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“Vita di Pi”, film di Ang Lee – recensione di Rebecca Mais

Uscito nelle sale cinematografiche italiane il weekend di Natale 2012, Vita di Pi (tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore canadese Yann Martel, vincitore del Booker Prize nel 2002) è la storia di Piscine Molitor Patel, nato e cresciuto a Pondicherry (cittadina dell’ex India francese) tra gli animali dello zoo gestito dal padre.

Pi è un ragazzo curioso  nei confronti della vita e della religione in particolare, tanto da abbracciarne più di una contemporaneamente. In ognuna di esse egli trova qualche aspetto vitale e rimane affascinato in particolare dalla vita di Gesù.

Ma un giorno il padre comunica alla famiglia che il lavoro allo zoo non è più florido come un tempo e presto si ritroveranno senza denari per vivere.

Per questo motivo s’imbarcano su una nave che porterà Pi, il fratello, i genitori e i loro animali in Canada. Ma una violenta tempesta fa affondare la nave e solamente Pi ed alcuni animali sopravvivono  rifugiandosi all’interno di una scialuppa di salvataggio. Qui il ragazzo dovrà convivere per ben 227 giorni con Richard Parker, una tigre della quale ha sempre avuto paura.

E l’acqua è la grande protagonista della pellicola: qui si sviluppa gran parte della vicenda, qui Pi riflette sulla sua vita passata, spera in un futuro e combatte contro la bestia che è dentro lui rappresentata esternamente dalla tigre.

Solo riuscendo a domare questa avrà la possibilità di comprendere cosa realmente alberga nel suo animo.

Ang Lee ci propone con maestria un percorso di formazione, una sorta di parabola religiosa che si manifesta tramite la potenza della natura. Una sorta di lungo documentario naturalistico (non possono non affascinare i numerosi animali presenti nel film), un Robinson Crusoe moderno che risulta ancora più realistico e trascinante grazie all’utilizzo del 3D, sperimentato per la prima volta (con successo e soddisfazione) dal regista taiwanese.

Anche lo spettatore ha l’impressione di trovarsi con Pi su una zattera in mezzo all’oceano, soffre e spera insieme a lui.

Il debuttante  Suraj Sharma (Pi) ha recitato la sua parte con intensità e convinzione e i notevoli effetti speciali (tra realtà e immagini ricreate al computer)  hanno condito il tutto con un alone fantastico e surreale.

Proprio come Gesù, Pi compie un viaggio nella sofferenza e tramite questa potrà scoprire se stesso. Allo spettatore è dato il compito di interpretare come meglio pensa la vicenda, in chiave religiosa, oppure filosofica, oppure come la semplice storia di uno sfortunato ragazzo rimasto orfano in seguito ad un naufragio.

Tra gli attori Gérard Depardieu nella parte, poco rilevante, di uno sgradevole cuoco sulla nave di Pi, che non manca tuttavia di farsi notare per la sua opulenza.

Con ben 11 nomination, vedremo quante statuette riuscirà a portarsi a casa durante la cerimonia degli Oscar del prossimo 24 febbraio.

 “Io penso che alla fine tutta la vita non sia altro che un atto di separazione, ma la cosa che crea più dolore è non prendersi un momento per un giusto addio.”

 

(Life of Pi, Cina – USA 2012)

Regia: Ang Lee

Interpreti: Suraj Sharma, Irrfan Khan, Tabu, Rafe Spall, Gérard Depardieu, Adil Hussain, Ayush Tandon

Durata: 127 min

 

Written by Rebecca Mais