Intervista di Pietro De Bonis a Domenico Esposito Mito ed al suo “Sia fatta la mia volontà – Qui nel mondo”

Domenico Esposito Mito (1986) è un autore di romanzi sociali e introspettivi. Ha sempre coltivato la vena di scrittore e poeta, cui crescendo si è aggiunta la passione per il rap. Durante l’adolescenza si dà esclusivamente alla musica partecipando a vari concerti. Nel 2009 pubblica il suo primo romanzo “La Città dei Matti”(Mond&editori).

Ha condotto il programma culturale “Polvere di Storia” alla web radio “C.A.O.S.” (Centro Autogestito Operante nel Sociale), ispirata al movimento giovanile della Valle Caudina nel quale è stato attivamente impegnato per un anno e di cui è stato co-fondatore. Nel 2011 pubblica il romanzo “Sia fatta la mia volontà – Qui nel mondo” con Tempesta Editore e nello stesso periodo annuncia di voler abbandonare il rap. Gestisce un blog dove pubblica interviste e articoli ad artisti più o meno noti, come scrittori, doppiatori e attori. E’ stato il primo italiano a intervistare Dacre Stoker (pronipote di Bram Stoker e autore di ‘Dracula the Undead’). Scrive per “Il Caudino”, giornale mensile di Cervinara. Di lui è stato detto:

Demetrio uscì dal carcere di Alessandria, con uno sguardo severo, stringendo i pugni e le labbra, un’espressione glaciale, come se avesse subito chissà quali pene infernali, e forse l’inferno non si sarebbe potuto descrivere in modo peggiore. Il cancello si chiuse dietro di lui. Non aveva mai avuto un carattere particolarmente solare ma quel giorno sembrava che il suo sorriso fosse destinato a sparire definitivamente.

 

 

P.D.B.: Ciao Domenico! “Sia fatta la mia volontà – Qui nel mondo” edito da Tempesta Editore il tuo ultimo romanzo, un saggio politico, religioso e sociale in forma di racconto, ce ne vuoi parlare?

Domenico Mito: Il romanzo prende spunto da un fatto di cronaca: I Fatti Del G8 di Genova del 2001 ed essendo i personaggi principali degli attivisti, non mi limito a parlare solo dell’evento in sé, ma faccio anche un’analisi della nostra società, delle ideologie, della politica e delle religioni predominanti e il rapporto con l’ateismo. Tra i personaggi principali troviamo il dolce Ciro Sorrentino che sogna l’unione di tutte le fazioni per creare un mondo di tolleranza; il simpatico Angelo E. che, con la sua ironia, cerca di risollevare l’umore dei propri amici e naturalmente, il protagonista, il glaciale Demetrio De Sanctis che, dopo aver subito le torture a Bolzaneto vede tutti come nemici, per cui non condivide l’idea del suo amico Ciro…e poi tanti personaggi interessanti che entreranno in scena nello scorrere del romanzo che è, inoltre, anche e soprattutto una storia di grande amicizia e di solidarietà. Una mia lettrice mi chiese se nella realtà possano esistere amici come quelli di Demetrio che, nonostante tutto, gli sono vicini anziché emarginarlo. Io credo di sì, che esistono, solo che noi, molto spesso li condanniamo anziché ammirarli. Molte volte ho visto che, quando gli amici di un giovane che ha commesso qualche sbaglio, esprimono solidarietà nei suoi confronti, tutti s’indignano perché non capiscono che chi sbaglia, non deve soltanto essere punito, ma ha bisogno di persone che lo consolino. Quindi secondo me, esistono, ma anche se non esistessero, i romanzi devono descrivere la realtà, ma anche cercare di dare qualche buon esempio.

 

 

P.D.B.: Racconti quindi la realtà, il nostro mondo?

Domenico Mito: Diciamo che finora ho raccontato soprattutto la realtà di chi si interessa e vorrebbe occuparsi della nostra realtà e cambiarla. I miei personaggi sono persone spesso vittime delle ingiustizie, sono prodotti e vittime della società in cui vivono, per questo sono giovani dallo spirito rivoluzionario, che vorrebbero cambiare il mondo. Tuttavia, il più delle volte, piuttosto che riuscire a fare qualcosa per cambiare la realtà, ci rimangono intrappolati. Il mio pensiero è, quindi, molto pervaso dal pessimismo. Un pessimismo che fa da scudo alle delusioni. Non posso scrivere un romanzo dove tutto finisce bene, quando, nella realtà, invece, accadono troppe cose negative. Non possiamo far finta di nulla. Da un certo punto di vista, però, questo romanzo lascia anche una speranza aperta: la speranza di un mondo migliore. In fondo, raccontare cose negative, a dispetto di come ha detto qualcuno, è un piccolo modo per tentare di combatterle, inducendo il lettore alla riflessione.

 

 

P.D.B.: Vivere in silenzio e scrivere la propria rabbia secondo te è meglio che vivere urlandola e basta? Rimane qualcosa di più se la si scrive?

