Intervista di Alessia Mocci a Pierluigi Mele ed al suo “Da qui tutto è lontano”

“Da qui tutto è lontano”, edito nel 2009 dalla casa editrice Lupo Editore, è l’ultimo romanzo di Pierluigi Mele (1967).

 

Da qui è tutto lontano - Pierluigi Mele
Da qui è tutto lontano – Pierluigi Mele

L’autore nasce in Svizzera, risiede nella provincia di Lecce. Ha pubblicato libri di poesia quali “Lavare i fuochi” nel 1995, “Tramontalba” nel 2003, e diverse antologie con suoi versi. Nel 1999 vince il premio di poesia “Dario Bellezza”.

Da qui tutto è lontano non rimane lontano dallo stile poetico che rappresenta il primo Mele, l’ambientazione fantastica e metaforica ne fanno un libro di grande pathos ed interesse linguistico e semantico.

L’autore è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande per conoscere meglio la sua carriera letteraria e “Da qui tutto è lontano”.

Buona lettura!

 

 

 A.M.: Alcuni anni fa hai pubblicato dei libri di poesia. Ci puoi parlare di questo tuo amore per il verso?

Pierluigi Mele: In realtà tratto la prosa con la stessa mano della poesia. La scrittura prova quindi a farsi strada attraverso gli odori, i suoni, i colori, lo spazio, rendendoli protagonisti al pari dei personaggi della storia. E spesso proprio certi tratti sensoriali possono darti un’idea specifica di un determinato personaggio. È evidente che la narrazione implica differenti gradi di struttura, rispetto al verso; ma lo stile, almeno per me, non cambia. Lo stile inteso come respiro, tensione, musicalità. Ed è altrettanto probabile che questa prospettiva potrà subire variazioni nel futuro prossimo, ma al momento resto un trafficante di versi anche nella prosa.

 

 

A.M.:  Come mai dalla poesia hai sentito la necessità di passare alla prosa?

Pierluigi Mele: Per azzardo o per irresponsabilità. Ho provato a dare alle parole un respiro più disteso, meno contratto, da favola o dramma poetico, mescolando caratteri teatrali, poetici e narrativi. Sentivo l’urgenza di inventare figure sempre nuove e storie cangianti, apparentemente distanti tra loro, figure e storie multiple di una sola identità.

 

A.M.: Come e quando nasce l’idea di scrivere “Da qui tutto è lontano”?

Pierluigi Mele: In origine, circa quindici anni prima che il libro fosse pubblicato, la storia era un copione teatrale scritto nel giro di un’estate. Sino a quando non ho provato, con una giovane compagnia, a metterlo in scena. Tentativo abortito per una serie di inconvenienti, tra cui l’impossibilità concreta, per mancanza di quattrini, di allestire la visionarietà anarchica di quel copione. Lo scritto ha poi riposato nel cassetto, tranne uscirne e pretendere nuove parole, nuovi intrecci. Era lui a chiamarmi, a dettare le regole del gioco. E così per anni, prendendo allora forma, seppure magmatica, di teatro poesia, di poema, di racconto, di favola e poi di romanzo.

 

A.M.:  A che cosa si riferisce il titolo del tuo romanzo?

Pierluigi Mele: Alla possibilità di abbandonare una vita contorta, governata dal caso più infernale, per tentare una rinascita. Lontana dal potere, dall’amore negato, dal caos indiavolato, dalle macerie della bellezza, dell’intelligenza, dei sensi a cui siamo assuefatti.

 

A.M.: “Da qui tutto è lontano” è corredato di un audiolibro. Perché questa iniziativa? Pensi sia positiva per il lettore?

Pierluigi Mele: Occupandomi di teatro, è stata un’operazione del tutto spontanea. Mi sono divertito ad estrarre passaggi del libro ed a dar loro voce e musica. Ma non è, quella dell’audiolibro, una replica sonora del testo. È piuttosto una lettura pensata solo per l’ascolto, distante dalla pagina. Un invito all’abbandono.

 

A.M.: Che cosa ne pensi dei book trailer come oggetti pubblicitari?

Pierluigi Mele: Quanto più i linguaggi artistici si compenetrano, tanto più ne gioverà il nostro grado di stupore. È evidente che la qualità e lo stile stanno all’interno della pagina e che un libro va soltanto letto; ma la curiosità val bene un’immagine. Detto questo, personalmente compro e leggo un libro perché spinto da ben altri stimoli.

 

A.M.: Ci sono autori emergenti che stimi e che segui?

Pierluigi Mele: Ho molto apprezzato “Dieci” di Andrej Longo, pubblicato da Adelphi. Ma anche nella lettura di autori nuovi vado a braccio, a naso, ad umore. Non seguo dettami precisi. Cerco però, per come posso, di aggiornarmi continuamente, così come faccio per la musica.

 

Written by Alessia Mocci

 

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