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Le métier de la critique: Dino Buzzati Traverso, autore poliedrico

“Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo” – Dino Buzzati, Un amore

Dino Buzzati
Dino Buzzati

Milanese di adozione ma bellunese di nascita, lo scrittore Dino Buzzati Traverso muore il 28 gennaio 1972.

È dunque in data 28 gennaio 2022 che si sono celebrati cinquant’anni dalla sua scomparsa. La cui biografia, ricca e importante, occupa un posto di rilievo nel panorama culturale italiano del Novecento. Quasi un imperativo, perciò, ricordarne la figura di intellettuale.

“Ogni vero dolore viene scritto su lastre di una sostanza misteriosa al paragone della quale il granito è burro” – Dino Buzzati, da La boutique del mistero

Se il 1972 è l’anno in cui Buzzati, personaggio poliedrico, scompare, il 1906 è l’anno in cui vede la luce in San Pellegrino di Belluno. Località idilliaca che rimarrà sempre il suo paesaggio dell’anima.

Nello specifico sono le montagne bellunesi, che fanno da cornice a San Pellegrino, a essere per lui fonte di ispirazione e punto fermo della sua esistenza. Nonostante la sua attività si svolga soprattutto a Milano.

Studente attento, Dino Buzzati prosegue i suoi studi senza alcuna difficoltà laureandosi in giurisprudenza. Dopo di ché la sua passione per il giornalismo supera il desiderio di fare l’avvocato.

È il 1928 quando si impiega presso il Corriere della sera, anno in cui inizia un’intensa e proficua collaborazione, con incarichi che vanno dai servizi di cronaca ad approfondimenti letterari di autori stranieri. Del Corriere, in più occasioni, sarà anche un attento corrispondente in veste di inviato di guerra.

“E la sera, dalla mia stanza di bambina, guardo i lumi della città sul mare. E certe volte ho l’impressione di essere ancora quella di una volta, e che gli anni non siano mai passati. E penso: laggiù è la vera vita, laggiù il mondo, l’avventura, il sogno! E fantastico un giorno o l’altro di partire. Lo vede dunque che non è mai finita?” – Dino Buzzati, Un amore

Parallelamente al suo impegno con la carta stampata, Buzzati porta avanti la sua attività di scrittore elaborando testi improntati a una sorta di realismo magico, entrando a far parte del novero degli scrittori del cosiddetto fantastico.

Con la sua tipica narrativa dà alle stampe un primo romanzo: Barnabò delle montagne (1931). Il cui protagonista, Barnabò appunto, si scontra in una zona impervia di montagna con alcuni briganti, in conseguenza del quale deve tornare in valle. Ma l’istinto porta Barnabò nuovamente in montagna tra la natura colma di mistero e la solennità del paesaggio montano. Narrato in modo quasi fiabesco, il racconto è vicino al realismo magico di Massimo Bontempelli ed apre la strada alla successiva produzione di Buzzati.

A seguire è il celebre romanzo Il deserto dei tartari (1940), considerato un capolavoro della narrativa italiana che lo consacra nell’Olimpo degli scrittori. È una località non ben definita e lontana dal mondo reale quella che vede il sottotenente Drogo consumarsi nell’attesa di un accadimento. Attesa che però si rivelerà essere vana. Quando il protagonista de Il deserto dei tartari torna a far parte della vita civile è smarrito, e vive nella costante attesa di un attacco da parte di un possibile nemico. A Drogo non rimane altro che continuare a combattere la sua battaglia, ormai in attesa della morte, vista l’inutilità del suo sacrificio.

Romanzo dal significato allegorico, da cui traspare la concezione pessimistica del Buzzati che intende la vita come in una perenne attesa di un evento misterioso, che però non si manifesta.

Seguono poi raccolte di racconti di stampo surrealista, definiti dell’assurdo e del mistero: genere prediletto da Buzzati. Da cui emerge con preponderanza il concetto di alienazione dell’uomo, inteso, secondo lo scrittore, come vittima del vuoto morale che caratterizza la società moderna.

