“Vai qui!” di Federica Mormando: la bellezza, la solitudine e la consapevolezza di un male profondo

“Vai qui!” di Federica Mormando: la bellezza, la solitudine e la consapevolezza di un male profondo

Ott 27, 2017

Federica Mormando è psichiatra, psicoterapeuta, giornalista, scrittrice e poetessa.

 

Vai qui!

Esperta nel settore della dotazione intellettiva, negli anni Ottanta fondatrice della prima scuola italiana per bambini ad alto potenziale intellettivo, poi, dal 1993, della sezione italiana di Eurotalent, mentre ora presiede Eurotalent Italia e Uman Ingenium, tutte ONG, la prima dedicata agli adulti con alto potenziale, la seconda volta alla valorizzazione di talenti artistici. Ha effettuato numerose docenze universitarie in atenei italiani e ticinesi, collaborato con moltissime testate e reti televisive nazionali e straniere.

Vincitrice di prestigiosi premi letterari, ha pubblicato: Bambini ad altissimo potenziale emotivo, Vai qui!, Le catene delle stelle.

Compone musiche per spettacoli teatrali e anche il libro Vai qui! esce in contemporanea, per Musicaviva, alla raccolta omonima di musiche da lei composte.

La breve silloge Vai qui!, Edizioni Kimerik 2017, introdotta dall’acuta analisi di Elio Pecora, si presenta scandita in sei brevissime sezioni (Cosmo, Incontri, Il male, Follia di luci, Lombardia, Andiamo) rispettivamente di tre, sette, quattro, una, quattro e cinque poesia.

Invero queste sezioni, in proporzioni, sono tante, come tanti sono gli aspetti toccati e tante le sue sfaccettature di questa poesia che, da Cosmo in poi, allarga e restringe di volta in volta la sua visione dall’universale al particolare, dal macrocosmo e dalle sue leggi al vivere quotidiano e storico.

L’esistenza e il suo valore, i suoi principi e i suoi interrogativi sostanziano una ricerca interiore, spirituale, filosofica, che trova nelle forme artistiche d’espressione umana una risposta attiva dell’autrice, capace di risalire alle origini, a una Genesi dolorosa fatta di forza desiderosa di creazione, espletata nella condanna del Principio che si esprime nel primo grido di madre.

La poesia della formando è quasi ieratica, carica, spesso, di nascosti sensi dentro le pieghe magiche della Parola, con inversioni continue e sapienti, musicali variazioni nelle dislocazioni di termini entro gli spazi spezzati, brevi eppure ampi, dei versi che tra loro si legano. Frequenti accostamenti insoliti, in ben riuscite analogie e similitudini, tratte dal quotidiano, in immagini apparentemente semplici, eppure ardite, raffinate, eleganti ed evidenti.

Federica Mormando

Dolore attraversa l’esistenza a tutti i livelli, così anche il non poter dire subito, nell’impellenza della parola che deve esprimere, significare, comunicare, è grave lutto, lancinante dolore.

Le vicende si susseguono senza sosta, il quotidiano esistenziale è spesso intriso di personali solitudini che l’autrice sa cogliere, anche nei risvolti più intimi come in Donna, e sa restituire con gli occhi creativi dell’arte, capaci di rendere vive le cose nei colori. Pur tuttavia serpeggia, costante, la consapevolezza di un male profondo uguale sempre, la memoria della distruzione: esemplari le poesie 24 aprile 1915 e Diaspora, dedicate all’Armenia.

Sebbene il tempo passi, nessuno è vincitore.

Vince, invece, di certo, la bellezza che i versi della Mormando sanno rendere in modo così immediato, come nelle rappresentazioni della sezione dedicata alla Lombardia o nella dimostrazione di come, in fondo, l’essere umano possa essere complesso oppure estremamente semplice, comprando speranze nel semplice gesto di prepararsi a partecipare a eventi attesi, in Vetrine, dove vestiti e colori sono le porte di questi eventi e generano e materializzano, sostanziandosene, le aspettative.

In fondo, sembra dirci l’autrice, la vita è come un Luna park, tutto da tentare, di fronte a pochissime certezze e alla sicurezza e alla magia che il futuro/ è immenso caso.

 

Written by Katia Debora Melis

 

 

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