Intervista di Emma Fenu a Claudia Musio: autrice del romanzo “Farfalle nel vento”

“Psiche”, anima in greco, significa anche “farfalla”. Nasciamo con un bruco di anima, il nostro lavoro è dargli ali e volo. Alejandro Jodorowsky

Claudia Musio
Claudia Musio

Farfalle nel vento” di Claudia Musio, giovane scrittrice e ingegnera, è un intreccio di storie al femminile in un arazzo sardo.

Il racconto inizia a Cagliari, nel 1943, quando, a causa della guerra, Viola si ritrova a vivere nell’asilo delle suore di Villanova; il suo destino sembra già scritto, ma l’amore sconvolge la sua vita.

Trascorrono trent’anni ed entra in scena un’altra fanciulla, Arianna, anche lei una donna che sceglie coraggiosamente di essere se stessa. Infine, arriva Alice, figlia dei nostri giorni in lotta con male oscuro.

Le tre si ritroveranno e capiranno che la memoria è promessa di immortalità e le parole di un racconto fanno la storia di ogni donna.

Ospite di Oubliette Magazine, Claudia Musio ci racconta di sé come autrice e donna e del suo rapporto intenso con la memoria e l’identità.

 

E.F.: In Farfalle nel vento, che sarà presto edito da La Zattera, narri tre storie unite dal filo rosso del potere del racconto: le donne sono, a tuo avviso, depositarie delle pietre della memoria su cui edificare il castello del futuro?

Claudia Musio: Le donne da sempre sono depositarie della memoria, sono coloro che ricordano, che celebrano, che raccontano. Le donne puliscono le tombe dei morti e poi le addobbano e raccontano ai loro figli di quelle anime custodite dentro quei sudati lucidi. Mia madre così ha fatto. Da sempre, lei è il filo rosso che mi unisce a chi non c’è più e prima di lei sua madre, mia nonna. Le storie sono vita e chi meglio di colei che può generare la vita è in grado di tramandarle, di custodirle, di proteggerle? Le donne creano legami che legano generazioni e inevitabilmente si proiettano verso il futuro.

 

E.F.: Le vicende a cui ti sei ispirata hanno un fondamento storico?

Claudia Musio: Come ne Il profumo della mimosa, anche in Farfalle nel vento al termine del romanzo, nella Nota dell’autrice, spiego cosa c’è di vero nelle mie storie, da quali accadimenti scaturiscono i fatti che racconto. Non so se questo accada anche agli altri scrittori, ma in questi ultimi due romanzi sono stata molto legata alla mia terra, al mio passato e al mio presente.

Farfalle nel vento
Farfalle nel vento

Per tutta la vita, ogni primo novembre, mi sono vestita elegante e, con tutta la mia famiglia, sono andata a rendere omaggio a coloro che mi hanno permesso di essere ciò che sono, quelle anime che, invisibili, rappresentano le fondamenta della mia famiglia. Davanti a ognuno di loro, alle loro foto, a volte in bianco e nero, a volte a colori con sfondi di campagna, non sono mai mancati i ricordi, e neppure gli aneddoti. Ma tra tutte le tombe, una mi ha sempre colpito: quella di un ragazzo, morto negli anni Cinquanta, ad appena diciotto anni. Era un fuochista, che morì per un incidente al deposito dei fuochi d’artificio. C’è la sua foto, su quella tomba spoglia, di trachite e terra: ha un sorriso aperto, gli occhi allegri, e non sono mai riuscita a fare a meno di pensare che dovesse essere un ragazzo che amava tanto la vita e non aveva paura di rischiarla tutti i giorni in un mestiere come quello del fuochista. Non so altro, a parte un monito che mia nonna per prima mi ha lasciato: non dimenticarti di lui, non permettere che la sua tomba resti abbandonata senza un fiore. Prima lei, ora mia madre, un giorno io, e così via.

Di nuovo le donne a tramandare un ricordo. Questo filo che attraversa gli anni mi ha sempre colpita ed emozionata. Da lì, nasce questo romanzo. Ovviamente, non sono una biografa, e la storia che racconto non è quella di quel ragazzo. Ma vuole omaggiare il suo lavoro, il suo spirito, e l’amore e il senso di cura che non si ferma davanti al tempo.

 

E.F.: Cosa hanno in comune le tue protagoniste? In che senso possiamo definirle “farfalle nel vento”?