Domenico Mito: Bella domanda, anche molto interessante, ma difficile, poiché è proprio quello che sto cercando di capire in questo periodo. La mia letteratura si basa sulle riflessioni e questo è uno dei tanti argomenti che sto cercando di affrontare sia nella vita che nel prossimo romanzo. Probabilmente è meglio scriverla, così litighi più difficilmente con i tuoi interlocutori…fino a quando non li incontri dopo che hanno letto il libro! A volte però fa bene anche urlare. In ogni caso, credo che quando si scrive, rimane qualcosa di più perché ci sono cose che, a voce, non si possano descrivere al meglio e in profondità. Del resto, “verba volant, scripta manent”.

 

 

P.D.B.: Scrivi anche poesie te Domenico? Quanto invece queste si discostano dalla realtà? Se si discostano.

Domenico Mito: Sì, scrivo anche poesie. Ho anche vinto un primo premio a maggio con una poesia inedita. Niente di quello che scrivo si discosta dalla realtà. Né la poesia né la prosa. Quando ho intervistato degli autori esordienti, mi hanno detto che loro scrivono per estraniarsi dalla realtà in cui vivono, io invece scrivo per raccontarla e analizzarla più a fondo, perché è vero che la “vediamo e la viviamo” tutti i giorni, ma solo superficialmente. La penna del romanziere e del poeta dovrebbe essere una pala con cui scavare nell’animo e nel cuore della gente. Ho letto di autori, ma soprattutto autrici esordienti che dicono di voler scrivere romanzi d’amore a lieto fine perché la sofferenza la vedono già tutti i giorni. In primo luogo non credo che la vedano davvero o la capiscano a fondo, in secondo luogo, io potrei dire lo stesso: vedo tutti i giorni “romanzi d’amore a lieto fine”. La gente si innamora, qualche volta l’amore non è corrisposto, oppure ci si fidanza e ci si lascia, ma è quello che succede a tutti e la vita non è solo quella che vive “la massa”. Racconti del genere banalizzano persino l’amore stesso oltre che la vita, la cui bellezza e il cui fascino, per quanto può sembrare strano, a volte, stanno anche nella sofferenza, soprattutto quando si ha la capacità di trasformarla in arte. Per questo a me piace parlare delle persone solitarie, meno fortunate e della loro difficoltà di inserirsi in una società che non rispecchia le idee i valori con cui si è cresciuti. Credo che facciano molto più bene dei romanzi rosa a lieto fine, perché è come se dicessi a quel tipo di lettore che ha sofferto: “ecco, non sei solo” e i miei personaggi (nel caso dei romanzi) diventano come suoi amici, mentre al lettore che non ha conosciuto bene la vita e la sofferenza, dico, sia con la prosa sia con la poesia: “vedi, c’è chi è solo, non dimenticarti di lui”.

 

 

P.D.B.: Hai abbandonato il rap mi dicevi, perché?

Domenico Mito: Le ultime due volte che sono salito sul palco è stato nel 2009 e prima di allora era già da molto che non facevo un live. Nonostante i miei pezzi fossero abbastanza apprezzati, ho deciso di mollare perché faccio già tante altre cose: le interviste per il blog, gli articoli per il giornale, i romanzi e i racconti a cui sto lavorando contemporaneamente, le poesie (e poi dicono che noi uomini non sappiamo fare più cose alla volta!), tutte cose che mi tolgono molto tempo. Nella musica, come in ogni altro tipo di arte, bisogna allenarsi. Inoltre con la musica dipendi sempre da qualcuno: o il dj non ti ha fatto una base o non ha tempo per farti registrare…e così, un po’ per questo, un po’ per dedicarmi di più alla letteratura e migliorarmi in essa, ho deciso di lasciar perdere il rap. La letteratura, infatti, è un lavoro molto più indipendente, adatto a un solitario come me. Scrivi quando vuoi e quando hai finito, lo mandi all’editore. il rap mi limiterò ad ascoltarlo (o a criticarlo) conservando il ricordo di bei momenti che l’hip hop mi ha regalato soprattutto nell’adolescenza. Del resto, ho notato che i personaggi famosi che fanno tante cose e scrivono anche libri, per la maggior parte sono scarsi in tutto. Io voglio perfezionarmi nella scrittura.

 

 

P.D.B.: Dove possiamo reperire il tuo “Sia fatta la mia volontà – Qui nel mondo”? Hai in vista presentazioni?

Domenico Mito: Per chi abita in Valle Caudina, può acquistarlo direttamente da me o nelle librerie di Cervinara. Chi è di fuori può ordinarlo anche nella propria libreria di fiducia o su IBS e i vari siti online, oppure contattare Tempesta Editore all’indirizzo ordini@tempestaeditore.it e stabilire con loro la modalità di pagamento e tutto. C’è in programma una presentazione per il 14 ottobre a Rotondi (AV) con l’associazione culturale “O’ Cardill”. Interverrà, insieme a me, lo scrittore ed ex dirigente scolastico Franco Martino che mi segue ormai dagli esordi e le cui idee sono molto vicine alle mie.

 

 

“Quando un’intervista vista l’ora è appena finita, una nuova intervista è appena iniziata. Un’intervista per amare, per sognare, per vivere…”

Written by Pietro De Bonis, in Marzullo

https://www.facebook.com/pietrodebonisautore

 

Illustrazione copertina del libro: Carlo Esposito

 

 

Info:

http://lacittadeimattidomenicoespositomito.blogspot.it/

 

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