AdBlock Detected

Stai usando AdBlock

Per continuare a leggere l'articolo è necessario disattivare l'AdBlock installato nel tuo computer. Oubliette Magazine è un sito certificato e sicuro per i naviganti.

“Avviso di chiamata” di Delia Ephron: il telefono è il mezzo che permette di abbattere la censura

Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suoscrive Tolstoj. Poi ci sono le famiglie ‘scoppiate’, come i Mozell. La madre, Patricia, ha lasciato il marito e le tre figlie per andare a vivere con un altro uomo.

Avviso di chiamata - Photo by Tiziana Topa
Avviso di chiamata – Photo by Tiziana Topa

Avviso di chiamata (Fazi Editore, 2019, pp. 334, trad. di Enrica Budetta), delizioso romanzo d’esordio di Delia Ephron, è la storia di una famiglia che cerca di ricostruire se stessa dalle proprie macerie.

È anche la storia di Evie, la secondogenita; quarantaquattro anni, organizzatrice di eventi, un marito sempre in viaggio per lavoro e un figlio adolescente, è lei il perno di tutta la vicenda. Evie è alle prese con i molteplici problemi che la vita di una donna pone: deve conciliare la professione con la famiglia, deve gestire il giovane Jessie, con i suoi guai e turbamenti e deve farsi carico di quel padre bislacco che è Lou Mozell, ex sceneggiatore televisivo, alcolista e bipolare, reduce da tentativi di suicidio e da discutibili storie di amore e sesso.

Georgia, la sorella maggiore di Evie, è la direttrice di una rivista patinata; è sempre impeccabile nell’abbigliamento, sa sempre cosa dire e fare in ogni circostanza, in una sola parola Georgia “è” la Moda fatta donna.

C’è poi la “piccola” di casa, Madeleine detta Maddy, stravagante (ex) attrice disperata e furiosa per essere stata licenziata dalla produzione a causa di una gravidanza imprevista. Maddy è l’unica ad essere rimasta in contatto con la madre.

Qual è il collante di questa famiglia? I sentimenti, sì, certo, ché sono forse appannati ma presenti come un fiume carsico. Ma c’è qualcosa di molto più concreto che lega i fili che tengono uniti i Mozell: il telefono.

Mio padre sorrise timidamente. «Vivo metà della mia vita nel mondo reale e metà al telefono»

Telefona Lou, che martella di chiamate le proprie figlie, spesso scambiando il numero di una con quello di un’altra – ma tant’è. Telefonano le sorelle tra loro per consultarsi sulle condizioni del padre, per confidarsi e – perché no? – anche per litigare. Il telefono è il mezzo che permette alle tre donne di aprirsi completamente e abbattere ogni censura. Per telefono si possono dire quelle cose che è difficile dire guardandosi negli occhi. Attraverso il tramite della cornetta le parole corrono oneste, sincere, libere.

Tra noi sorelle va sempre così. Ore attaccate al telefono, vite aggrovigliate, ma quando ci ritroviamo davvero faccia a faccia ci tratteniamo

Il telefono tesse una trama di relazioni familiari, amicali e lavorative.

Eve è l’io narrante della storia, anello di congiunzione non solo in senso anagrafico – come secondogenita – ma anche in quanto con la sua pazienza e la generosa donazione di sé unisce i membri della famiglia che altrimenti schizzerebbero via l’uno dall’altro come atomi impazziti.

Delia Ephron
Delia Ephron

Ella è sempre presente, tutti si rivolgono a lei, solida come una quercia eppure, nel suo intimo, non esente da fragilità e insicurezze: avrebbe bisogno di più attenzioni da parte del marito; non sempre sa come agire nei confronti del figlio e della sua ragazza; nota con sgomento i primi segni di cedimento del proprio corpo. E si ritrova, sull’orlo di una crisi di nervi, ad accudire un gatto, proprio lei che odia queste bestiole.

Delia Ephron affronta complesse dinamiche familiari con uno stile leggero e frizzante. La sua penna arguta e brillante restituisce il ritratto di una famiglia in cui non è arduo cogliere un riferimento autobiografico. La Ephron ci fa sorridere e spuntare una lacrima, ci fa stare in apprensione e distendere, insomma, ci affascina con la sua grazia e fa quasi diventare il lettore membro del clan dei Mozell. Un clan in cui l’Amore vince sulle incomprensioni e sui dissidi. Lou è un padre imbarazzante, ingombrante, è vero, ma le sue figlie lo amano al di là degli umani difetti.

Onora il padre e la madre” dice il quarto comandamento. E le donne Mozell onorano il loro genitore fino all’ultimo respiro, ritrovandosi così ancora più unite.

 

Written by Tiziana Topa

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: