AdBlock Detected

Stai usando AdBlock

Per continuare a leggere l'articolo è necessario disattivare l'AdBlock installato nel tuo computer. Oubliette Magazine è un sito certificato e sicuro per i naviganti.

“Gucci. Un impero del lusso made in Italy” di Marcello Albanesi: la storia della creazione della celebre maison

All’indomani dell’uscita di House of Gucci, la pellicola di Ridley Scott con Lady Gaga nel ruolo di Patrizia Reggiani, ecco che m’imbatto nel volume di Marcello Albanesi: “Gucci. Un impero del lusso made in Italy”, peraltro di recentissima uscita (ottobre 2022), della Diarkos Editore.

Gucci. Un impero del lusso made in Italy di Marcello Albanesi
Gucci. Un impero del lusso made in Italy di Marcello Albanesi

Il libro ripercorre la saga familiare del brand Gucci, una vera e propria epopea che nel 2021 ha festeggiato il centenario della nascita.

Una storia romanzesca, a partire dagli albori degni della più classica favola, col fondatore Guccio che s’imbarca e trova un impiego presso un lussuoso hotel inglese, ubriacandosi gli occhi di quel lusso che comincia a tintinnare nel suo immaginario: fonderà la maison patinata che tutti conosciamo, partendo da un impiego in una valigeria a Milano ed erigendo dal nulla un’azienda iconica.

Ma tutte le favole hanno dei risvolti amari: la storia della haute couture si stempererà tra le personalità sfaccettate dei figli, in primis Aldo, di un’ambizione e durezza di scorza addirittura superiori a quelle paterne; al figliastro degenere filo-fascista Ugo, poi estromesso; al divo del cinema dell’epoca Rodolfo-Foffo, in arte Maurizio d’Ancora, al mite Vasco e a Grimalda, che non avrà mai voce in capitolo in un’impresa dalla struttura rigidamente patriarcale, ancorché sia stato proprio il suo fidanzato, a mezzo di un prestito, a salvare l’azienda paterna dalla bancarotta.

Ma è con la terza generazione, quella dell’estroso quanto spregiudicato Paolo e dell’ambiguo Maurizio che le vendette trasversali e gli eccessi “patologici” raggiungeranno l’acme, tra evasione fiscale (peraltro vizietto seriale del clan, cui Jackie Kennedy, testimonial e amica di Aldo, replicherà col famoso telegramma recante la scritta “Why?”), lotte di potere e amori sull’orlo della follia: Maurizio morirà ucciso da un sicario assoldato dalla moglie Patrizia Reggiani, manipolatrice dalla psiche fragile che non accetterà il suo abbandono, peraltro carico di un’inaccettabile perdita di status.

Il tutto sulle fila della sfilza di prodotti desiderabili sfornati nel tempo dalla casa di moda e divenuti simboli epocali, dall’iniziale identità di valigeria-pelletteria alla conquista del jet set come multinazionale a tutto tondo.

Cessata di appartenere alla famiglia fondatrice e passata in mano araba proprio a causa di detti eccessi e dei sempiterni guai col fisco, la Gucci oggi è a traino francese.

Così, tra i super attici, le avventure amorose e addirittura gli antichi velieri restaurati, vediamo sfilare le borsette dai manici di bambù, i fregi con gli horsebit, le borse ribattezzate Jackie O’, i foulard floreali disegnati a soddisfacimento di un’esplicita richiesta di Grace Kelly dal celebre illustratore Vittorio Accornero de Testa (“Mica si poteva scontentare una cliente del genere!”), fino ai prodotti più spregiudicati dell’ultima ora, che vestono i Måneskin e Achille Lauro all’insegna della politica genderless, cavalcata dal nuovo direttore creativo Alessandro Michele.

Marcello Albanesi
Marcello Albanesi

L’autore non dimentica di introdurci funzionalmente nel mondo della moda, ad esempio raccontandoci di figure che hanno fatto storia come i carnettisti.

Il libro si conclude con un’interessante appendice sul valore della moda, sulla sostenibilità e sul prezzo reale delle politiche del lusso, nel loro intreccio con la storia italiana contemporanea, la politica e le scelte strategiche di marketing: il tutto talora decisamente distante dalla millantata arte pura ed eticamente pregevole dell’artigianato della tradizione.

Una lettura agevole e coinvolgente, che consiglio come soddisfacimento di curiosità e accrescimento culturale.

 

Written by Barbara Orlacchio

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: