La scoperta di Gobekli Tepe rivoluziona la concezione dell’evoluzione umana

Gobekli Tepe è la più importante scoperta archeologica del nuovo secolo. Grazie ad essa si riscriveranno i libri di storia obbligandoci a riscrivere la storia dell’Uomo, a ripensare al nostro passato, ad aprire nuovi e sconvolgenti scenari.

Da quanto ci è stato insegnato, l’evoluzione umana ha avuto un andamento lineare. I nostri antenati vivevano nelle caverne, sostentandosi con ciò che raccoglievano e cacciavano, più o meno 6000 anni fa  nella valle dell’indo hanno iniziato a lavorare la terra, diventando da migranti a stanziali, e da lì è iniziato il lungo viaggio, spargendo la conoscenza su tutto il pianeta, che ha portato l’umanità a tutte le meraviglie odierne.

Di indizi di una possibile fallacia di questa teoria è (letteralmente) pieno il mondo, ma la stragrande maggioranza di queste prove sono costruzioni in pietra, che ha si il vantaggio di “viaggiare attraverso i tempi”, fornendoci testimonianza dell’avanzato grado di cultura e/o conoscenza dei nostri ante-antenati, ma che ha un limite ben preciso: non la si può datare con precisione. E così la “storia, non le fantasie”, ha sempre potuto liquidare questi indizi, riportando le date di costruzione a quando l’evoluzione umana possedeva, almeno parzialmente, gli strumenti e/o il grado di cultura adeguati alla loro complessità e difficoltà di realizzazione.

Da tempo sempre più persone ritengono questi “adattamenti temporali” delle vere e proprie forzature, che sfidano non solo la logica, ma a volte la stessa scienza. Ma per gli archeologi gli indizi, le deduzioni, le intuizioni o le vere e proprie anomalie non sono mai state sufficienti ad affrontare una possibile realtà ben diversa da quella da loro costruita. Chi ha visitato di persona Tiwanaku, per esempio, può raccontare l’impressione di estrema vecchiaia che trasmettono i megaliti. Ma la Storia ci dice che prima del 2.000 A.C. non potevano esistere in zona popolazioni con la cultura e le capacità sufficienti ad edificare certe meraviglie, e quindi “Tiwanaku ha al massimo 4000 anni di età”.

Con Gobekli Tepe, però, da ora e per sempre cambia tutto. Da oggi, infatti, parlare di civilizzazioni umane di 12000 anni fa … … non sarà più considerata un’eresia. Anzi, saranno gli stessi archeologi ( e non solo loro…) a dover cambiare molte “interpretazioni” che, sino a prima della scoperta in Turchia, sono state invece considerate prove scientifiche. Il sito si trova su una collina artificiale alta circa 15 m e con un diametro di circa 300 m, situata sul punto più alto di un’elevazione di forma allungata, che domina la regione circostante, tra la catena del Tauro e il Karaca Dağ e la valle dove si trova la città di Harran.

Il sito utilizzato dall’uomo avrebbe avuto un’estensione da 300 a 500 m². Finora meno di un decimo del sito è stato riportato alla luce, ma basta a dare un’idea del timore reverenziale che il tempio incuteva ai pellegrini che si radunavano qui ben 7.000 anni prima della costruzione di Stonehenge. L’esistenza di un grande santuario, con centinaia di stele antropomorfe alte fino a 5 metri, straordinariamente istoriate con animali totemici e racconti geroglifici, datato quasi 12000 anni fa, sarebbe da ritenersi impossibile se non fosse il risultato di 15 anni di scavi condotti in grande stile dall’Istituto Archeologico Germanico a Gobekli Tepe, un “Tell” ubicato 20 km a nord di Urfa, la città mitica di Abramo nella Turchia sud-orientale.

È quasi incredibile che 7000 anni prima delle Piramidi una società preagricola sia stata capace di costruire un simile monumento, che richiede la capacità di organizzare l’attività di centinaia di artigiani, dotati soltanto di attrezzi di pietra e di legno, coniugati –evidentemente- con molta abilità e grande motivazione. Ma cosa rende questo sito archeologico unico, e lo proietta direttamente nel regno ai confini fra lo straordinario ed il fantastico, nella visione “ortodossa” della scienza? È presto detto: la datazione al radiocarbonio di reperti fossili ritrovati nel luogo, la quale ci dice, aldilà di ogni ragionevole dubbio, che il complesso è stato edificato 12.000 anni fa, forse anche 13.000 anni.

Ciò significa che è stato costruito intorno al 10.000 a.C. Le più antiche testimonianze architettoniche note in precedenza erano le ziggurat babilonesi, datate 5000 anni più tardi. Secondo gli studiosi, la sua costruzione ha impegnato diverse centinaia di uomini nell’arco di alcuni secoli. Göbekli Tepe, ricorda vagamente Stonehenge, ma fu costruito molto prima, e non con blocchi di pietra tagliata grossolanamente ma con pilastri di calcare finemente scolpiti a bassorilievo: una sfilata di gazzelle, serpenti, volpi, scorpioni, cinghiali selvatici. Comprensibili le reazioni degli archeologi che da quasi 15 anni stanno lavorando sul campo, che hanno visto le loro credenze sciogliersi come neve al sole ‘Gobekli Tepe cambia tutto’, spiega Ian Hodder, della Stanford University. David Lewis-Williams, docente di archeologia presso l’Università Witwatersrand a Johannesburg, dice: ‘Gobekli Tepe è il più importante sito archeologico del mondo.’

