“Storia di Sicilia dalla Preistoria ai nostri giorni” di Angelo Boemi: alcune citazioni sull’abolizione della Costituzione siciliana

La collocazione al centro del bacino del Mediterraneo ha donato all’isola di Sicilia un clima particolarmente mite, che ne fa uno dei luoghi più adatti alla vita dell’essere umano. La terra fertilissima, fluviale e vulcanica, il vento, la piovosità, il sole, il mare che la circonda tutta, hanno reso la Sicilia una terra ambita, la cui conquista significava, per i diversi popoli che l’anno abitata, agi e ricchezza.”

Storia di Sicilia dalla Preistoria ai nostri giorni
Storia di Sicilia dalla Preistoria ai nostri giorni

L’obiettivo del libro come si evince dal titolo Storia di Sicilia dalla Preistoria ai nostri giorni è quello di riportare i fatti storici che riguardano la Sicilia.

Il saggio storico di Angelo Boemi assorbe il compito difficile di raccontare la storia complessa della Sicilia, un’impresa non da poco come sottolinea lo stesso autore, in quanto la storia delle genti che hanno popolato la Sicilia, si è mescolata con i popoli che arrivano e partivano e nello stesso istante si mescolavano con ideologie e interessi diversi.

L’autore ch’è anche editore del libro, oltre a narrare i fatti accaduti, cerca di porre delle domande al lettore, invitandolo a riflettere sui fatti storici accaduti, non solo, ma anche di mettere curiosità nel lettore per una ricerca approfondita sugli stessi momenti storici narrati.

“Storia di Sicilia dalla preistoria ai nostri giorni” edito del 2014 da Angelo Boemi Editore è suddiviso in due parti. Nella prima parte, l’autore narra i fatti storici dalla Preistoria fino ad arrivare alla Sicilia nella Repubblica italiana. Nella seconda parte, indicata con il titolo di Appendice, l’autore si concentra sulle date storiche, riporta lo statuto della Regione Sicilia, elenca i presidenti della Regione, il rapporto della Sicilia e l’Unesco.

In questo affascinante viaggio storico, vorrei rivolgere l’occhio del lettore, riportando alcune citazioni su la parte storica della Sicilia forse a mio giudizio più controversa ovvero i secoli XVIII e XIX secolo con particolare attenzione per i capitoli dodicesimo, quindicesimo e sedicesimo. Propongo con particolare attenzione questi capitoli al lettore perché i fatti narrati sono fondamentali per la nascita dell’Italia e dell’unità nazionale.

Il capitolo dodicesimo intitolato “Passano i Savoia” getta una lama di luce su un momento storico di importanza nazionale.

Dopo 13 anni di guerra di successione spagnola, il trattato di Utrecht del 1713 assegna la Sicilia, su indicazione e sollecitazione dell’Inghilterra, a Vittorio Amedeo II duca di Savoia, che ottiene la corona. […] Sostituiti i soldati, egli fa il suo ingresso a Palermo, accolto e festeggiato dal viceré Spinola e dal popolo; viene incoronato re: i Savoia, da duchi, acquisiscono il titolo regale”.

Questo è un passaggio fondamentale nella storia della Sicilia per posare la basi dell’unità nazionale. Non solo, questo passaggio storico mette in luce l’avanzare di una famiglia nobile che dal titolo di duca ottiene il titolo reale grazie all’intromissione di una super potenza l’Inghilterra, che mirava a proteggere i suoi interessi commerciali nel Mediterraneo.

Sette anni di amministrazione e di buone intenzioni sabaude finiscono, per l’Isola, in una sanguinosa guerra per cambiare padrone. I Savoia hanno però acquisito il titolo regale, che si porteranno in futuro in Sardegna, in Liguria, in Piemonte e, infine in Italia”.

Con i capitoli quindicesimo e sedicesimo intitolati rispettivamente “Il regno delle due Sicilie” e “La Sicilia nel Regno d’Italia” l’autore narra la nascita del Regno delle due Sicilie e l’avventura militare di Giuseppe Garibaldi in Sicilia e nel sud Italia che diete il via alla realizzazione dei un ambizioso progetto che culminerà nell’Italia unita.

