“Il mandarino meraviglioso” di Asli Erdoğan: una voce ed un solo occhio per la libertà

“Il mandarino meraviglioso” di Asli Erdoğan: una voce ed un solo occhio per la libertà

Gen 17, 2017

Asli Erdoğan è una scrittrice e giornalista attiva per la difesa dei diritti umani.  Nata a Istanbul, formatasi professionalmente e umanamente in vari paesi, è stata, con merito, inserita dal magazine francese “Lire” nella classifica dei 50 Writers of Future. Nell’agosto 2016 fu arrestata con l’accusa di legami con le organizzazioni terroristiche turche.

Il mandarino meraviglioso

Oggi, grazie all’iniziativa “Scrittura libera”, le sue opere si leggono in una dimensione corale, a voce alta, occupando gli spazi delle librerie italiane che hanno aderito: si vuole, così, lottare per garantire libertà di espressione e di parola con una forma di protesta pacifica, ma non meno rivoluzionaria di altre basate, al contrario, sulle grida e sulla violenza.

Il Mandarino Meraviglioso, pubblicato in lingua originale nel 1995 e tradotto da Giulia Analdo per Keller Editore nel 2004, è un’opera breve ma complessa, a metà tra un romanzo e una raccolta di racconti, tra il flusso di coscienza e la denuncia sociale e politica, fra la durezza prosaica e l’onirica via di fuga.

Una via di fuga, infatti, è quella che cercano i protagonisti del libro.

Ma l’angoscia che permea le pagine svela che non c’è una meta da raggiungere, neppure a livello inconscio, e neppure uno stato (inteso come luogo e non luogo) da cui scappare.

C’è solo un vuoto denso, claustrofobico, infinito.

E in questo non andare e non restare, embrioni di donne e uomini si dibattono cercando l’utero dal quale sono stati troppo presto abortiti, troppo presto per sentirsi forti della propria identità e non spaesati, in assenza di cordone ombelicale, in una terra straniera e straniante.

La protagonista che maggiormente coinvolge il lettore si aggira, nottetempo, come fantasma, per le viuzze della Vecchia Ginevra. È turca, ancora giovane, vestita di nero e ha un occhio solo: l’altro è vistosamente bendato e piange liquido infetto, a causa di una malattia non precisata. Abbandonata dal suo grande amore, Sergio, la donna trascorre le sue serate nei caffè aperti fino a tardi, per scrivere le proprie memorie.

Asli Erdoğan descrive la condizione contemporanea dell’uomo del XXI secolo, un funambolo che si aggrappa ad una corda tesa tra storie e culture e popoli, fino a cadere là dove tutto si incontra, come i due fiumi di Ginevra, il Rodano e l’Arve, che si annullano l’uno nell’abbraccio mortale dell’altro, per rinascere in nuova forma.

Avere due occhi non è garanzia di conoscenza perfetta.

Asli Erdoğan

Da bambina, la protagonista li aveva azzurri, nella seconda fase della propria vita, da adulta, grigi.

Ma la condizione di ciclope sarà quella che la renderà capace di cogliere nuove prospettive e inediti dettagli. Senza il dono della cecità totale, che rese Tiresia indovino e Omero cantore, tuttavia, la donna si muove nel parziale e nell’incompleto. È embrione che galleggia nel vuoto a cui prima accennavo.

Fa paura una creatura femminile senza un occhio: è una diversa, una liminare, una emarginata, una denuncia di ciò che non è “normale”, una profezia di ciò che potrebbe accadere. Fa paura perché la donna, se non strega, per cultura, è espressione dell’armonia.

La scrittura ha un occhio di troppo, si potrebbe affermare, perché “mentre scrivo mi trasformo in un altro essere, un occhio, e fintanto che non sono che uno sguardo, conquisto un’altra realtà”.

Ma anche l’amore lo ha. E, se ricorderete il titolo omonimo, ossia “Il Mandarino Meraviglioso”, e la trama, ritenuta licenziosa e violenta, dell’opera di Melchior Lengyel, musicata da Bela Bartok, lo capirete.

A voi l’onore della lettura.

 

Written by Emma Fenu

 

 

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