“Soda caustica” di Dimitri Ruggeri Di Nella: le poesie del terremoto come il Kintsugi

Per la commemorazione dell’imminente ricorrenza del Centenario del terremoto del 1915 che colpì l’Italia Centrale il 13 gennaio di quell’anno, causando trentamila vittime, è d’obbligo menzionare il progetto poematico di Dimitri Ruggeri Di Nella, che reca il titolo “Soda caustica. Poesie per il Centenario del Terremoto del 1915”.

Soda caustica

È d’obbligo menzionarlo non solo perché il libro presenta un’ autorevole prefazione di Lello Voce, nonché una nota di commento di Alessandro Fo, ma anche perché l’autore ha scelto, per l’occasione, di renderlo fruibile gratuitamente al pubblico su Internet Archive con licenza creative commons per tutto il 2015, cosa rara in tempi in cui anche la poesia deve rendere conto alle logiche del profitto.

È d’obbligo menzionarlo perché, questa volta, l’intenzione poetica è come se traesse spunto dal Kintsugi, una tecnica giapponese che permette di riparare con l’oro o l’argento fuso oggetti rotti, trasformandoli in un qualcosa di pregevole, con la consapevolezza che la ferita o la crepa sanata dal metallo pregiato attribuisca un valore sia estetico che interiore; in questo modo Soda caustica scava nella memoria per recuperare i cocci dispersisi nel tempo, riassemblandoli per ottenere un’identità nuova, preziosa e più forte, mostrando – senza patemi – tutti i segni dell’imperfezione.

L’imperfezione, causata dalla morte e dal dolore, grazie al collante della poesia, si fa “bella”, aiuta a vivere, diventando necessaria quando sarà mostrata alle future generazioni.

In questa prospettiva l’autore struttura i testi, sia formalmente che sostanzialmente, prendendo le distanze da un’impostazione commemorativa e di mero compianto, sforzandosi, per così dire, di stabilire un patto con i morti, come si evince da una delle dediche poste all’inizio della raccolta “Al patto stretto con i morti (mantenuto con onestà)”.   È l’onestà, come la intendeva Saba, difatti, a contraddistinguere, la raccolta intera.

Lello Voce, nella prefazione, scrive  “ […] La strada scelta da Ruggeri è dunque complessa ed irta di ostacoli. Ma la soluzione proposta è a mio avviso convincente. […]” L’impianto complessivo dell’opera, infatti, convince il lettore che si lascia trasportare da testi ironici come “Morto per un asino” […] Non fu casuale la zoccolata che ti arrivò memorabile sul già fracassato naso. / Morto per il terremoto?/ No!/ Morto per un asino! a componimenti più arditi come “Donna Marisa” dedicata alla prostituta del paese: […] Il suo ultimo piacere era frutto del dovere./ Dovere di puttana, reietta e dimenticata./Donna Marisa./ O mia puttana!/ Io ti amo ancora!/ Dove hanno interrato la tua sottana?.[…]

Dimitri Ruggeri Di Nella

Non può mancare, infine, un’osservazione di carattere linguistico, relativamente alla compresenza di differenti livelli stilistici, peculiarità, del resto, caratteristica della poesia di Ruggeri. Tale aspetto è ben argomentato, sempre nella prefazione, da Lello Voce: […] Da una parte l’autore costruisce un’ordinata polifonia di voci, quella delle vittime che in una sorta di Spoon river, una dopo l’altra, si raccontano e raccontano il prima, il durante e il dopo del terremoto. Dall’altra la lingua si imbizzarrisce e si fa espressionista, cerca le sonorità dell’attrito, cogliendo echi che vanno da Rebora a certo Jahier, ad esempio, la sintassi si frantuma, polverizzandosi come i pilastri delle povere case d’Avezzano, è, cioè, una scrittura intimamente ed intensamente tellurica (dunque ‘disordinata’).[…].

La raccolta termina con il lungo, tormentoso e apocalittico “Antipoetico delirio onnipotente di un superstite” quasi a ribadire che il terremoto, così come la poesia, è talvolta delirio psicologico e fisico, onnipotenza ma anche ordine (o disordine?). Pertanto, non sarà azzardato affermare, in definitiva, che Ruggeri traspone nell’atto poetico l’arte di ricomporre i cocci con il metallo prezioso- il Kintsugi, appunto, cui si accennava sopra.

 

Written by  Beatrice De Feis

 

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