“Terra bruciata” di César Pérez Gellida: personaggi schiavi del proprio demone

Il termine spagnolo gellidismo indica lo stile di César Pérez Gellida; i suoi thriller si caratterizzano per il realismo, nonché per il rigore in ambito criminologico e forense.

Terra bruciata di César Pérez Gellida
Terra bruciata di César Pérez Gellida

Terra bruciata (Ponte alle grazie, 2025, pp. 571, trad. di Thais Siciliano) ha vinto il Premio Nadal 2024; si ispira alla storia di Belle Gunness, serial killer americana vissuta tra ‘800 e ‘900. Gellida colloca la vicenda nella regione spagnola di Estremadura, nel 1917; con un un generoso ricorso all’analessi, movimenta l’asse narrativo principale.

È il 17 aprile; nella stazione ferroviaria di Zafra, un uomo con una cicatrice sul volto cammina avanti e indietro. È inquieto; sembra un animale in gabbia. Malgrado l’evidente turbamento, non ha l’aria di un tipo pericoloso; è il borsone da viaggio a insospettire gli agenti della Guardia Civile.

L’uomo risponde brusco alle loro domande; contrariato, mostra i documenti. Si chiama Jacinto Padilla; lavora come fattore in una famosa tenuta. Tenta la fuga; atterrato da un colpo, deve arrendersi. Terra bruciata ci porta su una strada sterrata; Martín Gallardo si dirige verso la stazione di polizia. Tenente della Guardia Civile, trentanove anni; chi lo conosce non ha dubbi. È meglio non averlo come nemico; ma nemmeno come amico. Gallardo è un veterano delle guerre a Cuba e nelle Filippine; al ritorno, ha portato con sé la dipendenza dall’oppio.

Durante il tragitto, informa il sergente Darío Pacheco sui fatti della stazione; l’uomo arrestato aveva con sé denaro e gioielli. Due giorni prima un incendio ha distrutto la tenuta Monterroso; pare che il fattore abbia confessato. Sarebbe il colpevole; quanto alla proprietaria, nessuno sa dove sia. Padilla assicura di averne seguito le istruzioni; inoltre, lui e la Vedova sarebbero amanti da tempo. Gallardo e Pacheco condurranno l’indagine; giunti presso la stazione di polizia, si preparano a interrogare il sospettato.

In cella, quest’ultimo fa i conti con sé stesso; finché gli sarà dato vivere, dovrà sopportare il peso della colpa. Gli era toccato un ruolo scomodo; quasi fosse un sacerdote, aveva dovuto officiare una lugubre liturgia. Nel commettere tali nefandezze, Padilla era perfettamente in sé; solo una passione sfrenata lo ha reso quello che è oggi. Un unico motivo gli impedisce di porre fine alle sofferenze; ha bisogno di assicurarsi che lei sia sana e salva.

Nella sala degli interrogatori, Pacheco lo incalza; taccuino e matita in mano, Gallardo prende appunti. Jacinto Padilla, quarantaquattro anni, celibe e senza figli; operatore agricolo qualificato, lavora presso la tenuta Monterroso dal luglio 1915. Condivideva il letto con la Vedova; li univa anche un piano comune. Non avrebbe voluto farlo, Padilla; insistente, la donna lo aveva convinto con una promessa.

Alcuni giorni prima, Antonia Monterroso si è presentata al comando della Guardia Civile; è stato Gallardo a raccogliere la denuncia. Pazzo di gelosia, il fattore l’avrebbe minacciata di morte; forse ha fatto del male anche a un uomo. La donna che si ostina a proteggere è arrivata a tanto; distrutto dalla rivelazione del tenente, Jacinto crolla. Alcuni agenti setacciano la zona intorno alla fattoria; Pacheco si cala nel pozzo. Un esterrefatto silenzio accoglie la notizia; l’unico suono, la risata isterica di Padilla. In due ore vengono estratti sette cadaveri; il sotterraneo della caserma funge da obitorio.

