“Sempre soli con qualcuno” di Annalisa De Simone: gravidanza di un figlio o gravidanza di sé?

Annalisa De Simone (1983, L’Aquila) vive e lavora a Roma. Laureata in Scienze Umanistiche e in Filosofia, intraprende la carriera artistica come danzatrice e coreografa, poi per qualche anno si dedica alla recitazione.

Sempre soli con qualcuno di Annalisa De Simone
Sempre soli con qualcuno di Annalisa De Simone

Nel 2006 esordisce come attrice in uno spettacolo in scena per il Teatro dell’Opera di Roma, prosegue alternando ruoli comici e drammatici per poi lavorare in film e serie televisive. Nel 2014 il suo primo cortometraggio, “Lezione di religione”, scritto e diretto con Alessandro Haber viene premiato al LGBT Film Festival. Ha curato la rubrica Pensieri&Parole su L’Unità online, collaborato con Il Magazine, inserto culturale del Sole24Ore.

Si dedica anche alla scrittura, esordendo nel 2013 col romanzo Solo Andata (Baldini&Castoldi), poi con Marsilio pubblica Non adesso, per favore, travagliate vicende di una giovane scrittrice intrecciate con il drammatico terremoto abruzzese che duramente colpì L’Aquila il 6 aprile 2009. Il romanzo viene candidato al Premio Strega 2016.

Nel 2017, ancora con Marsilio, pubblica il romanzo Le mie ragioni te le ho dette e nel 2019, nella collana PassaParola, Le amiche di Jane. Sopravvivere all’innamoramento con Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. È stata presidente del Teatro Stabile d’Abruzzo.

Fresco di stampa il suo ultimo romanzo Sempre soli con qualcuno (Marsilio Romanzi, pp.160) disponibile anche in formato ebook.

Protagonista è una giovane scrittrice che vive a Roma, ma ha origini abruzzesi. Sposata con Marco, un bell’avvocato di successo, ambizioso, politicamente schierato a sinistra. Anche lei ambisce a realizzarsi nell’ambito culturale, organizzare un importante festival letterario è al momento il suo impegno maggiore, ma il sogno più grande resta quello di avere un figlio.

Il marito rinvia, nicchia, evita il discorso oppure, ogni vota che lei cerca di presentargli le sue esigenze e le ragioni legate al tempo che inevitabilmente spegne l’orologio biologico femminile, s’infastidisce, la taccia di essere ossessionata, la prega di non parlarne più.

Per caso, l’attività lavorativa nell’ambito del Festival pone la protagonista di fronte all’occasione per dare libera espressione alla sua fisicità, alla sua sensualità con l’appena conosciuto deputato abruzzese Paolo. Lui è l’opposto di Marco: piccolo, bruno, di origini contadine, di destra. I due intrecciano una relazione clandestina, tra incontri furtivi in stanze sempre diverse, concedendosi a un’istintiva sessualità

È la storia di una solitudine tra tante solitudini che le possono fare solo da contorno, ma non modificare quello stato di inevitabile essere singoli in quanto unità e individualità costituiva dell’esistenza.

La storia è un puzzle ricostruito con pezzi mancanti e altri incastrati forzosamente, così appare quell’immagine d’insieme che la protagonista ricava e trascrive decidendo d’abbandonare un romanzo incompiuto e di scrivere, invece, la sua storia. Lo fa concretizzandola nelle pagine che costituiscono Sempre soli con qualcuno, ma lo fa anche con e per se stessa. Fungendo sia da narratore che da protagonista, a 37 anni, quasi 38, passando spregiudicatamente da analessi a prolessi, da un flashback all’altro, ha destrutturato la sua esperienza di bambina cresciuta nell’abbandono da parte del padre, con una madre delusa e spesso disperata, rassegnata, certo non soddisfatta né realizzata.

Ha recuperato impronte di ricordi, a pezzi, come quelli dei suoi 18 anni, come quelli di pochi anni prima. Rimettere assieme un no-essere-mai-stata veramente è duro. Durissimo. Emanciparsi da tutto questo porta con sé inevitabili cambi di direzione, altre solitudini nelle scelte fondanti.

Si prova un certo senso straniante ad aggirarsi tra queste pagine, un senso di disagio che è poi anche quello in cui vive la protagonista, ma non solo lei. La scrittura della De Simone riesce benissimo in questo.

Annalisa De Simone
Annalisa De Simone

È un testo che suscita a volte noia, a volte fastidio, a volte indulgenza, altra pena e solidarietà per le vite che vi si incontrano. Un misto di emozioni, tra dubbi, insicurezze, ansia di realizzare i propri sogni, principalmente quello interiorizzato dall’ancestrale legge di natura, l’aspirazione alla maternità.

Ma è in gioco un concepimento ben più grande e profondo, quello del realizzare la propria identità, il coraggio delle proprie azioni, la possibilità di decidere, non insieme ad altri – il marito, come avrebbe voluto – ma da sola.

Questo avverrà in un conflitto tra ragione e sensi, logica e istinto, con un focus quasi sempre incentrato sulla protagonista, anche quando le ruotano attorno le figure maschili del padre, nell’assenza, del marito e dell’amante. La gravidanza fisiologica inaspettata, poi l’altrettanto inaspettato aborto, il progetto lungamente covato della crioconservazione per avere una possibilità.

Se nella trama e nei personaggi resta più di qualcosa d’inconcluso e inconcludente, ciò è funzionale alla vicenda centrale: il sesso, anche se ripetuto, e ripetitivo, soddisfacente o meno, non basta a colmare certi vuoti.

Lo stesso concetto di coppia, convenzionale e non, è spolpato e messo a nudo. Vite in fondo quasi parallele, su binari che non riescono mai a incrociarsi in quel punto nevralgico della comunione d’intenti. Decidere per la crioconservazione potrebbe essere la svolta, potrebbe essere la soluzione o il punto di rottura: andare da sola in ospedale per fare da sé una cosa per sé, costruire una versione della propria storia desiderata e finalmente apprezzabile e appagante. Una svolta che non sia eterodiretta, ma che discenda esclusivamente dalla propria volontà.

Riuscirà la nostra protagonista a sottrarsi alla sfera di bisogni, desideri, condizionamenti e punti di vista maschili, pur nel profondo bisogno, mai negato, di un rapporto vero e appagante con l’altro sesso, minato all’origine dalla figura paterna che ha rinnegato la propria genitorialità abbandonando la famiglia?

Di fronte a solitudini inevitabili, sono le nostre scelte a fare la differenza, se riescono a far sì che ognuno di noi, riconosciuto se stesso, gli sia sempre aderente e complice.

 

Written by Katia Debora Melis

 

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