Intervista di Pietro De Bonis a Michele Lorefice ed al suo “Il cielo in rovina”

“Uomini stanchi camminano in silenzio, passo corto, testa china, per non guardare il cielo in rovina. Uno scenario troppo tetro da accettare, crepe minacciose incombono sulle nostre teste: lo avresti mai detto? Il cielo è di vetro”.

“Sapete, le persone hanno una strana idea della solitudine: pensano che vivere in solitudine significhi chiudersi in se stessi. Bisogna sfruttare la solitudine, ed aprirsi in se stessi”.

Michele Lorefice è uno scrittore esordiente italiano, che nasce a Genova il 13 febbraio 1990.

Nel 2010 pubblica il romanzo intitolato “Il cielo in rovina” (Erga Editore), riscuotendo un discreto successo, sfiorando le 1500 copie vendute fra la prima e la seconda edizione.

Oltre al mondo della scrittura, Lorefice è sempre stato appassionato al mondo della musica, passando dall’hip hop all’heavy metal, suonando per parecchi anni il basso elettrico, registrando nel 2008 un demo intitolato “Drown in Pain” con la death metal band chiamata “Asylum”, nel 2010 registra per gli Antropofagus i due brani che verranno inseriti nel 2011 nello “Split Torso Trauma” e nel 2012 i Synodik, band nata dalle ceneri degli Asylum, fanno uscire l’album intitolato “Sequences For a New Matrix”. Dopo l’uscita di questo disco Lorefice decide di abbandonare momentaneamente il basso elettrico e in particolare il mondo dell’heavy metal, ritornando ad ascoltare hip hop.

Attualmente Michele Lorefice lavora in un albergo per mantenere i suoi progetti.

 

 

P.D.B.: Benvenuto Michele! “Il cielo in rovina”, il tuo bel romanzo, in titolo un po’ da scenario catastrofico…

Michele Lorefice: Dietro a questo titolo in realtà, c’è tutto un significato filosofico, e un importante concetto che voglio esprimere: il cielo rappresenta le convinzioni che ogni essere umano ha, ed è in rovina perché basta poco per mettere in crisi queste convinzioni. Oltre le crepe che venano la patina vitrea di questo cielo, si può intravedere la realtà, che nella sua completezza è inconoscibile all’essere umano, ed ogni individuo continuerà a camminare a testa bassa, rifiutandosi di alzare gli occhi verso il cielo, per non accorgersi che le sue convinzioni sono fragili, per non ammettere di aver torto, o di aver sbagliato, continuando per la sua strada, una strada sbagliata, che lo porterà all’autodistruzione. Oltre a ciò, questo titolo calzava bene con quello che volevo descrivere, ossia una società sempre più in declino, governata da luridi porci che si rotolano giorno e notte nella propria merda, che cercano ad ogni modo di annebbiare le capacità cognitive degli individui che sottomettono, con leggi barbare, attraverso i mass media e via discorrendo.

 

 

P.D.B.: Un romanzo che è un tornare indietro, un percorso verso il passato, per scoprirsi, è così?

Michele Lorefice: Più che un tornare indietro è un semplice cammino appunto alla scoperta di se stessi, almeno, per me è stato così durante la fase di scrittura. Di fatto quando iniziai a scriverlo non sapevo minimamente dove sarei voluto arrivare, avevo solo in mente la frase iniziale del romanzo, il resto è venuto da sé, in base al susseguirsi di riflessioni che mi hanno portato a delle conclusioni che comunque restano aperte.

 

P.D.B.: Il protagonista, Alberto, non riesce ad adattarsi nel mondo, perché?

Michele Lorefice: Non riesce ad adattarsi al mondo per il semplice fatto che il mondo in cui vive non lo rappresenta, perché ciò che lo circonda gli sembra futile e privo di significato, ritrovandosi a cercare dentro di sé tutte le risposte che fuori non riesce a trovare.

 

P.D.B.: Studiare filosofia ti ha aiutato  a scrivere meglio?

