“Hitler”, libro di Giuseppe Genna: raccontare la Seconda Guerra Mondiale dalla testa del dittatore

“Hitler”, libro di Giuseppe Genna: raccontare la Seconda Guerra Mondiale dalla testa del dittatore

Mar 20, 2014

Quando si parla di classici della letteratura italiana si pensa a Dante, Ariosto, Leopardi, Pirandello, solo per citarne alcuni. Ma quando un libro diventa classico? Ovviamente ciò accade quando un pubblico elevato risponde positivamente all’opera.

Ma la società di massa ha complicato le cose, e non sempre un giudizio insindacabile del pubblico è sufficiente. Lo testimoniano gli infiniti titoli in cima alle classifiche per qualche tempo, prima di essere dimenticate quasi del tutto.

C’è bisogno di un’alchimia tra pubblico e critica, o tra pubblici e critiche, per fare di un romanziere un classico. Sono noti ormai i nomi di Pavese, Pasolini o Umberto Eco tra i classici. Più difficile individuare i classici italiani contemporanei.

Dal punto di vista delle vendite si potrebbe parlare di Andrea Camilleri, ma l’autore siciliano non entusiasma tutti. Diventare un classico significa in qualche modo rientrare in un certo canone, stabilito ufficiosamente da chi si occupa di letteratura nel mondo accademico. La situazione dice questo.

È probabile che la maggior parte dei critici italiani sia d’accordo nel far rientrare nel novero dei classici contemporanei Giuseppe Genna. L’autore milanese ha all’attivo numerosi romanzi, e pubblica da anni con regolarità per i nomi più grandi dell’editoria italiana, oltre a darsi da fare ripetutamente sul web.

Eppure Giuseppe Genna ripudia con determinazione la notorietà, occupandosi più della modalità di distribuzione delle proprie idee che delle discussioni riguardanti le proprie idee. Analogo discorso si può fare per il linguaggio dei suoi libri, più incline all’espressività delle immagini e dei suoni che la parola può creare più che alla storia.

È certamente il caso di Fine Impero, dove le metafore concentriche svelano come una matrioska la fine dell’epoca berlusconiana. Ancora di più è il caso di Hitler, un romanzo che Giuseppe Genna ha pubblicato nel 2008, e dove la potenza espressiva si vede nella ricerca linguistica con cui viene a crearsi un’immagine del Fuhrer capace di essere visto più nelle sue manie che nel suo ruolo esclusivamente storico che solitamente gli si attribuisce, nell’eterna domanda “Chi era Adolf Hitler?”

Il tentativo di dare una risposta è per Giuseppe Genna un modo di raccontare la guerra mondiale dalla testa di Hitler stesso, impresa difficile proprio quando il dittatore perde il controllo razionale delle proprie azioni, e viene raccontato da Giuseppe Genna nella progressiva uscita da se stesso fino alla decisione che lo ha guidato. Qui ogni momento viene scomposto infinitamente attraverso un uso ampio del lessico grazie al quale il tentativo di capire chi fosse Hitler mostra come qualunque ricerca storica adeguata alla situazione debba comprendere e considerare ogni cosa. Il tutto non per giustificare, ma per capire.

La forza espressiva di Giuseppe Genna è il metro con cui ormai l’autore milanese si considera a pieno titolo un classico contemporaneo, capace di affrontare tematiche storiche, attuali, sperimentazioni linguistiche, uso del web come mezzo espressivo più che comunicativo.

Genna è in assoluto, tra tutti gli scrittori contemporanei, quello più capace di allargare lo spettro della realtà fino ad confini estremamente lontani dal punto di partenza, senza per questo perdere il contatto con quello. La distanza espressa dalla sua consueta modalità espressiva, che sembra fatta di parole che si spintonano per poi ricadere alcune righe più sotto, è il parametro più simile alla comunicazione web, per cui l’atto linguistico si conferma ripetutamente senza dire mai nulla, a meno di una lettura molto paziente che conceda allo scrittore il suo desiderio di portarci oltre il punto di vista sul reale consueto.

Dopo questo smarrimento dovuto non al succedersi degli eventi ma al ritmo e alla successione delle stesse parole, come in un eterno inizio, ci si ritrova al punto opposto a quello di partenza, senza negare ciò che è il presupposto storico ma mostrando che l’uscita dalla storia è il solo mezzo di cui la letteratura dispone oggi per interpretarla correttamente.

 

Written by Alessio Barettini 

 

2 comments

  1. Alessio, sono allibito; e imbarazzato! Grazie, davvero grazie. Non so se i giudizi estetici siano veritieri o meno, non penso nemmeno che sia il tempo a concederne, non ho idea di alcun canone, in tutta franchezza. Però, sinceramente, resto TANTO colpito dall’analisi che fai su distribuzione e scantonamento dall’ologramma personale – è la prima volta che leggo una cosa simile su quanto cerco di fare, il che mi pare secondario nella storia che viviamo, ma è vero intimamente, per me. Non so come ringraziarti, davvero. Un abbraccio, gius

  2. alessio barettini /

    Giuseppe grazie. Il tuo commento vale. Significa che quello che cerchi di fare devi continuare a farlo. Hitler esorbita dal “classico”, e sensibilmente.

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