Ramón Acevedo è una sorta di signorotto locale; ordina a Patricio Carvajal di portargli vivo il prigioniero. Gallardo e Pacheco seguono un consiglio; nello scortare Padilla, passano per il sentiero dei Noci. Il sergente nota un movimento tra gli alberi; prima che Gallardo abbia modo di capire, risuona uno sparo.

Terra bruciata torna all’inizio dell’inverno del 1914; il panettiere è appena uscito dalla porta di servizio. Un rumore metallico lo spinge a voltarsi di scatto; armato di una sbarra di ferro, l’uomo avanza con cautela. Sente qualcosa muoversi alla sua destra; immerso nella penombra, abbatte un colpo sulla testa del presunto ladro. Dentro il locale, il proprietario pulisce la vittima del sangue rappreso; ne osserva il volto con profonda tenerezza. La donna ha qualcosa di ipnotico; i tratti esotici, la corporatura florida risvegliano gli istinti assopiti di Gregorio Espinosa. Mortificato, le chiede scusa; la sconosciuta esita prima di parlare. Ha fame; si è spinta lì in cerca di cibo. Il suo accento ricorda i paesi dell’altro lato dell’Europa; si chiama Antonia. Gregorio le procura una stanza a pensione; la donna vi alloggerà per tutto il tempo necessario. Espinosa cerca di vederla tutti i giorni; spera di averla per sé. Il divario sociale, le convinzioni religiose sono ostacoli; ma non si arrende.

Le offre un lavoro in panetteria; nel ringrazialo, Antonia dosa innocenza e provocazione. Con la presenza della nuova commessa, la clientela cambia; sono giovani uomini desiderosi di essere serviti dalla “russa”. Le donne le rivolgono sguardi sprezzanti e commenti crudeli; le malelingue insinuano addirittura che abbia stregato Espinosa. Con lui, Antonia segue la strategia del ricatto intermittente; in poco tempo il piano dà i frutti sperati.

Terra bruciata ci riporta sul sentiero dei Noci; Patricio reclama la consegna del prigioniero. Lo scontro volge a favore di Gallardo; dopo la ritirata degli uomini di Acevedo, riprende l’interrogatorio. Padilla ignora dove sia Antonia; ma sa che ha nemici pericolosi. Terra bruciata torna al 1915; sul ponteggio della navata, il giovane Jacinto assiste al matrimonio dell’anno. All’arrivo della sposa, cala il silenzio; la sua fisicità prorompente soggioga i presenti.

Dall’alto risuona una fragorosa risata; divertita, Antonia scocca un’occhiata maliziosa a quell’audace operaio. Al termine della cerimonia, egli osa ancora di più; eccitata dal rischio, la donna gli lancia un messaggio. Jacinto Padilla ha iniziato la descensio ad inferos. Antonia parla raramente del proprio passato; si lascia andare solo quando il vino la rende loquace. Fin da bambina ha girato l’Europa con la madre; rimasta orfana, è dovuta scappare per sfuggire alla giustizia. Quella donna bellissima e sfortunata le ha trasmesso un’eredità; l’odio viscerale verso gli uomini. Non paga del matrimonio vantaggioso, Antonia pretende di più; obbliga il marito a renderla comproprietaria delle attività di famiglia. Il cognato la avverte; non le permetterà di mettere le mani sui loro soldi. La donna non batte ciglio; gira i tacchi, emette un lungo respiro. Una volta, due; e altrettante, finché raggiunge l’obiettivo. Adesso è lei a mettere in guardia uno stralunato Francisco; se non vuole guai, deve abbandonare gli intenti bellicosi. Come un ragno, Antonia continua a tessere la tela; sparso il veleno della calunnia, ottiene dal marito un’altra concessione.

Terra bruciata balza al presente; un sospetto di Gallardo diventa certezza. In gran segreto, il tenente sistema il prigioniero in una pensione; occhi indiscreti, un messaggio urgente. Tre colpi alla porta interrompono il racconto di Padilla; una voce femminile annuncia un pericolo. Nella tenuta Monterroso fervono le ricerche; l’agente non ha dubbi. L’orrore rinvenuto nella legnaia è ciò che resta della Vedova; quel dettaglio nella bocca è inequivocabile.