Claudia Musio: Le mie protagoniste (Viola, Alice e Arianna) sono legate tra loro, in un modo che piano piano verrà svelato lungo il corso del romanzo. Posso solo dire che, alla fine, è tutto un cerchio: la fine, a volte, può ricongiungersi col suo inizio in un legame che va oltre il tempo. Perché tutte e tre sono farfalle nel vento? Perché me le immagino, leggere, piene di colori differenti, più scuri, più chiari, che danzano nel vento, il vento che è la vita e che cerca di predominare su di loro, su quella leggerezza ed eleganza, anche inconsapevolezza e audacia, ma che non riesce, alla fine, a togliere loro la bellezza di questo alzarsi. E più in generale per me tutti i sognatori sono farfalle nel vento, creature delicate che resistono alle correnti e che, grazie proprio a questa tenacia, possono cambiare il mondo.

 

E.F.: Quanto della Claudia scrittrice e donna si ritrova nel tuo romanzo?

Claudia Musio: C’è molto di me in questo romanzo. Potrei dire che io sono questo romanzo e che in ognuna delle protagoniste c’è una parte di me. Ho sempre pensato che nessun personaggio possa essere bianco o nero e che, in realtà, siamo tutti, dentro, una incredibile scala di grigi. In ognuno di questi personaggi ciascuno di noi può ritrovare una parte di se stesso. Io sono nella paura di Viola di tradire la fiducia di chi l’ha accolta dopo i bombardamenti, nella sua intransigenza che si tormenta; sono nell’amore per i libri di Arianna, nella sua scelta difficile e sofferta di non uniformarsi; sono nella speranza di Alice, nel suo essere tessitrice, assieme alla figlia Sofia, dell’intera narrazione.

Questa storia mi è nata dentro senza che l’avessi pianificata, Viola, Alice e Arianna erano lì, le loro vite già intrecciate le une alle altre. Diciamo, che era il momento di scriverla. Dovevo scrivere di loro. E donare una parte di me ai lettori.

 

E.F.: A che punto è la strada della autoaffermazione femminile? A chi dobbiamo essere grate?

Claudia Musio
Claudia Musio

Claudia Musio: Non posso certo dire che le donne non abbiano fatto grandi passi avanti da quando il percorso dell’emancipazione è partito. Eppure, ancora troppe volte, una donna si trova in una posizione svantaggiata rispetto a un uomo, troppe volte deve giustificarsi, troppe volte deve dimostrare di non aver guadagnato ciò che ha per altri meriti se non la propria professionalità e talento. Ancora oggi una donna deve giustificarsi se non vuole un figlio o se non riesce ad averlo. Se è arrabbiata, deve sentirsi chiedere se non ha le sue cose o se per caso ha litigato col suo compagno: perché una donna che si arrabbia è isterica e bisogna quindi capire perché si comporta in questo modo. Le donne, per tanti, per questa società, vanno bene finché stanno al loro posto, finché sono gioiose, felici, serene, finché si uniformano, non urlano, non pretendono. Al contrario, se cercano di farsi strada o esternano emozioni alla stessa stregua degli uomini vengono giudicate, derise, trattate come bambine capricciose. Oltre alle leggi, è la cultura stessa che dovrebbe cambiare. Quella cultura che non sa accettare l’indipendenza delle donne, che definisce un femminicidio come “una tragedia legata alla quarantena o alla gelosia o al troppo amore” o ancora che denigra le donne reali proponendo modelli irrealizzabili. Nel mio lavoro mi sono sentita chiedere se fossi in grado di tenere in mano un cacciavite o se fossi la segretaria o, in un convegno se fossi la hostess piuttosto che l’ingegnera che esponeva la sua ricerca con un poster. Come fosse un modo che quegli uomini avevano per darmi meno importanza, per riconoscermi meno dignità di un uomo, di non considerarmi una loro pari. Su questo si dovrebbe lavorare, sulla cultura del rispetto, sul tirar su uomini che amino le donne, le incoraggino, che le stimino, che vogliano per loro solo il meglio e soprattutto che amino la loro libertà e siano disposti ad accettarla. Uomini che sappiano dividere equamente diritti e doveri di un rapporto. E in questa grande sfida metto le donne in prima fila, perché, come diceva Mia Martini, può anche essere vero che “gli uomini sono figli delle donne ma non sono come noi”, ma dovrebbero diventarne almeno i più grandi fan.

 

Written by Emma Fenu

 

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