avranno mai un nome e una tomba su cui piangere.
I colori

Bianco: “le lenzuola […] in fila […] le ossa mangiate dai cani, la bava agli angoli della loro bocca. Bianco il vestito di una sposa che i soldati usano come bersaglio, però dentro ci passa il sangue ancora e grida… Non ci sono stelle qui, le cerco nelle tue iridi. Anche quelle sono bianche, sei nata così, sei benedetta. Tu non vedi e non hai mai visto.” (pag. 14) ed ancora “Anche i droni sono bianchi. Perché, dal basso, tu li confonda con le nuvole.” (pag. 19).
Rosso: “Da quando è morto […] la mamma ha perso la voce…l’ha sepolto con un papavero sul cuore.” (pagg. 22-23).
Nero inchiostro: “Ho deciso che ti scriverò finché non torni e ti dirò tutta la verità. Ho bisogno che a restare in vita sia tu che, quando tutto questo sarà finito, e finirà, avrai la forza nel fondo delle costole di raccontare ciò che non ti ho fatto vedere.” (pag. 53).
La Errani per bocca di Ibrahim si chiede: “Che fanno gli altri, il resto degli esseri umani? Ci guardano? E se ci guardano morire in diretta, se stanno vedendo questo genocidio consumato in streaming, perché rimangono a guardare?” (pag. 94).
E allora, forse, è arrivato il momento di provare tutti, ognuno come può, a fare nostro il motto che una volta era di Vittorio Arrigoni: “Restiamo Umani!”
Written by Beatrice Benet
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Cara scrittrice, sei mai stata in Israele? o pensi che il cielo per i massacrati il 7 ottobre 2023 sia diverso? E se sei una zingara non dimenticare che gli islamici ti disprezzano mentre ebrei e zingari sono morti assieme a Auschwitz
Nikolaus, la scrittrice è molto giovane. Talvolta si può accedere ai ragionamenti in modo morbido. Vero: ebrei e zigani (sinti, et cetera) sono morti assieme. Vorrei sottolineare il non schieramento di Oubliette Magazine: una recensione di un libro è semplicemente una recensione di un libro, un dare voce a tutte le parti di questo “gioco” sanguinario (senza forzatamente pendere da una o dall’altra parte).