Alcuni vanno oltre e dicono che il sito e le sue implicazioni sono incredibili. Il professore universitario Steve Mithen dice: ‘Gobekli Tepe è troppo straordinario per la mia mente.’ Finora si riteneva che le società preagricole fossero costituite da piccoli gruppi nomadi, tendenzialmente ugualitari, inadatti a mobilitare grandi risorse per uno scopo trascendente. Gobekli Tepe dimostra il contrario e getta una nuova luce sulla ideologia dei paleolitici, obbligando a ripensare la storia della complessità sociale, dell’arte e della religione. Assumono quindi un tono quasi grottesco i tentativi degli studiosi di “inserirlo” nella cronologia ufficiale dell’evoluzione umana. Leggiamo cosa dice al proposito Klaus Schmidt, l’archeologo che per primo ha iniziato gli scavi: è così vecchio che precede la vita sedentaria dell’uomo, prima della ceramica, della scrittura, prima di tutto. Gobekli proviene da una parte della storia umana che è incredibilmente lontana, nel profondo passato dei cacciatori-raccoglitori. Come poterono gli uomini delle caverne costruire qualcosa di così ambizioso?

La risposta è già a loro disposizione, e la conoscerebbero da tempo se non fossero ancora legati dagli antichi pregiudizi a noi spesso tramandati come “certezze scientifiche” , e cioè che non erano certo uomini delle caverne quelli che avevano simili conoscenze di ingegneria, matematica e lavorazione della pietra, o che potevano conoscere la scrittura, inventata millenni dopo.

Eppure, non bastassero già le datazioni dei reperti fossili, a Gobekli Tepe hanno già ritrovato anche questo, con buona pace alla valle dell’indo ed alla panspermia della civiltà in tutto il pianeta da lì originatasi. Quella di Gobekli Tepe si può a ragione definire la più importante scoperta archeologica del nuovo secolo. Il prof. Klaus Schmidt, Direttore degli scavi, l’ha descritta nel suo libro Sie bauten di ersten Tempel, edito in Germania da Beck. È recentemente uscita l’edizione italiana per i tipi di Oltre, tradotta da Umberto Tecchiati, col titolo Costruirono i primi templi 7000 anni prima delle Piramidi. La scoperta più interessante riguarda le circa 40 pietre a forma di T, alte fino a cinque metri e mezzo. I blocchi di calcare, del peso di cinque tonnellate, furono portati qui da una cava vicina anche se le popolazioni dell’epoca non conoscevano la ruota né avevano ancora addomesticato le bestie da soma.

La maggior parte di esse sono incise e vi sono raffigurati diversi tipi di animali (serpenti, anatre, gru, tori, volpi, leoni, cinghiali, vacche, scorpioni, formiche). Alcune incisioni vennero volontariamente cancellate, forse per preparare la pietra a riceverne di nuove. Sono inoltre presenti elementi decorativi, come insiemi di punti e motivi geometrici. Una ricostruzione di come doveva essere in passato per l’archeologia questo è quindi un ritrovamento incomprensibile, e l’evidente imbarazzo di chi si vede crollare il castello di carta sotto i piedi è più che palese. Per chi da tempo sostiene invece la presenza di civilizzazioni umane ben più evolute di quanto si supponesse nel nostro lontano (o lontanissimo) passato, è finalmente una conferma, senza “se” e senza “ma”.

Klaus Schmidt è nato a Feuchtwangen (Germania) l’11 dicembre 1953. Ha studiato Preistoria e Protostoria, Archeologia classica, Geologia e Paleontologia presso le Università di Heidelberg e di Erlangen. Nel 1983 si è laureato discutendo una tesi sugli strumenti litici di Norsutepe con il prof. Harald Hauptmann. Nel 1984 ha ottenuto una borsa biennale per viaggi di studio dell’Istituto Archeologico Germanico. Dal 1986 al 1995 è stato Ricercatore associato presso l’Istituto di preistoria e storia antica dell’Università di Heidelberg. Nel 1995 ha iniziato gli scavi di Gurcutepe e Gobekli Tepe. Nel 1998 ha conseguito il dottorato di ricerca sul tema L’analisi funzionale dell’insediamento del Neolitico antico di Nevali Cori (Turchia). Il 10 maggio 1999 ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento universitario di preistoria e protostoria con una conferenza sul tema L’unificazione dell’Antico Egitto dal punto di vista archeologico. Dal 2001 Referente per la Preistoria del Vicino Oriente presso L’Istituto Archeologico Germanico. Nel 2001-2002 insegna Archeologia del Vicino Oriente presso l’Università di Berlino. Nel 2002, in collaborazione con Lutfi Khalil (Università della Giordania, Amman) e Ricardo Eichmann (Dipartimento del Vicino Oriente presso L’Istituto Archeologico Germanico) inizia il Progetto Piombo di Aqaba, dedicato all’origine della metallurgia del rame). Dal 2006 e membro corrispondente dell’Istituto Archeologico Germanico. Dal 2007 è professore straordinario presso l’Università di Erlangen-Norimberga. È autore di numerose pubblicazioni e monografie, tra cui Sie Bauten di ersten Temple, Beck, 2006, tradotto in russo, polacco, turco, italiano e prossimamente in inglese, dedicato al celebre scavo di Gobekli Tepe.

 

Written by Roberto Lirussi 

 

 

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