L’epoca di Napoleone è finita. In Europa tornano le vecchie monarchie. Il Regno di Sicilia viene unificato con quello di Napoli. In Sicilia non ci sarà più un viceré, e a governare saranno i luogotenenti.

Mentre a Napoli, grazie a Murat, le idee napoleoniche iniziano a ad incubare un cambiamento che darà in seguito i suoi frutti, in Sicilia questo non avviene: sotto Ferdinando III l’Isola, difesa dagli inglesi, non si è avvantaggiata del clima giacobino che in seguito produrrà le nazioni moderne”.

“[…] Ferdinando, ora il re delle due Sicilie, si è detto, abolisce subito la Costituzione siciliana del 1812 ma non le leggi del Riformismo di Caracciolo e di D’Acquino”.                     

Ancora una volta il destino della Sicilia è deciso nei palazzi dei Re delle grandi nazioni e ancora una volta l’Inghilterra è protagonista della storia dell’Isola. Con il nascente Regno con la costituzione siciliana abolita ma tuttavia sopravvivano le riforme attuate. L’abolizione della Costituzione siciliana porterà senza alcun dubbio malcontento tra la popolazione e questo porterà negli anni terreno fertile per le rivoluzioni del 1848 e successivamente dell’arrivo in Sicilia di Giuseppe Garibaldi.

Nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1860 ha inizio la spedizione del generale Giuseppe Garibaldi, che parte da Quarto (Genova) con due vaporetti. Il suo obbiettivo è di portare aiuto alla rivoluzione in Sicilia.

[…] Garibaldi sosteneva che i Siciliani si sono battuti e si battano per l’unità d’Italia: una vera invenzione. Il sentimento che aveva animato le sollevazioni in Sicilia aveva varie motivazioni, ma mai si era pensato, in Sicilia all’unità d’Italia. Garibaldi pensava forse pensava di trovare in Sicilia infiammata dalla rivoluzione, ma ciò non avvenne: alcune schermaglie nelle piazze di varie città, ma niente di concreto.

Garibaldi sbarca a Marsala l’11 maggio 1860 e non trova naviglio borbonico a contrastarlo, in quanto la presenza di due navi inglesi non permettono ai Napoletani di intervenire. Il 13 maggio è a Salemi; qui si dichiara Dittatore di Sicilia”.

Angelo Boemi
Angelo Boemi

Le uniche resistenze serie da parte dei Borboni si ebbero solo nella difesa di Milazzo il 20 luglio”.

E, nuovamente, il destino della Sicilia è legato alla presenza di una nazione straniera l’Inghilterra e ancora una volta il mal contento serpeggia tra i siciliani come sottolinea lo stesso autore riportando le parole di Francesco Crispi e dello stesso Giuseppe Garibaldi.

Il mal contento serpeggia tra i Siciliani; il 4 giugno 1875 in un discorso al Parlamento, Francesco Crispi dirà:

[…] Ora, o signori, un paese per 15 anni fu governato con lo stato d’assedio, con l’ammonizione e con domicilio coatto, volete che si trovi uno stato normale, che la morale di questo Paese, che il cuore, l’anima dei suoi abitanti siano in uno stato di calma e di tranquillità, mentre li avete eccitati, li avete indispettiti, li avete irritati fino a far credere che voi siete i loro nemici anziché il governo della liberazione e della libertà”.

Sarà lo stesso Garibaldi ad affermare, in una lettera del 1868: Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male; nonostante ciò, non rifarei oggi la via dell’Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio”.

 

Angelo Boemi nasce a Catania nel fine del 1947, dopo una parentesi di tredici anni nel milanese, ritorna nella sua città nativa. Qui collabora con il Corriere di Sicilia fino al 1967 anno della chiusura del quotidiano. Nel 1973 collabora alla fondazione della casa editrice Trinacria e nel 1992 fonda la casa editrice che ne porta il nome. Angelo Boemi è autore di diverse pubblicazioni sulla storia di Catania.

 

Written by Rosario Tomarchio       

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: