“Il tesoro perduto della regina Ahhotep” di Gianluca Miniaci: la riconquista dell’antico Egitto
“Anno 1700 a. C., poco più di un secolo prima della nascita di una regina di nome Ahhotep. Sull’Egitto governa il faraone Sobekhotep IV; membro della XIII dinastia, una casata che regnava dalla gloriosa capitale Icitawy.”

Il tesoro perduto della regina Ahhotep. Una donna alla riconquista dell’Egitto antico, scritto dall’egittologo Gianluca Miniaci e pubblicato da Carocci editore nel 2025, è un saggio storico che porta alla luce le straordinarie vicende della regina Ahhotep. Donna, che nel cuore dell’antico Egitto, ha giocato un ruolo fondamentale nella resistenza contro gli Hyksos, e nella conseguente riunificazione del regno.
“L’ascesa al potere degli sovrani Hyksos fu sicuramente un evento traumatico per gli Egizi e lasciò evidenti cicatrici nella memoria storica: per la prima volta, infatti, l’Egitto si trovò a essere governato da re stranieri.”
La storia dell’Antico Egitto è ricca di figure enigmatiche e potenti, ma poche hanno avuto un impatto tanto significativo quanto la regina Ahhotep.
Nel libro Il tesoro perduto della regina Ahhotep. Una donna alla riconquista dell’Egitto antico, l’autore dà spazio a una narrazione sviluppata come un viaggio affascinante tra archeologia, politica e mito.
Ed è con grande perizia narrativa, che Gianluca Miniaci ricostruisce il ruolo di questa sovrana, vissuta intorno al 1550 a. C., periodo alquanto turbolento. Tuttavia, molti aspetti della vita e della morte di Ahhotep restano avvolti nel mistero. Un mistero legato ad un tesoro riemerso dal passato.
“La città di Tebe si era ben presto ritrovata stretta all’interno di una vera e propria morsa poiché, oltre alla presenza al Nord degli Hiksos, negli ultimi secoli il potere dei Nubiani, al Sud, era cresciuto notevolmente e stava cercando di approfittare degli scontri nella terra d’Egitto.”
L’opera, fra intrighi, guerre e archeologia, esplora la scoperta del tesoro, forse appartenente alla sovrana, avvenuta nel XIX secolo, intrecciandola con la figura di Auguste Mariette, pioniere dell’egittologia.
Era, infatti, il 1859 quando, nei pressi dell’antica Tebe (oggi Luxor), Auguste Mariette portava alla luce il cosiddetto Tesoro di Ahhotep. Scoperta che apriva uno scenario inedito su uno dei più grandi tesori dell’Antico Egitto: oltre 70 oggetti tra gioielli, armi e manufatti preziosi in oro, argento e pietre dure. Si trattava di un eccezionale corredo funerario comprendente, inoltre, un pugnale d’oro, bracciali finemente lavorati, collane, pendenti e un’ascia cerimoniale decorata con simboli di potere e vittoria.
Questo tesoro apparteneva a Ahhotep, madre del faraone Ahmose I, il quale riuscì a liberare l’Egitto dall’occupazione degli Hyksos, per dare inizio alla XVIII dinastia, età d’oro del Nuovo Regno.
Il ruolo della regina Ahhtep, anch’essa figura chiave della cacciata degli Hyksos, non si è limitato a quello di madre: secondo le iscrizioni ritrovate, Ahhotep, ha avuto un ruolo attivo nel governo e nella resistenza contro i nemici dell’Egitto.
Alcune fonti la descrivono come una vera e propria regina guerriera, una delle poche donne a essere raffigurata con simboli militari. Ma intorno a lei, sono molti i misteri e le domande irrisolte. Nonostante la sua figura sia rimasta scolpita nella storia come esempio di coraggio e di un’audacia senza precedenti. La sua sepoltura, per esempio, rimane un enigma, così come alcuni dettagli della sua vita.
A tutt’oggi, oggetto di dibattito tra gli archeologi, la sua sepoltura rimane legata al mistero dei manufatti rinvenuti, dei quali si ipotizza l’appartenenza anche ad altri membri della famiglia reale.
Alcuni studiosi ritengono che il corredo trovato non fosse nella tomba originale, ma trasferito da altro luogo. Tuttavia, il recupero del prezioso bottino ha rivelato non solo la portata storica della regina nella storia egizia, ma anche il contributo della scoperta alla nascita del gusto europeo per le antichità egizie e per l’arte.
“L’identità di questa donna è ancora enigmatica e dai confini sfocati, eppure il suo corpo è stato custodito silenziosamente per millenni dalla sabbia dell’Egitto, fin quando, alla metà dell’Ottocento, è tornato alla luce.”
Il libro Il tesoro perduto della regina Ahhotep, che si snoda in una avvincente narrazione tra avventura e rigore scientifico, è arricchito da illustrazioni e da un prezioso inserto a colori, offrendosi al lettore come un vero e proprio excursus nell’egittologia. In quanto, non si limita a raccontare un episodio della storia egizia, ma intreccia eventi politici, intrighi di corte e scoperte archeologiche in un racconto davvero appassionante. Lì, dove la figura di Ahhotep emerge come una delle protagoniste dimenticate della storia; in realtà è stata una donna che, con astuzia e determinazione, ha contribuito a modellare il destino dell’Egitto.
“Guardando meglio gli oggetti trovati nel sarcofago e che riportano iscritto il nome di Ahmose si nota che tutti hanno una particolarità epigrafica che ci rivela l’ennesima incongruenza.”
Il saggio storico di Miniaci, la cui narrazione osservata da ogni punto di vista, è esaustiva, non solo quale resoconto archeologico, ma come un vero viaggio nel passato alla scoperta di una regina, che con intelligenza politica e forza contribuì alla nascita del Nuovo Regno.

Affrontando la questione “egittologica” con uno sguardo critico e aggiornato, l’autore fonda il suo racconto sulle più recenti ricerche archeologiche. Offrendo un’opera da non perdere e da assaporare con ampio godimento culturale, non soltanto per chi ama la storia dell’antico Egitto, ma anche per coloro che nel campo dell’egittologia sono dei neofiti.
Raccontato tra atmosfere avventurose, tradimenti, incesti e guerre dinastiche, il libro si offre a una narrazione avvincente e rigorosa, arricchita da numerose illustrazioni e un inserto a colori.
Coniugando il rigore scientifico con il fascino di un racconto avvolto nel mistero, Gianluca Miniaci analizza il contesto storico e anche il ruolo delle donne nell’antico Egitto, restituendo dignità e centralità a una figura spesso messa in secondo piano dalla storiografia tradizionale.
“Alla fine, stremata da anni di strenuo assedio forse aggravato da un devastante episodio di ceneri e polveri vulcaniche, sconvolta dalla pioggia della tempesta che doveva aver intrappolato la città nel fango, Avaris cadde sotto i colpi dei Tebani.”
Written by Carolina Colombi
