Surrealismo, sensibilità e severità: due traduzioni inedite della poetessa greca Eleni Vakalò

“La figura della foresta ha/ la forma di una medusa/ Che la prendi nelle tue mani e slitta/ Quando la porta fuori/ L’onda/ Questo succede forse/ Perché/ si muove/ senza/ aprire spiagge/ […]” – “La foresta”

Eleni Vakalò - Ελένη Βακαλό - Photo by Wikipedia
Eleni Vakalò – Ελένη Βακαλό – Photo by Wikipedia

Eleni Vakalò (1921-2001 – in greco Ελένη Βακαλό) fu una poetessa, critico e storico dell’arte. Nacque a Costantinopoli nel 1921 e la sua famiglia si trasferì ad Atene nel 1922. Studiò archeologia al Università di Atene (1940-1945) e Storia dell’arte a la Sorbonne (1948), partecipò anche a corsi di scienze umanistiche a Harvard. Nel 1944 si sposò con il pittore e scenografo Yiorgos Vakalò.

Lavorò come critico d’arte nel giornale ‘Ta Nea[1] dal 1952 a 1974 (con una pausa durante la dittatura dei colonnelli) ed anche nel giornale ‘Zigos[2] da 1955 a 1967. Nel 1957 fondò la Scuola di Arte Applicata Vakalò con suo marito dove insegnò storia dell’arte ed elementi di percezione visuale fino a 1990. Fece parte della direzione della scuola fino alla fine della sua vita. Dopo il 1994 servì come membro del consiglio amministrativo della Pinacoteca Nazionale.

Collaborò con molte riviste, scrivendo articoli e saggi. Nel campo della letteratura apparì nel 1944 con delle sue poesie nella rivista ‘Nea Grammata[3]‘. Fino a 1997 pubblicò in tutto quattordici libri di poesie e due antologie comprensive (1981, 1995).

Fece notare la sua presenza sin dalla gioventù, con la pubblicazione della sua prima raccolta (intitolata ‘Tema e Variazioni’). La poesia fu un ambito in cui si dedicò sostanzialmente.

Il suo tono e stile personale, influenzato dal surrealismo esibisce un denso ma completamente imbrigliato linguaggio che tocca l’anima; la sensibilità e la severità caratterizzano la sua scrittura, dando un aspetto sorprendente e vivace, ed a volte anche primordiale.

Il suo animo poetico, i studi in archeologia e storia dell’arte, ma anche il suo rapporto intimo con la pittura tramite il suo marito, portarono i suoi interessi nella teoria e critica dell’arte. Anche qui il suo lavoro fu notevole e significativo avendo introdotto una nuova epoca nella critica dell’arte greca. La sua contribuzione, sopratutto attraverso le sue analisi nella rivista innovativa ‘Zigos’ e nella galleria ‘Ora’ fu riconosciuta formalmente nel 1997 con il Premio per la Saggistica della Accademia di Atene, che fu seguito dalla pubblicazione retrospettiva dei suoi saggi scritti da 1952 a 1974.

Inoltre, notevole fu anche la sua attività sul campo dell’educazione, un fatto che fu riconosciuto formalmente con un Dottorato Onorario delle Università di Salonicco (1998) e Derby nella Gran Bretagna (2000).

Di seguito le poesie ‘sceneggiatrici’ che aprono la raccolta ‘La Foresta’ (1954) e una poesia dalla seconda parte del libro intitolata ‘L’educazione delle piante’.

 

“La Foresta”
Mitostoria Poetica
(nello stile di un balletto espressivo)

La figura della foresta ha
la forma di una medusa
Che la prendi nelle tue mani e slitta
Quando la porta fuori
L’onda
Questo succede forse
Perché
si muove
senza
aprire spiagge
E
Brillano quelle fresche
Mentre le altre
Tutte bianche
Troverai là anche ossa di affogati

Ora farò uscire il mio cuore
Non però
Come le meduse
Non hanno sangue

Se sono stata a fingere per così tanto tempo di scrivere poesie era soltanto
per poter dire sulla foresta.

*
Di notte gli umani tradiscono gli altri
E quando inizia
Ad affogarti
La foresta
Urli
Come
Se non ci fossi
Nella foresta

La foresta è come le mie notti
Che sorgendo
Non sono
Per niente le stesse
Dimenticati morti
Che soli stendemmo
Morenti proseguono
Con movimenti improvvisi
O
– Volendo immaginare –
Un
Dettaglio;
Il giorno ha un colore verde
Allora la foresta
È una foresta
con alberi.