Terra bruciata di César Pérez Gellida Photo by Tiziana Topa
Terra bruciata di César Pérez Gellida Photo by Tiziana Topa

Siamo di nuovo nel 1915; un incendio ha distrutto il negozio di dolci di Espinosa. Antonia è a Siviglia, nell’ufficio di Sixto Simón; deve ritirare l’assegno dell’assicurazione. C’è dell’altro; vorrebbe stipulare una polizza sulla vita del marito. L’importo calcolato è da capogiro; la donna maschera l’euforia. Oltre al certificato medico, serve la firma dell’assicurato; per un attimo appare turbata. Scesi in strada, un uomo li segue a distanza; indossa una redingote nera, la bombetta calata fin sulle sopracciglia. Dall’incontro con Simón prende forma un progetto imprenditoriale; Antonia è socia e finanziatrice. L’uomo con la barba incerata e gli occhi neri assiste ai saluti; lo sguardo fisso su Simón, prende a seguirlo. Abbiamo lasciato Gallardo alle prese con una minaccia; si dà alla fuga insieme a Padilla. Hanno bisogno di un posto sicuro; trovano ospitalità in casa di due donne.

Terra bruciata continua a narrare le imprese di Antonia; ottenuta dal marito la gestione del denaro, si procura il certificato medico. Il destino porta di nuovo Jacinto sulla sua strada; si incrociano in un negozio, lontano dal paese. Una domanda indiscreta al commesso; ora che sa, Padilla ha il coltello dalla parte del manico. Francisco ha insistito per conoscere l’uomo che lavora per lui; in quell’occasione, dà istruzioni a Sebastián Costa. Lo informa che la cognata è in partenza per Siviglia; di sicuro trama qualcosa. Come sempre, il detective studia le abitudini dell’obiettivo; in questo caso accade l’imprevedibile. Si accorge subito che quella donna è fuori dall’ordinario; magnetica, possiede un potere che genera attrazione e repulsione. Senza rendersi conto, ne è rimasto soggiogato; per svolgere al meglio l’incarico, deve tornare lucido. Animato da questo proposito, sale sul treno per Siviglia; si incontrano, si sfiorano. Costa coglie il messaggio implicito della donna; quello che accade segnerà il suo destino. Don Gregorio ha un aspetto sofferente; sempre più debole, è flagellato da terribili dolori.

Un venerdì si accorge che qualcosa non va; è una cliente a dare l’allarme. I testimoni raccolgono le ultime parole; sono rivolte all’amata sposa. La famiglia non condivide la diagnosi sulla causa del decesso; tuttavia le autorità archiviano il caso come morte naturale. Jacinto ha la vedova in pugno; ripresa la relazione, le propone un affare. Antonia conclude una redditizia trattativa con gli Espinosa; il progetto imprenditoriale di Padilla naufraga miseramente. La donna ha già investito quella somma; è diventata comproprietaria di un hotel a Siviglia. Alcune settimane dopo, vi fa ritorno; deve riscuotere l’assegno che le spetta come unica erede di Gregorio. La attende un’amara sorpresa; in preda a una furia disperata, avverte una presenza. È l’uomo incontrato sul treno; un volto dalla barba incerata, occhi neri come la notte. Costa la invita a seguirlo; dispiaciuto, demolisce il castello di menzogne costruito da Sixto Simón. Sebastián ha mostrato il punto debole; Antonia approfitterà di quella crepa per penetrare nel suo cuore. Ha le idee chiare; per recuperare ciò che le appartiene, ha bisogno di lui come alleato.

Terra bruciata si sposta al 21 aprile 1917; Acevedo impartisce due ordini a Patricio. Vuole che faccia fuori il fattore; e che recuperi la dentiera d’oro della Vedova. Una gran folla si accalca all’ingresso della caserma; sono persone in cerca dei propri cari, scomparsi da mesi. Patricio e i suoi si fanno strada in mezzo alla ressa; nessuno ha il coraggio di ostacolarli. Gallardo non trova alcun collega a guardia dell’entrata; lo coglie un cattivo presagio.

