“Girlfriends” di Claudia Weill: le donne e la metropoli, un film da riscoprire

Manhattan, 1978. Susan lavora come fotografa per matrimoni e Bar Mitzvah.

Girlfriends di Claudia Weill
Girlfriends di Claudia Weill

Nel pieno dei suoi vent’anni, ha una vita tutta ancora da definire e tra un party e l’altro nella bizzarra SoHo – cuore della scena culturale e artistica newyorkese degli anni ’70 – sogna una sua mostra fotografica.

Tuttavia, sogni e desideri, così radicati nella vita di Susan assieme alla sua forte voglia di indipendenza, faticano a realizzarsi perché a vent’anni ogni obiettivo sembra sempre troppo lontano anche se è ad un palmo di mano.

Il mondo dei matrimoni e dei Bar Mitzvah – che Susan credeva essersi lasciata alle spalle dopo aver venduto alcune foto ad una rivista – è sempre presente nella sua vita a contornare le sue aspirazioni con l’ansia del fallimento e la paura di non farcela.

Fortunatamente, al suo fianco c’è la sua migliore amica nonché coinquilina Anne, aspirante scrittrice che condivide con Susan gli sforzi e i turbamenti dell’avere vent’anni e che rappresenta per lei un punto di riferimento essenziale.

Il loro rapporto, intenso e simbiotico, subisce, però, un improvviso mutamento nel momento in cui Anne decide di sposarsi, trasferendosi altrove e lasciando così Susan sola con se stessa ad affrontare ostacoli che ora, senza la sua amica, sembrano insormontabili.

Questa storia, d’amore e d’abbandono, non è vera, ma potrebbe esserlo. È la storia di due giovani donne che decidono di intraprendere strade differenti, ponendosi nella rappresentazione della femminilità post-sessantottina ai poli opposti: l’una, Susan, desidera per sé l’indipendenza ed una carriera; l’altra, Anne, sceglie di essere moglie e madre, vivendo da casalinga e rinunciando inconsapevolmente alle proprie aspirazioni personali.

Due destini, questi, negli anni ’70 ancora inconciliabili, nonostante le significative trasformazioni sociali conseguenti alle rivendicazioni femministe della seconda ondata. Le vite di Susan e di Anne procedono, dunque, su due binari diversi e le scelte da loro fatte – le uniche possibili – entrano inevitabilmente in contrasto al punto da minare il rapporto d’amicizia tra le due.

Questa storia, d’amore e d’abbandono, non è vera, ma potrebbe esserlo. È la storia raccontata da Claudia Weill in “Girlfriends”, commedia statunitense indipendente del 1978, vincitrice nello stesso anno del People’s Choice Award al Toronto International Film Festival e nel 1979 di un David speciale ai David di Donatello.

La lavorazione di “Girlfriends” durò circa tre anni e fu possibile grazie ai finanziamenti dell’American Film Institute – fu, infatti, il primo film statunitense ad essere stato realizzato attraverso finanziamenti pubblici – e, successivamente, di investitori privati che permisero a Weill di portare a termine le riprese, estendendo la durata del film oltre i 30 minuti inizialmente stabiliti.

Girlfriends di Claudia Weill
Girlfriends di Claudia Weill

Non fu un successo di pubblico e in merito si espresse anche Stanley Kubrick, il quale, in un’intervista rilasciata nel 1980, manifestò il suo disappunto per la scarsa attenzione riservata alla pellicola di Weill, sottolineandone il valore e la sensibilità a suo dire spiccatamente europea.

Pur non riscontrando un successo al botteghino, “Girlfriends” rappresentò un punto di svolta nell’industria cinematografica, dando vita ad una rappresentazione dell’amicizia femminile senza precedenti e anticipando con i temi trattati alcuni cliché che hanno trovato successivamente fortuna al cinema e in tv.

Innovativa e brillante, la commedia di Weill indaga in profondità la complessità dei rapporti femminili, portando alla luce i turbamenti di una nuova generazione di donne alle prese con sfide e problematiche differenti: dalla rinuncia alle aspirazioni personali che è sofferta ma allo stesso tempo percepita come ineluttabile al senso di solitudine che la nuova libertà raggiunta trascina con sé.

In tal senso, le protagoniste di “Girlfriends” pur accostandosi a modelli femminili opposti, non arrivano mai a farli propri completamente. Susan, infatti, sceglie di essere libera ma non lo è mai davvero, vivendo la sua indipendenza non senza dissidi interiori.

Allo stesso tempo, Anne vive la vita matrimoniale non con la leggerezza che aveva inizialmente immaginato, arrivando ad invidiare l’amica e le sue scelte di vita. In questo c’è un primo elemento di unicità dell’opera di Weill, in quanto la regista ha saputo cogliere l’impossibilità di essere donne in modo univoco e l’intima sofferenza che si cela dietro ogni scelta, anche se spontanea, in una società che ancora oggi, come negli anni ’70, non concede alle donne molte scelte.

Incredibilmente attuale, “Girlfriends” ha aperto l’industria cinematografica ad un tipo di rappresentazione femminile più autentica, attraverso una trattazione senza filtri di temi quali l’aborto e la libertà sessuale. Le vicende di Susan ed Anne ruotano attorno a tali temi e riflettono un nuovo modo di essere donna: l’essere una donna sola in una grande città.

Al centro dell’opera vi è, infatti, la donna della metropoli, una figura che ha riscosso successo in tv con serie quali “Sex and the City” e “Girlse che da Weill è stata anticipata e descritta con le sue mille sfaccettature.

E la donna rappresentata da Weill non è quella a cui il cinema ha da sempre abituato il pubblico – una ragazza di bell’aspetto, che tutti amano e che vive la sua vita da sogno – bensì la sua amica imperfetta, nella quale molte donne possono ritrovarsi e che per questo risulta essere più reale.

Girlfriends di Claudia Weill
Girlfriends di Claudia Weill

Quella di Susan ed Anne è una storia d’amore e d’abbandono, di crescita e di emancipazione femminile: non è vera, ma potrebbe esserlo. Poteva esserlo allora, negli anni ’70, come oggi.

E del resto non è un caso se ha ispirato Noah Baumbach e Greta Gerwig nella realizzazione di “Frances Ha”, commedia indipendente del 2012 che condivide con l’opera di Weill le stesse premesse, ma che non arriva a raccontare con la medesima sensibilità di quest’ultima l’amicizia femminile.

Quella di Susan ed Anne non è una storia vera, ma è una storia che ancora oggi si può e si deve raccontare e che vale la pena riscoprire, riservando ad un film come “Girlfriends” l’attenzione che merita e che ingiustamente non gli è stata riservata.

 

Written by Roberta Di Domenico

 

 

 

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