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta la sua produzione letteraria si arricchisce di altre opere, la più nota delle quali è Un amore (1963), romanzo probabilmente autobiografico, ricevendo infine il premio Strega (1958).

A raccogliere il meglio della sua produzione è l’antologia La boutique del mistero (1967).

“Egli correva in direzione di lei benché sapesse che laggiù lo aspettavano soltanto nuovi affanni, umiliazioni e lacrime. Ma lui correva a perdifiato ugualmente, il piede premuto con tutta la forza sul pedale, per la paura di perdere un minuto” Dino Buzzati, Un amore

La poetica di Buzzati la si può definire come una ‘poetica dell’assurdo e dell’attesa’, nonché della ricerca di un senso da dare alla vita, che insieme al mistero, altro elemento che permea la sua produzione, attraversa l’esistenza di ogni individuo. Peculiarità che lo avvicinano al surrealismo europeo di kafkiana memoria, in cui Buzzati trova il suo più eclatante riferimento.

I personaggi narrativi raccontati dall’autore sono immersi nel presente: del loro passato si conosce poco o nulla. Immersi nel presente e proiettati in un futuro foriero di nuovi eventi, e tesi verso un anelito di speranza che dovrebbe dar loro nuovo senso all’esistenza.

Eventi, che inevitabilmente creano nei protagonisti a cui l’autore presta la voce un sentimento di inquietudine che si traduce in una dicotomia: da un perenne stato di fermo nei personaggi si avvicenda un dinamismo apparentemente senza meta.

Dino Buzzati - Photo by Avvenire
Dino Buzzati – Photo by Avvenire

I suoi personaggi sono inoltre attraversati da un senso di sospensione, da uno straniamento che grazie a dettagli fantastici si apre su una dimensione altra, un aldilà piuttosto indistinto da cui i vivi comunicano con i morti. Una dimensione attraente per i personaggi descritti da Buzzati, sempre in cerca di risposte sul senso della vita e sulla giustezza delle loro scelte. Accompagnati da un vitale soffio di speranza che si rivela però effimero, caratteristica insita nell’essere umano e raffigurata plasticamente, da un punto di vista narrativo, dai personaggi che non varcano la soglia per separare le due dimensioni.

A loro è quindi precluso l’ingresso in una dimensione altra, che rimarrà tale per sempre nonostante i personaggi tentino di entrare nei suoi meandri, decifrarne l’entità e scoprirne il mistero. Considerato comunque un mistero inaccessibile, lo stesso che governa il mistero della vita. Ma non per questo, secondo il pensiero di Buzzati, l’uomo desiste nella sua ricerca al fine di decodificarlo.

Altro elemento ricorrente nella narrativa del Buzzati, ancora di matrice kafkiana, è il pessimismo. Inteso come una continua ricerca da parte dell’uomo di un qualche cosa di non ben definito, pronto a comparirgli dopo una sua lunga e affannosa ricerca per prendersi infine gioco di lui.

“Eppure anche a cinquant’anni si può essere bambini, esattamente deboli smarriti e spaventati come il bambino che si è perso nel buio della selva. L’inquietudine, la sete, la paura, lo sbigottimento, la gelosia, l’impazienza, la disperazione. L’amore! Prigioniero di un amore falso e sbagliato, il cervello non più suo, c’era entrata la Laide e lo succhiava. In ogni più recondito meandro del cervello in ogni riposta tana e sotterraneo ove lui tentava di nascondersi per avere un momento di respiro, là in fondo trovava sempre lei; che non lo guardava neppure, che non si accorge neppure di lui, che ridacchia a braccetto di un giovanotto, che balla inverecondi balli…” Dino Buzzati, Un amore

Inoltre, non solo letteratura nella vita di Buzzati. Anche il teatro, che lo vede impegnato in veste di autore. Ma, ad occupare un posto importante sono anche la pittura e il disegno, non a caso lo stesso si considera un pittore prima che un letterato. Esperienza da cui nascono libri illustrati per l’infanzia, originali e dall’indiscusso successo.

“Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l’amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita” – Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari

 

Written by Carolina Colombi

 

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