 

Eleni Vakalò - Photo by Ellinismos
Eleni Vakalò – Photo by Ellinismos

“ΤΟ ΔΑΣΟΣ”
ΠΟΙΗΤΙΚΗ ΜΥΘΙΣΤΟΡΙΑ
(Σέ ὕφος μπαλέτου ἐκφραστικοῦ)

Τό σχῆμα τοῦ δάσους ἔχει
Τό σχῆμα μιᾶς μέδουσας
Πού τήν πιάνεις στά χέρια σου καί γλυστράει
Ὅταν τή βγάλει έξω
Τό κῦμα
Αὐτό γίνεται ἴσως
Γιατί
Σαλεύει
Χωρίς
Ν’ ἀνοίγει αμμουδιές
Πού εἶναι ἄσπρες
Καί
Γυαλίζουν οἱ φρέσκες
Ἐνῶ οι ἄλλες
Ὁλάσπρες
Θά βρεῖς καί κόκκαλα ἀπό πνιγμένους
Τώρα θά βγάλω τήν καρδιά μου
Ὄχι ὅμως
Καθώς οἱ μέδουσες
Δέν ἔχουν αἷμα

Ἄν καμωνόμουνα τόσον καιρό πώς ἔγραφα ποιήματα ἦταν μονάχα
γιά νά μπορέσω νά πῶ γιά τό δάσος.

*

Νύχτα προδίνουν οἱ ἄνθρωποι τούς ἄλλους
Κι ὅταν ἀρχίσει
Νά σέ πνίγει
Τό δάσος
Φωνάζεις
Σάν
Νά μήν εἶσαι
Στό δάσος

Τό δάσος εἶναι ὅπως οἱ νύχτες μου
Πού ξημερώνοντας
Δέν εἶναι
Καθόλου οἱ ἴδιες
Λησμονημένοι νεκροί
Πού μόνοι ἀποθέσαμε
Ἑτοιμοθάνατοι προβαίνουν
Μέ κινήματα αἰφνίδια

– Θέλοντας νά φανταστούμε –
Μιά
Λεπτομέρεια∙
Τή μέρα ἔχει πράσινο χρῶμα
Τότε τό δάσος
Εἶναι ἕνα δάσος
Μέ δέντρα.

 

Da “L’educazione delle piante”
“Le stagioni che cambiano abitudini”  
 

Toccano sulla pelle
E quando chiudi gli occhi lo senti di più
Che cambierai paesaggio
Siccome prima i movimenti impercettibili nella scorza dall’interno iniziano
È come se ti trovi accanto al mare
E ancora la curva della strada lo nasconde
Scendendo
Prima la brezza marina ti porta il sale
E le specie del mare e le forme
Il vento che viene
Nel nostro tatto in anticipo le lascia
Ancora però inaspettate ti sembrano
Scendendo la costa
Così succede anche a me quando vedo
Le piante che si aprono da un giorno all’altro

È possibile che la sensazione contiene
In stagioni che scoperte rimangono
Anche la forma
Dei nostri corpi morti.

 

Οἱ ἐποχές πού ἀλλάζουν συνήθειες
Ἐπηρεάζουν στό δέρμα
Κι ὅταν κλείσεις τά μάτια σου πιό πολύ τό αἰσθάνεσαι
Πώς θ’ ἀλλάξεις τοπίο
Ἀφοῦ πρώτα οἱ κινήσεις ἀδιόρατες στό φλοιό ἀπό μέσα ἀρχίζουν
Εἶναι ὅπως ἄν βρίσκεσαι δίπλα σέ θάλασσα
Καί ἀκόμη ἡ καμπύλη τού δρόμου τήν κρύβει
Κατεβαίνοντας
Ὁ ἀέρας νωρίτερα τή θαλάσσια ἁρμύρα σού φέρνει
Καί τά εἴδη τής θάλασσας καί τά σχήματα
Ὁ ἀέρας πού ἔρχεται
Στήν ἁφή μάς πιό πρίν τ’ ἀκουμπάει
Πάλι ὅμως αἰφνίδια σού φαίνονται
Κατεβαίνοντας στ’ ἀκρογιάλι
Ἒτσι γίνεται καί σέ μένα ὅταν δῶ
Τά φυτά πού ἀπότομα ἀνοίγουνε ἀπ’ τή μιά μέρα στήν ἄλλη

Πιθανόν νά περιέχει ἡ αἴσθηση
Σ’ ἐποχές πού ἀκάλυπτες μένουνε

Καί τό σχῆμα
Τῶν νεκρῶν μας σωμάτων.

 

Written by Christos Sakellaridis

Traduzione inedita dal greco di Christos Sakellaridis

Αδημοσίευτη μετάφραση από τα ελληνικά Χρήστος Σακελλαρίδης

 

Note

[1] ‘Le Notizie’

[2] ‘Il Bilancia’

[3] ‘Nuove Lettere’

 

Info

Sito Christos Sakellaridis

Sito Atexnos

Sito Ellinismos

 

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