Michele Lorefice: Studiare filosofia innanzitutto mi ha cambiato la vita, dopodiché mi ha anche aiutato a scrivere meglio. Probabilmente se non avessi incontrato in quinta liceo un professore che mi insegnò ad apprezzare questa dottrina, non sarei mai riuscito a scrivere alcun tipo di libro.Comunque, indipendentemente da tutti i vari discorsi teorici che riguardano il miglioramento interiore e l’imparare a mettere in dubbio ogni cosa, a livello pratico, ossia per quanto concerne l’uso della grammatica e lo stile di scrittura, sicuramente lo studio della Filosofia è un ottima palestra per migliorarsi nel campo della scrittura.

 

 

P.D.B.: Michele cosa ne pensi di come viene insegnata la letteratura nelle scuole?

Michele Lorefice: Guarda, premetto che stai parlando con una persona che probabilmente è tutto l’opposto di quello che dovrebbe essere un intellettuale o una persona di cultura, con uno che da quando ha iniziato a scrivere ha praticamente smesso di leggere, esclusi i libri che sono costretto a studiare per gli esami all’università, che per altro sto frequentando a rilento controvoglia. Detto questo posso solo dire che secondo me l’insegnamento della letteratura nei licei italiani si basa su dei canoni troppo rigidi e standard che non aiutano la dottrina stessa a maturare. Con questo voglio dire che bisognerebbe piantarla di soffermarsi per due anni su un romanzo come “I promessi sposi” che non rappresenta, a mio parere, il libro ideale per far apprezzare a uno studente lo studio della letteratura. Da secoli si studiano sempre le stesse puttanate, i manuali di letteratura dei liceo finiscono con Saba o con Montale, e dopo? Dopo che cazzo è successo in Italia? Non ha scritto più nessuno? E mi spiegate perché nel nostro cazzo di paese non si sente parlare seriamente di un’avanguardia letteraria dai tempi del Futurismo? Probabilmente perché continuiamo ad essere troppo legati al passato, senza dare spazio al presente, e uccidendo il futuro. E vogliamo parlare di come viene imposto lo studio di una poesia agli studenti italiani? Per quanto mi riguarda, l’analisi del testo poetico, come viene affrontata nei nostri licei, uccide la poesia. Di fatto, sono convinto che costringere uno studente a ricercare verso per verso figure retoriche e mille significati inesistenti, sia un po’ come vivisezionare la poesia appena letta, o a farne una vera e propria autopsia. Ora, converrai con me che le autopsie si fanno sui cadaveri, e converrai anche con me, che si giunge allo stato di cadavere, quando si muore, ed è proprio per questo che mi sono sempre rifiutato di studiare a memoria le figure retoriche, da me ignorate dalla prima all’ultima. Bisogna invogliare gli studenti a farsi travolgere dalle parole, i professori dovrebbero insegnare agli alunni come ci si emoziona, e invece l’unica cosa che sanno fare è quella di commissionare loro un atroce delitto, l’assassinio della poesia, formando generazioni di ragazzini vuoti e totalmente spenti dentro.

 

P.D.B.: Stai scrivendo un nuovo romanzo? Dove possiamo acquistare il tuo “Il cielo in rovina”?

Michele Lorefice: Un secondo romanzo avevo terminato di scriverlo già un anno fa, ma ho atteso a pubblicarlo per motivi personali, e finalmente per fine anno dovrebbe uscire, potremmo definirlo un romanzo di filosofia dell’orrore, ma spero di avere l’occasione di parlarne in un altro momento. Nel mentre sono già a metà di un terzo romanzo che sarà totalmente diverso dagli altri due, sarà un romanzo volgare e demenziale, per così dire. “Il cielo in rovina” è ordinabile in qualsiasi libreria, oppure sul sito di Erga Edizioni, ma se per caso siete nei paraggi posso direttamente portarvelo io!!

 

 

“Quando un’intervista vista l’ora è appena finita, una nuova intervista è appena iniziata. Un’intervista per amare, per sognare, per vivere…”

Written by Pietro De Bonis, in Marzullo

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Un pensiero su “Intervista di Pietro De Bonis a Michele Lorefice ed al suo “Il cielo in rovina”

  1. Ma veramente?! Scrive male, il romanzo fa schifo, è noioso e pretenzioso. Può giusto gestire quella pagina per ritardati su FB.

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