“La follia delle muse” di David Czuchlewski: la post-modernità incarnata nel Doppelgänger

Chi è Horace Jacob Little?

 

Si sa che è uno scrittore, e non uno qualsiasi. I suoi libri sono tomi pesanti dalle copertine vuote. Solo il titolo e l’autore, e dell’autore solo il nome. Nessuna fotografia, nessuna biografia. Invitanti quanto un elenco del telefono. Ma, una volta aperti, fanno innamorare.

Jake, giornalista poco convinto di voler fare effettivamente il giornalista, è una delle sue “vittime”. Inciampò in un romanzo di Horace Jacob Little per caso, lo lesse per inerzia, non riuscì più a farne a meno. La sua passione perdurò fino all’università, quando a questa se ne sovrappose un’altra: quella per Lara, a cui regalò una copia di una raccolta di racconti del fantomatico autore: Uno strano incontro.

Il racconto eponimo sembra essere l’ennesima variazione sul tema del Doppelgänger, con la specifica che il Doppio, in questo caso, è un diavolo che porta all’Inferno l’Originale ancora vivo. Niente di particolarmente surreale in confronto agli altri racconti – tutti surreali, d’altro canto – se non fosse che una storia ha tante versioni quanti lettori.

Questa, di storia, dalle mani di Lara finisce in quelle di Andrew, un bambino prodigio diventato un adulto brillante e mentalmente instabile, nonché il ragazzo di cui lei si innamora. Il loro è un amore assoluto, senza riserve, una di quelle unioni capaci di rapire gli individui a loro stessi. Meraviglioso, finché va tutto bene. Ma l’ombra della catastrofe, ineluttabile, si avvicina strisciando assieme ai sintomi della malattia mentale. E il perno delle paranoie di Andrew, il diavolo che gli sussurra minacce, è proprio quel racconto, “Uno strano incontro”, che – sorta di enorme ombra di Horace Jacob Little – isola Andrew in un’oscurità soffocante.

La follia delle muse è  indubbiamente un giallo per appassionati di letteratura.

Il suo spartiacque – quello che divide il romanzo in due parti immaginarie (anche se è più uno strisciante continuum) – riecheggia lo spartiacque che divide in un “prima” e un “dopo” la produzione letteraria di Horace Jacob Little, rappresentato dalla raccolta di racconti Uno strano incontro.

Prima di questa raccolta, Horace Jacob Little era uno scrittore moderno. Similmente, nella prima parte de La follia delle muse troviamo un romanzo moderno – sì frammentato (la narrazione principale viene intervallata con pezzi delle Confessioni scritte di Andrew), sì soggettivo (il narratore principale è Jake, con la sua parzialissima visione delle cose), sì caotico, insomma, ma con ancora in sé le tracce del positivismo: la realtà è una, per quanto caotica, e si tratta solo di raccoglierne tutti i pezzi, riordinarli e comprenderla.

Successivamente a Uno strano incontro, la scrittura di Horace Jacob Little diventa improvvisamente post-moderna. Come se l’ambiguità irriducibile del Doppelgänger uscisse dal racconto invadendo il romanzo, in La follia delle muse la salda convinzione che al giallo vi sia sempre una spiegazione razionale s’indebolisce, tentenna al ritmo con cui Andrew perde di vista la realtà, minaccia di farsi miraggio. Jake, che ha solo la propria soggettività per comprendere la realtà e risolvere il giallo, si trova tra le mani frammenti inaspettati, deludenti, ma soprattutto discordanti: più procede, più il mistero si infittisce. Ma, soprattutto, più procede, più una domanda tartassa il lettore:

È l’Andrew “sano” o quello “malato” ad avere ragione?

Chi dei due è il  Doppelgänger?

La figura del Doppelgänger, presente in diversi livelli del romanzo, sembra la proposta che David Czuchlewski porta per spiegare almeno un lato del post-modernismo: l’irrisolvibile dilemma rappresentato dall’impossibilità di distinguere il vero dal falso.

Nel momento in cui incontriamo una persona non possiamo sapere se questa sia o non sia già stata sostituita dal proprio Doppelgänger. Similmente, nel momento in cui ci approcciamo alla realtà per comprendere cosa sia vero e cosa sia falso, abbiamo solo una interpretazione: la nostra, temporalmente limitata. Siamo arrivati prima o dopo che la verità venisse investita di errate interpretazioni?

Il pensiero moderno ha come presupposto che una ricerca ben eseguita porterà sempre alla verità. L’assunto è che vi sia una sola verità e che essa possa essere spogliata dalle menzogne, passo dopo passo, escludendo le interpretazioni erronee.

Ma cosa accade quando le varie interpretazioni della realtà, una volta confrontate, anziché escludersi a vicenda, risultano ugualmente plausibili o implausibili, a seconda del punto di vista che si adotta?

Chiedetelo a Jake. È lui che, nel corso del romanzo, si trova a dover affrontare un’agghiacciante rivelazione: a volte la follia fa quadrare perfettamente i conti, ma non nel modo in cui ci saremmo aspettati.

 

David Czuchlewski, diplomato in letteratura inglese e poi in medicina (specializzazione in neuropatologia), ha pubblicato due romanzi: La follia delle muse (The Muse Asylum) ed Empire of Light.

 

Written by Serena Bertogliatti 

 

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