Terra bruciata narra i fatti dell’anno precedente; Antonia ha sposato Domingo Palomo.  I coniugi hanno siglato un accordo davanti al notaio; l’ultima clausola è la polizza assicurativa sulla vita del marito. Clara ha tredici anni; fino alla sua maggiore età, la matrigna sarà l’unica beneficiaria. Antonia si adopera per evitare una gravidanza; sul fronte economico, cerca di ottenere il massimo rendimento dalla tenuta. Un problema alla bocca la ossessiona; come se non bastasse, Costa non si è più fatto vivo. Le settimane si susseguono monotone; la donna decide di prendere in mano la situazione.

César Pérez Gellida citazioni Terra bruciata
César Pérez Gellida citazioni Terra bruciata

Un venerdì le urla disperate di Clara la raggiungono in casa; insieme a Padilla, sul posto si sono riuniti molti lavoratori. Antonia vi accorre; davanti a quel pubblico, si lascia andare al dramma. Ormai è conosciuta come la Vedova; viene convocata in caserma per testimoniare. Libera da ogni sospetto, intraprende un viaggio; la prima tappa è Madrid, dove riscuote l’assegno. Prosegue per Siviglia; con la borsa gonfia di contanti, bussa alla porta del dentista. Una protesi di oro e porcellana le splenderà in bocca; se bella vuole apparire, deve prima sottoporsi a una pratica necessaria. Prossima ai quarant’anni, dà una svolta alla propria vita; fa pubblicare un ingannevole annuncio sul giornale. Non le serve un marito ricco; vuole tanti pretendenti facoltosi.

“[…] Solo per dimostare a sé stessa di essere in grado di farsi valere in un mondo gestito dagli uomini. Un mondo in cui nemmeno le donne più fortunate aspiravano a uscire da quel noioso e umiliante secondo piano in cui erano state relegate solo per via del loro genere.”

Il primo pretendente non tarda a presentarsi; nei mesi successivi, altri rispondono all’annuncio. Tutti vengono sottoposti a una sorta di processo; per ciascuno, Antonia emette la sentenza. Padilla esegue; ogni volta, ottiene un lauto compenso. Gli uomini sono di nuovo colpevoli; la matrigna promette vendetta per Clara. Costa ha compiuto la missione; Antonia non vuole la morte di Simón. Le interessa recuperare ciò che è suo; la restituzione avverrà l’ultima domenica del mese. Costa sarà lontano fino alla primavera; al ritorno, le loro vite si uniranno per sempre. Antonia dovrà liberarsi della proprietà; soprattutto, dovrà dare il benservito a Padilla. Costa è diventato un intralcio; con un’allettante promessa, la Vedova vince la resistenza del fattore.

Terra bruciata riprende la vicenda del 1917; Gallardo gioca l’ultima carta. Mostra a Padilla un corpo carbonizzato; è una donna, dalle dimensioni formidabili. È Antonia Monterroso? Il flusso del tempo sembra invertire la direzione; relitti emergono dalle acque. Una marionetta senza fili giace sulla strada; l’auto riprende la corsa attraverso la piana di Estremadura. Il tramonto accende di rosso le lacrime; se si fa terra bruciata, niente germoglia. Antonia non nasce storta; ma nasce donna in un mondo dominato dagli uomini. Uomini che sfruttano il corpo femminile per il proprio piacere; che ne fanno mercato; che non risparmiano le mani né il coltello. Per sfuggire a questa maledizione, Antonia doveva essere un’Ombra; ma il destino era scritto nel genere stesso. La sua misandria è selettiva; le erbe infestanti vanno estirpate, quelle buone preservate. Antonia è una pericolosa seduttrice, come Circe; è anche una scaltra imprenditrice di sé stessa, come Modesta in L’arte della gioia. Gellida rappresenta la miseria della condizione umana; la fragilità è il peccato originale che accomuna i ricchi ai poveri, gli uomini alle donne. Tutti i personaggi di Terra bruciata sono schiavi del proprio demone; ma sono tutti memorabili nella loro splendente opacità.

 

Written by Tiziana Topa

 

Bibliografia

César Pérez Gellida, Terra bruciata, Ponte alle grazie, 2025

 

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